25 aprile, Meloni: “Oppressione fascista”. Ma tace su agguato all’Anpi. Schlein: “No ai nostalgici”
dal nostro inviato Ernesto Ferrara , Serena RiformatoLa presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il presidente del Senato Ignazio La Russa, il presidente della Camera Lorenzo Fontana, il presidente della Corte Costituzionale Giovanni Amoroso
SANT’ANNA DI STAZZEMA – ROMA – «Il popolo italiano ricorda uno dei momenti decisivi della propria storia: la fine dell’occupazione nazista e la sconfitta dell’oppressione fascista, che aveva negato agli italiani libertà e democrazia». Al quarto 25 aprile da presidente del Consiglio, Giorgia Meloni consegna a una nota ufficiale (che si guarda bene dal pubblicare su Instagram e Facebook) le parole più nette pronunciate finora sulla Festa della Liberazione – e non più “Festa della Libertà”, come suggerì nel 2023. Celebra i «valori scolpiti nella Costituzione». Cita l’appello del presidente della Repubblica affinché la ricorrenza sia «un momento di riflessione collettiva e di coesione nazionale». Lei che nel 2015, da leader dell’opposizione, parlava di «una festa fatta per dividere e non per unire». A sera infatti l’afflato unitario è già finito: la premier condanna gli episodi violenti dei cortei, ma dimentica quello di Roma, dove due manifestanti con il fazzoletto dell’Anpi sono stati r…
SANT’ANNA DI STAZZEMA – ROMA – «Il popolo italiano ricorda uno dei momenti decisivi della propria storia: la fine dell’occupazione nazista e la sconfitta dell’oppressione fascista, che aveva negato agli italiani libertà e democrazia». Al quarto 25 aprile da presidente del Consiglio, Giorgia Meloni consegna a una nota ufficiale (che si guarda bene dal pubblicare su Instagram e Facebook) le parole più nette pronunciate finora sulla Festa della Liberazione – e non più “Festa della Libertà”, come suggerì nel 2023. Celebra i «valori scolpiti nella Costituzione». Cita l’appello del presidente della Repubblica affinché la ricorrenza sia «un momento di riflessione collettiva e di coesione nazionale». Lei che nel 2015, da leader dell’opposizione, parlava di «una festa fatta per dividere e non per unire». A sera infatti l’afflato unitario è già finito: la premier condanna gli episodi violenti dei cortei, ma dimentica quello di Roma, dove due manifestanti con il fazzoletto dell’Anpi sono stati raggiunti da colpi di pistola ad aria compressa. A loro arriverà invece la solidarietà del presidente del Senato Ignazio La Russa.
In pubblico, come ogni anno, la presidente del Consiglio si mostra solo per un obbligo istituzionale: alla mattina è al fianco del capo dello Stato per la cerimonia solenne all’Altare della patria. Si sorridono davanti ai fotografi, dopo i giorni faticosi del confronto sul dl Sicurezza, corretto in fretta e furia da un altro decreto nel giorno stesso dalla sua approvazione. A 360 chilometri di distanza, la segretaria del Pd Elly Schlein, invece, sceglie la festa di popolo: percorre le curve che portano a Sant’Anna di Stazzema, sulle colline ricamate di castagni da cui si vede il mare. Il teatro dell’eccidio nazista del 2 agosto 1944: 560 persone massacrate, uomini, donne e bambini. Circondata dai fazzoletti rossi, la leader dem sa di essere tra i suoi: canta “Bella ciao”, si concede agli abbracci, si ferma a fare selfie, scherza con un sostenitore che le chiede «una foto con la prossima premier». Dice che «a Sant’Anna la memoria interroga il futuro» e promette di «portare avanti la proposta di legge partita» dalla cittadina toscana, l’orgoglio del sindaco Maurizio Verona, che ha raccolto centinaia di migliaia di firme per una proposta di legge d’iniziativa popolare, una norma contro cimeli e propaganda mussoliniana. Schlein strappa molti applausi, parla di Costituzione, cita le storie delle vittime di Sant’Anna che ha studiato fino alle 3 di notte. «Il 25 aprile – scandisce – non è divisivo, lo è solo per chi ha nostalgia degli oppressori. E il fascismo non è un’opinione, è un reato». Invita «a non voltarsi dall’altra parte in Iran, a Gaza, in Ucraina, in Sudan», ripete che «il diritto internazionale non può essere smantellato dalla legge del più forte, del più ricco», parla di sanità pubblica, di lavoro, di scuola, di educazione alla diversità, poi si rivolge ai giovani «restate mobilitati, il mondo si può cambiare». È solo la prima tappa di una giornata dedicata al ricordo della Resistenza, ma ben distante dal corteo di Milano, dove si addensano nubi e polemiche per le contestazioni alla Brigata ebraica. Nel pomeriggio, a sorpresa, la segretaria passa da Casa Cervi in provincia di Reggio Emilia: il tempo di un veloce abbraccio con il figlio di Aldo Cervi, uno dei sette fratelli fucilati lì nel 1943, il signor Adelmo (che torna, come già fece l’anno scorso, a dare del «bastardo» al presidente del Senato Ignazio La Russa, sfidando le critiche).
Il leader del M5S Giuseppe Conte, invece, sceglie la Campania per onorare la Liberazione, il «patto fondativo della nostra Repubblica». A Torre del Greco fa un bagno di folla e scherza sulle «pasterelle» dei giorni di festa. A Napoli canta “Bella ciao” e ammonisce contro «i pericolosi rigurgiti neofascisti». Riferimento a Casapound che solo il giorno prima, nel capoluogo partenopeo, ha tenuto un convegno sulla remigrazione con l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e il leghista Gianluca Cantalamessa (dove uno dei partecipanti, Luca Marsella, aveva definito il 25 aprile «un giorno nefasto»). Riccardo Magi di Più Europa visita invece le Fosse Ardeatine per commemorare i partigiani, Matteo Renzi rimane nella sua Firenze. Carlo Calenda collega la ricorrenza all’attualità: «La libertà non si difende da fermi. I partigiani lo sapevano come lo sanno gli ucraini».