Meloni-Rubio, niente disgelo: “Tra noi un confronto franco, difendiamo i nostri interessi”
di Tommaso CiriacoROMA – Lo saluta chiamandolo Marco. E accompagna il sorriso con un saluto universale: «Ciao». È forse il momento migliore di un colloquio lungo un’ora e mezza. A Palazzo Chigi, Giorgia Meloni accoglie Rubio con la certezza che non sarà semplice. C’è il fattore Trump a complicare le relazioni. E infatti, al termine del faccia a faccia, un passaggio della nota della premier rende evidente lo scoglio: «Abbiamo avuto un ampio e costruttivo confronto. Un dialogo franco, tra alleati che difendono i propri interessi nazionali, ma che sanno entrambi quanto sia preziosa l’unità dell’Occidente».
È un primo passo, certo, dopo le accuse ricevute dal tycoon negli ultimi giorni. Ma è anche l’ammissione di una distanza che non sembra colmarsi e che si alim…
ROMA – Lo saluta chiamandolo Marco. E accompagna il sorriso con un saluto universale: «Ciao». È forse il momento migliore di un colloquio lungo un’ora e mezza. A Palazzo Chigi, Giorgia Meloni accoglie Rubio con la certezza che non sarà semplice. C’è il fattore Trump a complicare le relazioni. E infatti, al termine del faccia a faccia, un passaggio della nota della premier rende evidente lo scoglio: «Abbiamo avuto un ampio e costruttivo confronto. Un dialogo franco, tra alleati che difendono i propri interessi nazionali, ma che sanno entrambi quanto sia preziosa l’unità dell’Occidente».
È un primo passo, certo, dopo le accuse ricevute dal tycoon negli ultimi giorni. Ma è anche l’ammissione di una distanza che non sembra colmarsi e che si alimenta di divergenze tattiche e strategiche, emerse soprattutto con la crisi di Hormuz. Perché il «dialogo franco», conferma proprio la premier, riguarda una serie di dossier sensibili: «I rapporti bilaterali tra Italia e Stati Uniti, le principali questioni internazionali, tra cui la crisi in Medio Oriente, la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, la stabilizzazione della Libia e il processo di pace in Libano e in Ucraina». A sera, poi, consegna alla platea milanese di Confagricoltura concetti ancora più netti: «Entrambi comprendiamo quanto sia importante il rapporto transatlantico, ma allo stesso modo quanto sia necessario per ciascuno difendere i propri interessi nazionali. Quindi l’Italia difende i propri, esattamente come fanno gli Usa. Ed è bene che su questo ci si trovi d’accordo».
Prima ancora di ritrovarsi con la premier, Rubio viene ricevuto da Antonio Tajani. Riceve in dono un albero genealogico che ricostruisce le sue origini piemontesi, poi si intrattiene per un’ora con il ministro degli Esteri. Al termine, il titolare della Farnesina rivela quanto detto al segretario di Stato Usa: «L’Europa ha bisogno dell’America, così come l’Italia. Ma anche gli Stati Uniti hanno bisogno dell’Europa e dell’Italia». Anche per questo, chiede a Washington di non sguarnire il vecchio continente: «Per noi è importante una presenza americana in Europa per rafforzare la Nato», certo accompagnata da un «impegno forte» dell’Unione nell’Alleanza atlantica.
Il ministro assicura che Roma è pronta a essere «protagonista» in Libano e a giocare un ruolo in Libia. Chiede all’omologo statunitense di evitare guerre commerciali. E conclude: «Si è amici leali quando si dice ciò che si pensa», aggiunge. In alcuni casi, però, è proprio questo il problema.