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Fenice, gli orchestrali contro il sovrintendente Colabianchi: “Si deve dimettere”

Il sovrintendente del Gran Teatro La Fenice Nicola Colabianchi

 

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Il personale non revoca la protesta. Fazzolari: “Venezi grande artista costretta a lasciare per pregiudizio ideologico”
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Lo stato di agitazione degli orchestrali della Fenice è confermato, e con questa anche la sfiducia nei confronti del sovrintendente Nicola Colabianchi. Le lavoratrici e i lavoratori della fondazione continuano a pretendere quindi le sue dimissioni, anche perché il caso Beatrice Venezi porta formalmente la sua firma, e pazienza se era stato imbeccato dalla politica (per l’esattezza: da FdI).

La questione insomma non è chiusa così, con il giubilo degli orchestrali per il contratto stracciato alla direttrice, domenica scorsa. Il prossimo passaggio è semplice: le elezioni comunali. Se vincerà il candidato del centrosinistra, il pd Andrea Martella, il prossimo 24 e 25 maggio, il nuovo sindaco diventerà per statuto presidente della Fondazione Teatro La Fenice e volendo può indicare un’altra persona. Oggi il candidato progressista, dato in vantaggio da tutti i sondaggi, non calca la mano ma in campagna elettorale ha detto una cosa semplice: «La Fenice è l’emblema di un metodo di governo arro…

Lo stato di agitazione degli orchestrali della Fenice è confermato, e con questa anche la sfiducia nei confronti del sovrintendente Nicola Colabianchi. Le lavoratrici e i lavoratori della fondazione continuano a pretendere quindi le sue dimissioni, anche perché il caso Beatrice Venezi porta formalmente la sua firma, e pazienza se era stato imbeccato dalla politica (per l’esattezza: da FdI).

La questione insomma non è chiusa così, con il giubilo degli orchestrali per il contratto stracciato alla direttrice, domenica scorsa. Il prossimo passaggio è semplice: le elezioni comunali. Se vincerà il candidato del centrosinistra, il pd Andrea Martella, il prossimo 24 e 25 maggio, il nuovo sindaco diventerà per statuto presidente della Fondazione Teatro La Fenice e volendo può indicare un’altra persona. Oggi il candidato progressista, dato in vantaggio da tutti i sondaggi, non calca la mano ma in campagna elettorale ha detto una cosa semplice: «La Fenice è l’emblema di un metodo di governo arrogante».

Colabianchi ha sì stracciato il contratto a Venezi dopo le sue indifendibili accuse contro i propri futuri colleghi, ipotecando ogni possibile collaborazione, ma fino a poco tempo fa si era rifiutato di discutere di pianta organica con le rappresentanze sindacali come forma di “ritorsione” contro le proteste che hanno infiammato la città e non solo. Cose che non si dimenticano e che non sarà facile cancellare.

Quanto a Venezi, parlando al Corsera ha fatto fuoco e fiamme anche contro la destra che l’aveva super sponsorizzata e imposta a tutti i costi, nonostante un curriculum considerato non all’altezza da gran parte del mondo musicale: «Se tornassi indietro non cederei alla richiesta insistente di Meloni di suonare a un convegno di FdI, prima del voto del 2022. Guardi lei quanti danni ho avuto in cambio... Sono stata fatta carne da macello, nessuno mi ha tutelata». E ancora: «Questa destra aveva bisogno della mia faccia pulita e mi ha utilizzata e poi buttata via. Non sono stata difesa perché non sono organica al partito». Su Lucca Times, il sito di cui è direttore il papà Gabriele, si scrive questo: «La ragazza di provincia che si è fatta da sola diventando uno dei più noti direttori donna d’orchestra al mondo non è molto diverso dalla fuga dei tanti cervelli che l’Italia continua a non vedere. È così che il caso Venezi assume un significato più grande che riguarda la cultura e la civiltà dell’Italia».

Chiaro quindi che tutta la vicenda è fonte di grande imbarazzo a destra, costretta nell’impresa di difendere tutti: Venezi e Colabianchi. Un’acrobazia impossibile. La musicista «è una grande artista ha dovuto lasciare per un pregiudizio ideologico», dice Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario a Palazzo Chigi con delega all’attuazione del programma. Il sovrintendente del Teatro «ha agito in autonomia», ha precisato Fazzolari. Per Salvatore Deidda (FdI) «vedere gli orchestrali festeggiare dimostra quanto pregiudizio ci fosse e questo apre a un pessimo precedente: chiunque non si pieghi alla sinistra avrà questo trattamento». Avvalorando quindi la tesi — il dato di fatto — che Venezi fosse espressione della destra.

Per la deputata dem in commissione Cultura Irene Manzi, il tutto è invece «frutto di una gestione della cultura da parte della destra che sta producendo effetti dannosi diffusi. Le istituzioni culturali vengono caricate dei costi di una politica miope e irresponsabile, che considera la cultura come terreno di occupazione anziché come patrimonio da tutelare e valorizzare. Una volta chiariti tutti gli sviluppi della vicenda, chiederemo in Parlamento di fare piena luce sugli eventuali costi che il caso Venezi avrà determinato per le casse dello Stato italiano».

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