ROMA – Poco stupore, più di qualche imbarazzo, vecchie ruggini che tornano a galla ai massimi livelli dell’esecutivo, mentre a Palazzo Chigi, intorno alle cinque di pomeriggio, vengono avvistati i vertici di alcuni reparti dei nostri servizi segreti. L’inchiesta sulla squadra Fiore e il coinvolgimento di Giuseppe Del Deo, ex numero due del Dis, silurato alla svelta poco più di un anno fa, agitano le acque a destra. Il sottosegretario Alfredo Mantovano, braccio destro di Giorgia Meloni, che Del Deo l’ha sempre sofferto, al contrario di Guido Crosetto, parlando con i collaboratori rivendica la cacciata. «Siamo noi ad averlo rimosso», è il ragionamento. Del Deo è stato prepensionato in tutta fretta, con un decreto ad hoc, a 51 anni, ad aprile ‘25. Perché? Mantovano sapeva degli affari di cui ora l’ex 007 è ora accusato? Nella cerchia del sottosegretario non si spingono tanto in là. Ma fanno capire che la sua gestione dei servizi non era gradita, che di materiale per prenderne le distanze…
ROMA – Poco stupore, più di qualche imbarazzo, vecchie ruggini che tornano a galla ai massimi livelli dell’esecutivo, mentre a Palazzo Chigi, intorno alle cinque di pomeriggio, vengono avvistati i vertici di alcuni reparti dei nostri servizi segreti. L’inchiesta sulla squadra Fiore e il coinvolgimento di Giuseppe Del Deo, ex numero due del Dis, silurato alla svelta poco più di un anno fa, agitano le acque a destra. Il sottosegretario Alfredo Mantovano, braccio destro di Giorgia Meloni, che Del Deo l’ha sempre sofferto, al contrario di Guido Crosetto, parlando con i collaboratori rivendica la cacciata. «Siamo noi ad averlo rimosso», è il ragionamento. Del Deo è stato prepensionato in tutta fretta, con un decreto ad hoc, a 51 anni, ad aprile ‘25. Perché? Mantovano sapeva degli affari di cui ora l’ex 007 è ora accusato? Nella cerchia del sottosegretario non si spingono tanto in là. Ma fanno capire che la sua gestione dei servizi non era gradita, che di materiale per prenderne le distanze ce n’era, a sufficienza. Un inciampo dietro l’altro: i movimenti notturni, imputati a pezzi dell’intelligence, intorno all’auto di Andrea Giambruno, ex di Meloni. Le intercettazioni dell’Aisi su Gaetano Caputi, capo di gabinetto della premier. Due ragioni che, secondo più fonti di maggioranza, hanno segnato anche la rottura tra la presidente del Consiglio e l’ex vicedirettore del Dis, che oltre a Crosetto era in buoni rapporti, secondo le stesse fonti, con la capo staff di Meloni, Patrizia Scurti, e soprattutto con il di lei consorte, Giuseppe Napoli, ex Aisi, ora responsabile scorta della premier.
Dal ministero Guido Crosetto, nessun commento ufficiale. Dall’entourage del titolare della Difesa però ribadiscono «l’ovvio», cioè la totale estraneità del ministro agli affari della squadra Fiore.
Anche il Copasir si muove. Degli ultimi risvolti dell’inchiesta si discuterà stamattina, a margine dell’audizione di Bruno Frattasi, il direttore generale dell’agenzia per la cybersicurezza. Il comitato parlamentare che vigila sui servizi aveva già chiesto alla procura le carte dell’inchiesta sulla squadra Fiore, prima che si sapesse dell’indagine su Del Deo. L’ultima istanza risale a gennaio. Nelle prossime ore, le carte saranno chieste di nuovo. Quelle non coperte da segreto istruttorio. È possibile che questa strada porti a un’audizione del procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, com’è accaduto con i pm di Milano per un caso simile e in parte intrecciato, Equalize.
Già in occasione di altre sedute del Copasir, a Mantovano era stato domandato della squadra Fiore. E anche lì, il sottosegretario ne avrebbe preso le distanze: il governo non sapeva né c’entrava alcunché. Mentre sugli strani movimenti attorno alla Porsche di Giambruno, al Copasir non è mai stata rettificata la versione iniziale, un banale controllo di polizia. Versione poi smentita dall’inchiesta.