Rubio a Roma per chiarire. “Il riallineamento strategico sarà il focus della missione”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – «Gli incontri con le controparti italiane si concentreranno sugli interessi di sicurezza condivisi e sull’allineamento strategico». Quando un esperto diplomatico americano, che di situazioni come questa ne ha gestite parecchie in prima persona, legge il comunicato con cui il dipartimento di Stato conferma la visita del segretario Marco Rubio a Roma, fa una riflessione: «Se scrivono che vogliono parlare dell’allineamento strategico, vuol dire che al momento non c’è, o quanto meno esistono discordanze da chiarire e possibilmente correggere». È un particolare molto significativo, perché secondo lui dimostra che «il segretario di Stato non parte semplicemente per ricucire il rapporto dopo le prese di posizione del presidente, ma piuttosto viene a confermarle, per discutere con l’Italia cosa sarebbe necessario per ristabilire l’allineamento».
NEW YORK – «Gli incontri con le controparti italiane si concentreranno sugli interessi di sicurezza condivisi e sull’allineamento strategico». Quando un esperto diplomatico americano, che di situazioni come questa ne ha gestite parecchie in prima persona, legge il comunicato con cui il dipartimento di Stato conferma la visita del segretario Marco Rubio a Roma, fa una riflessione: «Se scrivono che vogliono parlare dell’allineamento strategico, vuol dire che al momento non c’è, o quanto meno esistono discordanze da chiarire e possibilmente correggere». È un particolare molto significativo, perché secondo lui dimostra che «il segretario di Stato non parte semplicemente per ricucire il rapporto dopo le prese di posizione del presidente, ma piuttosto viene a confermarle, per discutere con l’Italia cosa sarebbe necessario per ristabilire l’allineamento».
Il portavoce del dipartimento di Stato Thomas Pigott ha confermato ieri con una nota la visita di Rubio in Italia e Vaticano dal 6 all’8 maggio, finalizzata a «promuovere le relazioni bilaterali». Quindi ha aggiunto che il segretario «incontrerà i vertici della Santa Sede per discutere la situazione in Medio Oriente e gli interessi reciproci nell’emisfero occidentale. Gli incontri con le controparti italiane si concentreranno sugli interessi di sicurezza condivisi e sull’allineamento strategico». La differenza di tono e di sostanza è evidente e significativa.
In Vaticano il 7 maggio, con papa Leone e il segretario di Stato Parolin, si discuterà di Medio Oriente, quindi Iran, Libano, Gaza, e poi di emisfero occidentale, ossia Cuba e Venezuela. L’intenzione dunque è quella di dimenticare gli insulti di Trump a Prevost, salito sul soglio di Pietro solo grazie a lui, che non poco hanno urtato gli elettori cattolici moderati, e riportare la relazione bilaterale su un piano più professionale. Rubio ovviamente spiegherà e sosterrà le ragioni americane in Iran, tenendo però presente di non poter insegnare la dottrina al Papa, che ha un obbligo non negoziabile di promuovere la pace stabilito dallo stesso Cristo di cui è vicario in Terra, ad esempio nel discorso della Montagna. Quanto a Cuba, esiste certamente un interesse condiviso per la transizione, ma senza alcuna violenza da parte del Vaticano, per esperienza in grado di aiutare ad evitare un’emergenza umanitaria, che alla vigilia delle elezioni di midterm non converrebbe neppure a Trump. Quanto al Venezuela è inutile ricordare che Parolin è stato nunzio a Caracas, dove negli anni dell’opposizione di Juan Guaidó il suo successore Aldo Giordano era stato un tessitore tanto riservato quanto centrale delle trattative col regime chavista.
Il discorso è diverso per gli incontri dell’8 maggio con la premier Meloni e i ministri Tajani e Crosetto. Parlare degli «interessi di sicurezza condivisi» assume un significato particolare, alla luce dell’esplicita minaccia fatta dal presidente di ritirare le truppe dall’Italia, dopo i 5.000 soldati richiamati dalla Germania. Il futuro stesso della Nato è in gioco e non potrà essere ignorato. L’irritazione di Trump nasce dalla mancata assistenza in Iran, e qui sta il nodo «dell’allineamento strategico». Secondo Washington è mancato, perché Roma non si è resa utile. Rubio quindi non verrà a chiedere scusa per le critiche più esplicite e dure del capo della Casa Bianca, ma a discuterne i motivi e le iniziative da prendere per superarle. L’esperto diplomatico già citato ci tiene a chiarire un punto: «Se pensate che il segretario di Stato venga in missione di sua iniziativa, magari per fare i propri interessi personali in vista di future candidature, sbagliate. Viene a nome del presidente per chiarire i motivi dell’attrito e senza soluzioni le tensioni saranno destinate a continuare».