«Capisco l’interesse politico-istituzionale legato ad una serie di fattori, che possono produrre una tensione mediatica. Capisco che ci si interroghi, in una democrazia, anche su come “funziona” la concessione della grazia. Ma va detto che il Quirinale si trova di fronte ad un caso davvero singolare. E in cui un ruolo centrale, piaccia o no, è demandato alle attività del ministero della Giustizia, globalmente inteso».
Renato Balduzzi, professore ordinario alla Cattolica, già ministro nel governo Monti, è anche presidente dell’Aic, l’Associazione italiana dei costituzionalisti.
Professore Balduzzi, tocca cominciare dalla fine. Se fossero verificati i presunti illeciti o falsi emersi dall’inchiesta del Fatto, il presidente Mattar…
«Capisco l’interesse politico-istituzionale legato ad una serie di fattori, che possono produrre una tensione mediatica. Capisco che ci si interroghi, in una democrazia, anche su come “funziona” la concessione della grazia. Ma va detto che il Quirinale si trova di fronte ad un caso davvero singolare. E in cui un ruolo centrale, piaccia o no, è demandato alle attività del ministero della Giustizia, globalmente inteso».
Renato Balduzzi, professore ordinario alla Cattolica, già ministro nel governo Monti, è anche presidente dell’Aic, l’Associazione italiana dei costituzionalisti.
Professore Balduzzi, tocca cominciare dalla fine. Se fossero verificati i presunti illeciti o falsi emersi dall’inchiesta del Fatto, il presidente Mattarella potrebbe cancellare l’atto di clemenza concesso a Nicole Minetti? In fondo non è la prima volta che si revoca una grazia.
«Sì, ma parliamo di casi diversissimi tra loro. Ciò che è avvenuto in passato, ad esempio, è che un bandito, come Graziano Mesina, dopo aver beneficiato di quel provvedimento, abbia commesso altri reati e quindi abbia immediatamente perso, come da condizione posta dal Quirinale, quel “perdono”. Qui parliamo di sopraggiunte scoperte che inficiano l’atto di richiesta».
E quindi, istituzionalmente e giuridicamente, c’è da trovare una nuova via d’uscita?
«Nelle istituzioni non si inventa, ma si individua la strada che l’architettura costituzionale certamente offre. E se dobbiamo usare l’accetta a fronte di un quadro totalmente in divenire, credo che una via d’uscita passerebbe, appunto, per le prerogative che la legge affida a via Arenula».
In concreto?
«Se dai risultati delle verifiche urgenti richieste dal Quirinale al ministero della Giustizia, e da questo alla Procura generale di Milano, emergessero palesi conflitti tra i nuovi fatti accertati e i presupposti rilevatisi fallaci della richiesta di grazia, allora il ministro potrebbe mutare la sua proposta da positiva in negativa. E questo cambierebbe le cose».
Solo così, si potrebbe fare marcia indietro. E il capo dello Stato potrebbe cancellare l’atto di clemenza?
«Sì. Sempre in teoria. Perché verrebbero meno i presupposti che la legge pone a base dell’intero percorso. Non va infatti dimenticato l’altro concetto importante: è vero che il capo dello Stato detiene il potere esclusivo di concedere e motivare la grazia, un potere perfino rafforzato dalla nota sentenza della Corte costituzionale, la 200 del 2006, ma lo fa comunque all’esito di un processo complesso».
Grazia a Minetti, Meloni: “Escludo le dimissioni di Nordio”. Schlein: “Dal ministro solo fallimenti”
Ed è grazie a questo percorso a tappe che, dopo le parole nette del capo dello Stato, ora affiora uno scaricabarile? Con il ministro che sottolinea d’aver solo dato un parere, trasmesso al Quirinale?
«Invece occorre essere precisi. Il ministero non è un passacarte e il suo compito non si esaurisce nel dare un parere».
Ma la premier Meloni ha ribadito: “Se il parere della Procura generale è positivo, anche quello del ministero è positivo”. Gli uffici di via Arenula fanno da spettatori?
«No. Non sono assolutamente uffici che svolgono un ruolo solo formale. La sentenza della Corte costituzionale ricorda espressamente che, all’interno delle varie fasi del procedimento, il ministero porta la responsabilità dell’istruttoria. La quale, a mio avviso, ha natura sostanzialmente amministrativa. E pertanto resta aperta alle eventuali modifiche. Più chiaro di così».