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Biennale, show di Salvini: “Volgare l’ingerenza Ue sul padiglione di Mosca”

Matteo Salvini al padiglione della Russia 

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Il vicepremier allo spazio del Cremlino critica Giuli: “Spero venga”. Poi rilascia una intervista alla tv russa. La curatrice: grazie di tutto
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VENEZIA – Sorride ai giovani siberiani che in suo onore intonano canti folcloristici: «Mi piacciono i cori». Si ferma a lungo ad ascoltare i gorgheggi di gola di un cantante della Buriazia, accompagnato da ritmi techno: accenna un passo di danza. Parla fitto con Anastasia Karneeva (che lui chiama Natalia), curatrice del padiglione che il Cremlino ha voluto riaprire, aggirando le sanzioni dell’Europa. Posa sorridente davanti alle telecamere della tv russa e si fa fotografare con due ragazzone bionde che alzano calici di champagne. «Siamo contenti di questo scandalo – gli sussurra Karneeva – perché così è entrata qui un sacco di gente: grazie di essere venuto». Risposta di Matteo Salvini: «Bella operazione di marketing, l’arte non deve avere bavagli». In oltre venticinque minuti di show dentro il padiglione russo, poco prima che fosse costretto a chiudere per non violare le misure internazionali, il vicepremier scava un solco tra il nostro Paese e il resto dell’Europa. Vani i tentativi,…

VENEZIA – Sorride ai giovani siberiani che in suo onore intonano canti folcloristici: «Mi piacciono i cori». Si ferma a lungo ad ascoltare i gorgheggi di gola di un cantante della Buriazia, accompagnato da ritmi techno: accenna un passo di danza. Parla fitto con Anastasia Karneeva (che lui chiama Natalia), curatrice del padiglione che il Cremlino ha voluto riaprire, aggirando le sanzioni dell’Europa. Posa sorridente davanti alle telecamere della tv russa e si fa fotografare con due ragazzone bionde che alzano calici di champagne. «Siamo contenti di questo scandalo – gli sussurra Karneeva – perché così è entrata qui un sacco di gente: grazie di essere venuto». Risposta di Matteo Salvini: «Bella operazione di marketing, l’arte non deve avere bavagli». In oltre venticinque minuti di show dentro il padiglione russo, poco prima che fosse costretto a chiudere per non violare le misure internazionali, il vicepremier scava un solco tra il nostro Paese e il resto dell’Europa. Vani i tentativi, partiti anche da palazzo Chigi, di farlo desistere dalla passerella a beneficio della propaganda di Vladimir Putin, trasmessa da Mosca nel giorno della festa della Vittoria. A rafforzare il concetto, un percorso veneziano studiato dallo staff: esordio nel padiglione Usa dell’artista prediletto da Donald Trump, dj set in quello russo e deviazione per evitare di transitare sotto la statua del cervo salvata dai bombardamenti in Ucraina, simbolo dell’invasione contro Kiev. A seguire rapido tour tra Italia, Cina e Israele, imperturbabile davanti alle contestazioni pro-Palestina. «Con Giorgia Meloni – minimizza - non abbiamo parlato di questa visita. Lei vede il sottosegretario Usa Marco Rubio a Roma, io vengo a onorare di padiglioni di America e Russia a Venezia».

Subito dopo l’abbraccio con il presidente Pietrangelo Buttafuoco, ignorando Luca Zaia, lasciato in disparte con il sindaco Luigi Brugnaro davanti al padiglione cittadino, il siluro contro Bruxelles. «L’ingerenza dell’Europa nella vicenda della Biennale – scandisce – è stata volgare. Dire se non fai quello che dico io ti tolgo i soldi, è da bambini che perdono sul campo di calcio e si portano via il pallone. Possiamo fare a meno dei loro due milioni». Il riferimento è all’ultimatum di Bruxelles a Ca’ Giustinian, che scade domani: provare di non aver violato le sanzioni Ue contro la Russia, o perdere i finanziamenti comunitari. «Qui ci sono tanti Paesi con culture diverse – spiega il leader della Lega – con tanti conflitti in corso: da un’Europa che rappresenta tutti, compreso me, mi aspetto più apertura mentale». Non una piega per i rilievi della comunità internazionale, preoccupata che l’Italia offra al Cremlino le immagini per spiegare ai russi di aver travolto la cintura di sicurezza Ue contro l’aggressione dell’Ucraina. «Giusto distinguere tra chi ha attaccato e chi si è difeso – spiega Salvini – ma spero di non andare avanti altri quattro anni con sanzioni, boicottaggi, ispezioni e polemiche». Chi gli sta attorno cerca invano di fargli fretta, di trascinarlo via ripetendo che i cancelli della Biennale stanno per chiudere. «Calma – intima il vicepremier – sono venuto per ringraziare Buttafuoco e per portare il mio mattoncino, per mettere fine a polemiche che non dovrebbero coinvolgere una realtà straordinaria come questa. Ucraina ignorata? Vado dove mi invitano».

Camminando, pensa pure ad Alessandro Giuli. «Se non viene – dice – è perché ognuno fa ciò che vuole. Quando ho parlato degli assenti che hanno sempre torto non mi riferivo a lui, ma agli artisti che boicottano altri artisti. Tra l’altro apprendo che sarà qui il 20 maggio: ci tornerò anch’io». Chi lo accompagna accenna che sedici padiglioni sono rimasti chiusi per solidarietà alla Palestina e contro le stragi del governo israeliano: tra questi Francia, Spagna, Giappone e Corea del Sud, performance saltate nello spazio Italia. «Ma quanto tempo ci vuole per vederli tutti – risponde Salvini nello spazio principale – bastano tre giorni se ci porto mio figlio? Gli scontri pro-Palestina? Picchiare i poliziotti non porta vantaggi alla causa palestinese». Due ore alla Salvini a Venezia: a Giorgia Meloni servirà molto tempo per convincere l’Europa che non la pensa come lui.

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