ROMA – «La verità è che a Giorgia Meloni è crollata l’intera impalcatura della sua politica estera fondata sulla vicinanza a Trump. Dovrebbe reinventarla, puntare sull’autonomia europea, ma mi pare tardi», dice Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd.
Forse però il “ponte” si può ricostruire: l’incontro con Marco Rubio non va in questa direzione?
«Il ponte non è mai esistito, e in ogni caso è stato bombardato dal presidente americano. L’incontro con Rubio è stato solo un’appendice della missione in Italia del sottosegretario di Stato».
Non è venuto a ricucire col nostro governo, oltre che con il Vaticano?
«Credo che il vero obiettivo fosse ricomporre la frattura con il mondo cattolico. Ma è stato sabotato dalle parole di Trump del giorno prima. Mi pare che le posizioni siano rimaste le stesse: il presidente Usa ha continuato ad attaccare il papa e il papa a predicare il vangelo. La Chiesa ha ormai detto che il Re è nudo: il richiamo di papa Leone alla verità anche nella critica c…
ROMA – «La verità è che a Giorgia Meloni è crollata l’intera impalcatura della sua politica estera fondata sulla vicinanza a Trump. Dovrebbe reinventarla, puntare sull’autonomia europea, ma mi pare tardi», dice Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd.
Forse però il “ponte” si può ricostruire: l’incontro con Marco Rubio non va in questa direzione?
«Il ponte non è mai esistito, e in ogni caso è stato bombardato dal presidente americano. L’incontro con Rubio è stato solo un’appendice della missione in Italia del sottosegretario di Stato».
Non è venuto a ricucire col nostro governo, oltre che con il Vaticano?
«Credo che il vero obiettivo fosse ricomporre la frattura con il mondo cattolico. Ma è stato sabotato dalle parole di Trump del giorno prima. Mi pare che le posizioni siano rimaste le stesse: il presidente Usa ha continuato ad attaccare il papa e il papa a predicare il vangelo. La Chiesa ha ormai detto che il Re è nudo: il richiamo di papa Leone alla verità anche nella critica ci ha ricordato che Trump pratica la menzogna come strumento di governo e arma di distrazione».
Dopodiché Rubio non è un passante, onorevole, avrà pure ricevuto un mandato dal suo presidente a vedere Meloni, no?
«Certo, ma il suo mandato non può distanziarsi dall’impostazione di Trump che nel mondo non vede alleati, ma solo sudditi, e concepisce le relazioni tra Stati all’insegna della subordinazione, anziché della parità. Per fortuna in Italia abbiamo la Costituzione che non ci consente di cedere sovranità. Altrimenti…».
Altrimenti?
«La linea di Meloni in politica estera basata su un rapporto privilegiato non con gli Usa, ma con Trump in nome dell’affinità ideologica, si è scontrata con la realtà di un presidente che agisce non solo contro i valori e i principi dell’ordine internazionale, ma direttamente contro il nostro interesse nazionale».
Dopo il colloquio con Rubio, la premier ha ribadito che l’Italia fa i suoi interessi e gli Stati Uniti i loro.
«Fin qui ha fatto proprio quelli di Trump. L’interesse dell’Italia era reagire duramente ai dazi, non chiedere all’Ue di compiacere gli Usa. Era puntare sulla difesa comune, sul buy european, non sull’acquisto di armi americane. Non era abbonare le tasse alle multinazionali statunitensi, quando da noi la pressione fiscale è al massimo storico. Non era bloccare l’Unione col diritto di veto, che conviene solo a chi vuole una Europa debole, immobile e divisa».
Rubio non ha dato neppure rassicurazioni sulla permanenza dei soldati americani in Italia: rischiamo il disimpegno come in Germania?
«Si tratta dell’ennesima ritorsione politica nei confronti dell’Europa che prova a recuperare autonomia dopo più di un anno di timidezze nei confronti degli Stati Uniti. Ora tocca all’Italia. Con cui, vorrei ricordare, è stato Trump a rompere, sferrando quegli indegni attacchi contro una premier che aveva solo difeso il papa. La narrazione di una Giorgia Meloni coraggiosa, che prende le distanze, mi sembra per lo meno esagerata».
Anche su Hormuz ci è stata sollecitata più collaborazione.
«Ma è l’Italia che dovrebbe chiedere conto agli Usa del perché hanno scatenato, insieme a Israele, una guerra illegale contro l’Iran che ha seminato il caos nella regione e prodotto conseguenze devastanti che stiamo pagando tutti. Hanno chiamato l’operazione “Furia epica”, ma qui di epico c’è solo il fallimento di Trump e Netanyahu. Il regime iraniano non solo è ancora in piedi, ma adesso ha un’arma geopolitica enorme».
Mercoledì Crosetto e Tajani in Parlamento chiederanno l’ok all’invio delle nostre navi nello Stretto. Voi cosa farete?
«Li ascolteremo con attenzione. Qualsiasi missione può essere immaginata solo dopo aver siglato un accordo di pace reale e duraturo. Ma ancora oggi bombardavano».
Quindi voterete no?
«Prima occorre capire quali sono le basi politiche e giuridiche della missione. Quel che l’Italia dovrebbe fare, insieme all’Europa, è impiegare tutto il suo peso politico e diplomatico per richiamare Trump all’urgenza della pace. E poi dare via libera sia alle sanzioni contro il governo israeliano, sia alla sospensione dell’accordo di associazione con la Ue: per fermare Netanyahu non bastano le parole».
Quindi lei non crede che Meloni si sia smarcata dall’asse Usa-Israele?
«Per essere credibili non ci si può limitare a mere dichiarazioni di intenti, bisogna compiere atti concreti, che non si sono visti. Ed è proprio questo il terreno sul quale noi fonderemo l’alternativa alla destra di governo. A fronte del fallimento di Meloni, dopo Barcellona Elly Schelin è in Canada, con i leader democratici e progressisti di mezzo mondo, per contribuire alla ricostruzione di un ordine internazionale che non si rassegna al mondo della guerra di Putin, Trump e Netanyahu».