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Il piano per l’Africa intitolato a Mattei. La scelta del governo fa litigare gli eredi

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Il nipote dell’ex presidente dell’Eni: “Pronto a fare causa”. Altri parenti sostengono l’azione di palazzo Chigi
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«Questo governo è scandaloso, aberrante, io non cerco né pubblicità né visibilità, ho fatto quello che sentivo di dover fare». Al telefono da una località lontana fuori dall’Italia, Pietro Mattei conferma che sì, è tutto vero ed è solo «il primo passo»: non solo, come ha svelato la Stampa, ha diffidato palazzo Chigi perché non utilizzi il cognome di suo zio Enrico, partigiano e fondatore dell’Eni, per il cosiddetto Piano Mattei per l’Africa. Andrà fino in fondo: «Se continuano a chiamarlo così, sono pronto a fare causa: ci sono le leggi che tutelano i cognomi delle persone, deciderà il giudice». Perché non voglia accostare il suo illustre antenato all’operato di questa destra, Pietro Mattei lo spiega senza sfumatura: «Tutte le loro politiche sono in antitesi con la vita e il lavoro di mio zio. Questi lasciano morire la gente in mare, impediscono i soccorsi». Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è un’altra: «Non sono stati in grado di dire niente sul genocidio a Gaza, è uno sch…

«Questo governo è scandaloso, aberrante, io non cerco né pubblicità né visibilità, ho fatto quello che sentivo di dover fare». Al telefono da una località lontana fuori dall’Italia, Pietro Mattei conferma che sì, è tutto vero ed è solo «il primo passo»: non solo, come ha svelato la Stampa, ha diffidato palazzo Chigi perché non utilizzi il cognome di suo zio Enrico, partigiano e fondatore dell’Eni, per il cosiddetto Piano Mattei per l’Africa. Andrà fino in fondo: «Se continuano a chiamarlo così, sono pronto a fare causa: ci sono le leggi che tutelano i cognomi delle persone, deciderà il giudice». Perché non voglia accostare il suo illustre antenato all’operato di questa destra, Pietro Mattei lo spiega senza sfumatura: «Tutte le loro politiche sono in antitesi con la vita e il lavoro di mio zio. Questi lasciano morire la gente in mare, impediscono i soccorsi». Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è un’altra: «Non sono stati in grado di dire niente sul genocidio a Gaza, è uno schifo». E poi, dice Mattei junior, «finora, associandosi a Donald Trump, hanno contribuito a creare un futuro incerto per il mondo». Dunque no, il cosiddetto Piano Mattei per l’Africa – «un contenitore vuoto» – non può, secondo il nipote, portare il nome del dirigente morto nel 1962 in un misterioso incidente aereo. E tuttavia, chiede, «non si dica che è un’iniziativa della famiglia, lo faccio a titolo personale, i miei parenti mi hanno chiamato per lamentarsi». Gli altri discendenti del fondatore Eni hanno mal digerito la mossa. La sorella di Pietro Mattei, Rosangela, al Financial Times confessa di considerare la diffida del fratello «fuori luogo» e di aver «persino chiesto scusa». Così pure il figlio di Rosangela, Aroldo Curzi Mattei, a Repubblica dice senza esitazione di giudicare «sbagliata l’iniziativa» dello zio: «Me ne discosto, ispirarsi a Enrico Mattei è sempre un buon segno, che sia un governo di destra, di sinistra o di centro». Del resto, il pronipote lavora nell’agro-industria e non nega di «avere delle progettualità in Africa» che hanno dei punti di contatto con il piano Mattei, avversato dallo zio. Con il quale i rapporti non erano buoni nemmeno prima della diffida. «Se l’ho sentito?», dice Curzi Mattei: «Non ho nemmeno il suo numero».

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