Nella sua intervista al Corriere della Sera Beatrice Venezi è tornata ad attaccare gli orchestrali della Fenice, cioè il gesto che le era costato il posto, con la sua improvvida intervista al quotidiano argentino La Nación. Solo che adesso, in aggiunta, tira in ballo due musicisti del famoso teatro: Anna e Marco Trentin, cugini e a loro volta figli di musicisti. La direttrice rimossa prima ancora di cominciare butta il sasso e nasconde la mano, non dice che sono stati piazzati per via della parentela ma che hanno avuto “facilità” ad entrare nella Fenice. «È stata una reazione scomposta e davvero sgradevole», risponde Marco Trentin in mattinata, dopo essersi suo malgrado letto sul giornale.
Sentito un parere legale, poi, i cugini Trentin decidono di ril…
Nella sua intervista al Corriere della Sera Beatrice Venezi è tornata ad attaccare gli orchestrali della Fenice, cioè il gesto che le era costato il posto, con la sua improvvida intervista al quotidiano argentino La Nación. Solo che adesso, in aggiunta, tira in ballo due musicisti del famoso teatro: Anna e Marco Trentin, cugini e a loro volta figli di musicisti. La direttrice rimossa prima ancora di cominciare butta il sasso e nasconde la mano, non dice che sono stati piazzati per via della parentela ma che hanno avuto “facilità” ad entrare nella Fenice. «È stata una reazione scomposta e davvero sgradevole», risponde Marco Trentin in mattinata, dopo essersi suo malgrado letto sul giornale.
Sentito un parere legale, poi, i cugini Trentin decidono di rilasciare una dichiarazione congiunta: «Le diffamatorie affermazioni della signora Venezi relativamente a presunte agevolazioni ricevute nel corso delle prove d’esame affrontate dai sottoscritti, oltre ad evidenziare una totale mancanza di conoscenza del meccanismo dei concorsi pubblici in tale ambito, si qualificano come l’ennesimo attacco alla dignità e professionalità dei musicisti». Ma del resto, è l’ulteriore stoccata, «ognuno pesca dove può e citando lo storico Tito Livio “l’invidia, come il fuoco, si dirige sempre verso i posti più elevati”». Insomma, un elegante modo per liquidare come supreme sciocchezze le parole di Venezi.
Va detto che Marco Trentin sapeva di trovarsi nel mirino da tempo per via della parentela. Vinto il concorso nel 1991, secondo violoncello, è anche sindacalista con il sindacato autonomo Fials e si è molto esposto in questi mesi assieme alle maestranze per contestare la scelta fatta da Nicola Colabianchi. C’è una vicenda che ha del fantozziano — la famosa telefonata dall’accento svedese con il ragionier Filini al megadirettore per evitare la corsa di ciclismo — che da tempo viene raccontata alla Fenice. Cioè di una tale “signora di Firenze” che nei mesi scorsi, nel pieno delle proteste contro l’arrivo di Venezi, indagò per uno «studio sui concorsi» proprio su Trentin: con un accesso agli atti, chiese i documenti del suo concorso vinto all’epoca. La direzione del personale acconsentì alla strana richiesta e diede appuntamento alla signora, anche per poterla identificare: i documenti pubblici non possono essere spediti a indirizzi mail non verificati. La signora però non si presentò per ritirare la documentazione, “per sopraggiunti impegni”. Ad ulteriore domanda di riceverli per posta elettronica, la Fenice pur di venirle incontro chiese almeno di ricevere fotocopia del documento di identità e numero di telefono della richiedente. Risultato: la signora sparì dai radar.
Al teatro veneziano le maestranze hanno letto sbigottite più del solito le parole di Venezi. «Prima si è scavata la fossa da sola, ora se la sta ricoprendo», è uno dei commenti del dietro le quinte. «Avere dei genitori musicisti non è una colpa — ha spiegato Marco Trentin parlando con i colleghi arrivando a teatro ieri — mi hanno trasmesso passione e familiarità per questo mestiere, ecco tutto».