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I sessanta giorni che hanno sconvolto la Biennale

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Dall’annuncio di Buttafuoco della partecipazione russa alle dimissioni della giuria. La cronistoria
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Due mesi di fuoco. Dalla Biennale di tregua alla Biennale del popolo. Dall’annuncio di inizio marzo di riaprire l’esposizione veneziana alla Russia del suo presidente Buttafuoco alle dimissioni della giuria che aveva escluso la Federazione russa e Israele dai premi perché guidati da leader accusati di crimini contro l’umanità. Fino alla decisione: la parola ai visitatori, saranno loro a stabilire i migliori.

L’annuncio di Buttafuoco: torna la Russia

L'edizione 2026 della Biennale Arte vuole “offrire” una "tregua" al mondo in fiamme. "Noi pensiamo che dove c'è arte ci sia dialettica". Così il 5 marzo Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia, presenta la 61esima Esposizione Internazionale d'Arte in un’intervista a Repubblica. L’annuncio destinato a fare polemica: riapre il padiglione russo per la prima volta dal 2022, l'anno in cui Vladimir Putin ha iniziato la guerra di aggressione all’Ucraina.

Appello di Kiev: “Non riammettere la Russia”

L'8 marzo l’Ucraina, attr…

Due mesi di fuoco. Dalla Biennale di tregua alla Biennale del popolo. Dall’annuncio di inizio marzo di riaprire l’esposizione veneziana alla Russia del suo presidente Buttafuoco alle dimissioni della giuria che aveva escluso la Federazione russa e Israele dai premi perché guidati da leader accusati di crimini contro l’umanità. Fino alla decisione: la parola ai visitatori, saranno loro a stabilire i migliori.

L’annuncio di Buttafuoco: torna la Russia

L'edizione 2026 della Biennale Arte vuole “offrire” una "tregua" al mondo in fiamme. "Noi pensiamo che dove c'è arte ci sia dialettica". Così il 5 marzo Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia, presenta la 61esima Esposizione Internazionale d'Arte in un’intervista a Repubblica. L’annuncio destinato a fare polemica: riapre il padiglione russo per la prima volta dal 2022, l'anno in cui Vladimir Putin ha iniziato la guerra di aggressione all’Ucraina.

Appello di Kiev: “Non riammettere la Russia”

L'8 marzo l’Ucraina, attraverso i ministri degli Esteri e della Cultura, Andriy Sybiga e Tetiana Berezhna, invita gli organizzatori della Biennale a non autorizzare la partecipazione della Russia.

Giuli chiede le dimissioni della consigliera del Mic dal cda della Fondazione

A una settimana dall’annuncio di Buttafuoco, il ministro della Cultura Alessandro Giuli chiede alla consigliera del cda Tamara Gregoretti di dimettersi. Era stata nominata dal ministero, quindi diretta espressione dell’esecutivo che non le perdona di non essersi opposta all’apertura alla Russia.

Salvini difende il presidente e attacca Giuli: “Sbaglia sulla Russia”

"Secondo me sbaglia, come sbagliava chi non voleva alcune bandiere e alcuni atleti alle Paralimpiadi, perché la Biennale è un ente straordinario e autonomo". Ad attaccare Giuli è il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e trasporti, Matteo Salvini il 14 marzo. E due giorni dopo: “Fa bene Pietrangelo Buttafuoco a difendere l'autonomia di un'istituzione che non regala palcoscenici, anche perché leggevo che ci sono anche artisti e intellettuali contro i governi in carica, quindi più di così".

L’indignazione dell’Ue

La notizia della riapertura del padiglione russo trova l’aperta opposizione del resto d’Europa. Il 10 marzo, ventuno ministri della Cultura Ue firmano con quello ucraino una dura lettera contro l’iniziativa del presidente Buttafuoco.

A fine mese, poi, 37 membri del Parlamento europeo, appartenenti a quasi tutti gli schieramenti politici, ma senza alcun deputato italiano, hanno firmato una lettera in cui chiedono all'Unione Europea di interrompere ogni finanziamento alla storica rassegna. "Ogni giorno in cui il padiglione russo rimane nel programma della Biennale è un giorno in cui la credibilità dell'Ue si indebolisce”, si legge nella lettera.

L’ultimatum della Ue: via i fondi se vengono i russi

Il 10 aprile la Commissione europea conferma di aver avviato la procedura per congelare o revocare i fondi alla Biennale di Venezia: due milioni di euro per il triennio 2025-2028. La ragione: aver permesso alla Russia di riaprire il suo padiglione, chiuso dal 2022. La fondazione ha trenta giorni di tempo per chiarire la propria posizione: scadono il 10 maggio.

Si insedia la giuria, tutta al femminile

Il 22 aprile si insedia la prima giuria interamente al femminile della Biennale d’Arte, giunta quest’anno alla sessantunesima edizione, composta da Solange Farkas (presidente), Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma, Giovanna Zapperi.

Russia e Israele esclusi

Il 23 aprile la giuria internazionale annuncia l’esclusione dalla premiazione dello Stato ebraico e della Federazione russa. Ai due Paesi non potrà andare il Leone d’oro, perché sono guidati da leader accusati di “crimini contro l’umanità”. Mosca attacca l’Europa: negare i fondi è anticultura. La Biennale cerca di cavarsela con una nota: “Scelta autonoma”. Il giorno dopo, il ministro Alessandro Giuli annuncia che darà forfait alla cerimonia di inaugurazione.

Emerge carteggio coi russi

La fondazione Biennale e il suo presidente hanno attivamente collaborato con la commissaria della Federazione russa Anastasia Karneeva per organizzare la riapertura del padiglione russo e superare le difficoltà legate ai visti e al regime sanzionatorio in vigore contro Mosca. Già a partire dal 2025. A dimostrarlo è un carteggio – di cui Repubblica ha preso visione – tra i dirigenti dell’istituzione lagunare e i russi.

Il Mic manda gli ispettori

Lo scultore israeliano Belu-Simion Fainaru manda una lettera di diffida alla fondazione, denunciandosi vittima di una “discriminazione razziale” e di “antisemitismo”. Minaccia il ricorso, evoca la Corte europea dei diritti dell’uomo. L’istituzione veneziana gira la missiva e le preoccupazioni legali al ministero della Cultura e a palazzo Chigi. Il Collegio romano, in quanto autorità di vigilanza, manda gli ispettori in Fondazione. Martedì 28 arriva l’annuncio di un’altra defezione di peso: alla Biennale non parteciperà nemmeno il commissario europeo alla Cultura Glenn Micallef.

La giuria si dimette

Ieri, 30 aprile, a nove giorni dalla cerimonia inaugurale si dimettono le cinque giurate dell’esposizione: la presidente Solange Farkas, Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi. L’effetto domino è enorme: salta la cerimonia d’inaugurazione del 9 maggio, e dunque la premiazione. La fondazione sposta l’assegnazione dei riconoscimenti alla fine della rassegna, il 22 novembre. Non sarà un comitato di esperti a incoronare i vincitori – il miglior partecipante e il miglior padiglione – ma il pubblico. Non solo: Israele e Russia sono riammesse in concorso. Dietro l'addio delle giurate, il rischio di dover pagare le conseguenze di una causa legale. Nel verbale dell’ispezione del Mic – di cui Repubblica ha preso visione – l’avvocato della Biennale Debora Rossi ha spiegato ai quattro “controllori” «che la giuria è stata informata non solo della portata mediatica ai danni della Biennale ma anche del loro personale rischio di esposizione al risarcimento dei danni non solo a carico del ricorrente», ovvero l’artista israeliano, «ma anche della fondazione».

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