Mattarella: cinema libero e audace. Autocritica di Giuli su Regeni
di Francesco BeiSergio Mattarella alla cerimonia di presentazione dei candidati ai premi David
(agf)ROMA – Sarà che l’anno scorso era stato davvero un cinema la cerimonia per i David, con lo scontro fra l’attore Elio Germano e il ministro Alessandro Giuli a casa di Mattarella, sarà che anche quest’anno — con la campagna per il boicottaggio della premiazione — c’è una bella arietta frizzantina tra attori e governo, insomma al Quirinale ieri tutti si aspettavano scintille. Nel salone dei Corazzieri, persino gli ambasciatori orientali, affrescati nel Seicento, si affacciavano curiosi dal loggione guardando in giù per godersi lo spettacolo. Invece, miracolo, tra il mondo del cinema e il governo sembra scoppiata, se non la pace, una tregua. Armata, ma pur sempre tregua.
Di questa atmosfera si è fatto interprete il capo dello Stato, accogliendo i candidati e le candidate alle statuette che verranno assegnate stasera a Cinecittà, con un invito a deporre le armi: «Occorre dialogo, confronto aperto, senza pregiudiziali. Di fronte a difficoltà, l’intesa tra le istituzioni e le componenti del …
ROMA – Sarà che l’anno scorso era stato davvero un cinema la cerimonia per i David, con lo scontro fra l’attore Elio Germano e il ministro Alessandro Giuli a casa di Mattarella, sarà che anche quest’anno — con la campagna per il boicottaggio della premiazione — c’è una bella arietta frizzantina tra attori e governo, insomma al Quirinale ieri tutti si aspettavano scintille. Nel salone dei Corazzieri, persino gli ambasciatori orientali, affrescati nel Seicento, si affacciavano curiosi dal loggione guardando in giù per godersi lo spettacolo. Invece, miracolo, tra il mondo del cinema e il governo sembra scoppiata, se non la pace, una tregua. Armata, ma pur sempre tregua.
Di questa atmosfera si è fatto interprete il capo dello Stato, accogliendo i candidati e le candidate alle statuette che verranno assegnate stasera a Cinecittà, con un invito a deporre le armi: «Occorre dialogo, confronto aperto, senza pregiudiziali. Di fronte a difficoltà, l’intesa tra le istituzioni e le componenti del settore può essere un moltiplicatore di risorse e di energie». Ma l’intervento che ha stupito tutti e persino spiazzato i più ostili è stato quello del ministro della Cultura, che si è presentato con un fascio di ramoscelli d’ulivo, esordendo con un’ammissione di colpa davvero insolita. «Negli ultimi anni abbiamo assistito a paradossi, a incomprensioni e, ammettiamolo, a errori dei quali sono io il primo a dolermi». L’ultimo dei quali, citato dal ministro, è stato il no al finanziamento al docufilm su Regeni: «Alcuni film hanno ottenuto finanziamenti immeritati. Altri, pur meritandoli, non li hanno avuti. Valga su tutti l’inaccettabile caduta sotto il film “Tutto il male del mondo”’, dedicato a Giulio Regeni, alla cui memoria vanno il mio pensiero accorato e la promessa, già in parte mantenuta, di mettere ordine e un sovrappiù di coscienza morale, laddove hanno prevalso invece l’opacità e l’imprecisione. Mai più». Non soltanto di belle parole era portatore il ministro, che ha annunciato «altri 20 milioni di euro per il fondo cinema». Un intervento che Mattarella, da sempre vicino alla settima arte, ha tenuto a sottolineare in positivo, spendendosi per un riavvicinamento delle posizioni: «Sono certo, anche dopo aver ascoltato le parole del ministro Giuli, che si riuscirà a trovare un punto di equilibrio tra le diverse esigenze». La mattinata al Quirinale a quel punto è filata via liscia, con la presidente della Accademia del cinema italiano, Piera Detassis, che ha dato voce alla lettera-appello sottoscritta da molte associazioni per chiedere «rispetto» e «dignità» per oltre 120.000 lavoratori.
Via, la parte più difficile è andata. Le due ore trascorrono tra intervalli jazz e siparietti tra il presidente e il conduttore Claudio Bisio, molto in forma. Solo all’uscita si registra qualche nota di cauto scetticismo rispetto agli impegni presi da Giuli a nome del governo. Mario Martone, candidato con il film “Fuori”, invita ad aspettare i risultati concreti: «È come a scuola, c’è l’orale e lo scritto. Oggi Giuli ha passato l’orale, andiamo allo scritto». Un produttore importante come Domenico Procacci (tre film con Nanni Moretti, tra decine di altri) è sulla stessa lunghezza d’onda: «Nel nostro mondo c’è molta rabbia. Quando era ministro Sangiuliano c’è stato contro di noi un atteggiamento ostile, conflittuale, quasi punitivo. Le parole di Giuli sono quelle giuste, ora aspettiamo che seguano i fatti». Una battagliera Matilda De Angelis rivendica la lotta e preannuncia che anche questa sera, alla premiazione, ci sarà qualcosa da aspettarsi: «Noi attori che abbiamo una voce la dobbiamo portare e io la porterò. Ma non ve la anticipo». A stasera.