✕

Lo Voi in Antimafia su Delmastro: “Lui e Caroccia? Ero incredulo”

Il procuratore di Roma Francesco Lo Voi (ansa)

Ascolta l'audio

Audizione del capo della procura di Roma in commissione. Possibili nuove iscrizioni legate all’inchiesta Hydra
2 minuti di lettura

«Delmastro? Il sottosegretario? Ma va! Sarà un omonimia, un errore. Accertate bene». Quasi sorride ancora, davanti alla commissione parlamentare antimafia, il procuratore di Roma Francesco Lo Voi quando ricorda la mattina in cui gli investigatori della Guardia di Finanza si presentarono nel suo ufficio per riferire che tra i soci di Mauro Caroccia, o meglio di sua figlia diciottenne, in un noto ristorante di Roma risultava il nome del sottosegretario alla Giustizia di Fratelli d’Italia. «La prima impressione è stata il sorriso: ma figuriamoci cosa può avere a che fare Delmastro con un soggetto condannato in via definitiva con l’aggravante del metodo mafioso», si è domandato il procuratore di Roma. Ma poi, dopo un ulteriore accertamento, la Guardia di finanza si è presentata «con un bel pacco di carte». E allora «siamo stati costretti a prendere atto che non c’era nessun dubbio, nessuna omonimia».

E a questo punto, prima delle audizioni previste dalla Commissione antimafia per accender…

«Delmastro? Il sottosegretario? Ma va! Sarà un omonimia, un errore. Accertate bene». Quasi sorride ancora, davanti alla commissione parlamentare antimafia, il procuratore di Roma Francesco Lo Voi quando ricorda la mattina in cui gli investigatori della Guardia di Finanza si presentarono nel suo ufficio per riferire che tra i soci di Mauro Caroccia, o meglio di sua figlia diciottenne, in un noto ristorante di Roma risultava il nome del sottosegretario alla Giustizia di Fratelli d’Italia. «La prima impressione è stata il sorriso: ma figuriamoci cosa può avere a che fare Delmastro con un soggetto condannato in via definitiva con l’aggravante del metodo mafioso», si è domandato il procuratore di Roma. Ma poi, dopo un ulteriore accertamento, la Guardia di finanza si è presentata «con un bel pacco di carte». E allora «siamo stati costretti a prendere atto che non c’era nessun dubbio, nessuna omonimia».

E a questo punto, prima delle audizioni previste dalla Commissione antimafia per accendere i riflettori sulle infiltrazioni mafioso nel tessuto sociale, economico e politico, Lo Voi ha chiesto la secretazione del resto del faccia a faccia con i commissari.

Da cui è venuto fuori che «al momento», gli indagati dell’inchiesta sulla Bisteccheria d’Italia per riciclaggio dei soldi del clan Senese e intestazione fittizia dei beni, sono solo due, Mauro Caroccia e sua figlia Miriam, la diciannovenne formalmente socia di Andrea Delmastro e degli altri quattro esponenti politici di Fratelli d’Italia del Piemonte. Ma ai commissari che, dopo la sua relazione, gli hanno rivolto precise domande sul prosieguo dell’inchiesta, il procuratore di Roma ha lasciato chiaramente intendere che, a seguito degli ulteriori accertamenti delegati alla Finanza, nelle prossime settimane altri nomi potrebbero essere iscritti nel registro degli indagati. Perché forti ed evidenti — ha spiegato Lo Voi — sono già i legami tra l’inchiesta romana e l’indagine Hydra della Dda di Milano sul sistema mafioso lombardo, sulle sue infiltrazioni nell’economia e nella politica.

Il primo cerchio dell’inchiesta della Dda di Roma intanto cerca di appurare se e come sia stato possibile che l’ex sottosegretario alla Giustizia (immortalato in foto insieme a un personaggio arrestato e condannato in via definitiva, con già quattro ristoranti chiusi per sospetto riciclaggio) non sapesse chi fosse Caroccia. Insistenti le domande su questo punto (ma anche sulla totale assenza di verifiche preventive sui luoghi frequentati da Del Mastro) dei membri Pd dell’Antimafia, Walter Verini, Debora Serracchiani e Raffaella Paita. «Il settore della ristorazione è uno di quelli in cui si assiste maggiormente al reimpiego di denaro di provenienza illecita. Ci sono molti locali infrequentabili a Roma», ha detto la procuratrice aggiunta Maria Cristina Palaia. Da qui la proposta di Raffaella Paita alla commissione di redigere una sorta di black list dei locali infrequentabili perché coinvolti in vicende di mafia».

Leggi i commenti