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La Fenice, nuova polemica su Beatrice Venezi: “Posti tramandati di padre in figlio”

La direttrice d'orchestra Beatrice Venezi 

La direttrice d'orchestra Beatrice Venezi 

 (ansa)

La direttrice d’orchestra finisce al centro delle polemiche dopo un’intervista al quotidiano argentino La Nación. Dura la replica dei lavoratori del teatro veneziano: “Dichiarazioni false, gravi e offensive”. Il sovrintendente Nicola Colabianchi non la difende: “Non condivido le sue affermazioni”

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Dopo la protesta del 24 aprile contro il sovrintendente Nicola Colabianchi, si accende lo scontro al Teatro La Fenice di Venezia dopo le dichiarazioni rilasciate dalla direttrice d’orchestra Beatrice Venezi al quotidiano argentino La Nación. Nell’intervista, pubblicata il 23 aprile, la maestra ha affrontato il tema della sua esperienza alla guida dell’orchestra veneziana, soffermandosi sulle difficoltà incontrate come prima donna direttrice del prestigioso teatro.

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“Non vengo da una famiglia di musicisti. E questa è un’orchestra nella quale i posti si passano praticamente di padre in figlio. Io non appartengo a una famiglia di musicisti, sono donna, ho 36 anni, sono la prima donna direttrice della Fenice e voglio rinnovare”, ha dichiarato Venezi, sottolineando come, a suo avviso, il vero nodo sia la resistenza al cambiamento.

Secondo la direttrice, il timore della novità sarebbe radicato non solo all’interno dell’orchestra ma anche nel rapporto con il pubblico: “Hanno paura del cambiamento, del rinnovamento. È più facile continuare con gli stessi usi e costumi. Ma così un teatro muore”.

Parole che hanno provocato una durissima reazione da parte della RSU del teatro, che in una nota ufficiale ha espresso “profonda costernazione e amarezza” a nome di tutte le lavoratrici e i lavoratori della Fondazione.

Il sindacato contesta in particolare l’affermazione secondo cui i posti in orchestra si trasmetterebbero per via familiare, definendola “grave, falsa e offensiva”, perché lesiva della professionalità dei professori d’orchestra, descritti come “professionisti di altissimo livello selezionati esclusivamente attraverso concorsi pubblici internazionali basati sul talento e sul rigore procedurale”.

La RSU sottolinea come tali dichiarazioni rappresentino non solo una mancanza di rispetto verso i lavoratori, ma anche “un attacco diretto all’identità stessa della Fondazione”. E aggiunge che il rapporto tra direzione d’orchestra e musicisti non può prescindere da fiducia reciproca e armonia professionale, condizioni che – secondo i rappresentanti dei lavoratori – sarebbero state compromesse dalle parole della maestra.

“Alla luce di quanto accaduto – si legge ancora nella nota – sentiamo il dovere di evidenziare che la sua presenza sul nostro podio avverrebbe in un contesto di profonda tensione e sfiducia”.

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Questa volta il sovrintendente de La Fenice Nicola Colabianchi non difende Venezi, ma prende le distanze dalle sue parole: “Naturalmente non condivido le affermazioni del maestro Venezi, in quanto conosco l'orchestra – afferma – ho avuto modo di conoscerla in questo anno, da quando sono stato nominato sovrintendente, e di apprezzarne le qualità. Così come ho avuto modo di avere comunicazione dai tanti maestri che sono stati presenti qui a Venezia e che hanno tutti riferito dell'ottima qualità e della disponibilità dell'orchestra".

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