ROMA – «Nessuna missione impossibile. Ho espresso il nostro punto di vista sull’importanza di certe questioni e sul pericolo che l’Iran rappresenta per il mondo». Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha sintetizzato così la sua due giorni italiana, parlando con i giornalisti all’interno dell’ambasciata statunitense al termine di una lunga mattinata, che ha sforato la tabella di marcia e fatto impazzire il traffico di Roma.
Altro che ricucitura con la Santa Sede e il governo italiano dopo le aspre critiche di Donald Trump a Papa Leone XIV, accusato di sottovalutare le ambizioni nucleari di Teheran. E pure alla premier Meloni definita «poco coraggiosa» per aver difeso le posizioni del Pontefice e non aver aiutato gli Stati Uniti nel Golfo. …
ROMA – «Nessuna missione impossibile. Ho espresso il nostro punto di vista sull’importanza di certe questioni e sul pericolo che l’Iran rappresenta per il mondo». Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha sintetizzato così la sua due giorni italiana, parlando con i giornalisti all’interno dell’ambasciata statunitense al termine di una lunga mattinata, che ha sforato la tabella di marcia e fatto impazzire il traffico di Roma.
Altro che ricucitura con la Santa Sede e il governo italiano dopo le aspre critiche di Donald Trump a Papa Leone XIV, accusato di sottovalutare le ambizioni nucleari di Teheran. E pure alla premier Meloni definita «poco coraggiosa» per aver difeso le posizioni del Pontefice e non aver aiutato gli Stati Uniti nel Golfo. Spento il ronzio degli elicotteri sulla capitale che hanno accompagnato gli spostamenti dell’ospite americano, l’impressione è che Rubio sia ripartito ieri da Ciampino alle 15:09, senza aver incassato svolte. I dissensi con la Santa Sede appena scalfiti, come dimostra il cauto comunicato del Vaticano dopo l’incontro di giovedì, dove si parla di «rinnovato comune impegno a coltivare buone relazioni»: a intendere che per ora non ci siamo. Rimasti sul tavolo anche i nodi col governo italiano: «Non abbiamo parlato del ritiro delle truppe Usa dall’Italia né affrontato dettagli specifici sulla Nato», ha ammesso Rubio. Precisando di «essere sempre stato un sostenitore dell’Alleanza Atlantica». Ma, «ci siamo trovati di fronte a un’emergenza e alcuni Paesi europei ci hanno negato l’uso delle basi, ostacolando la missione. Facciamo parte della Nato anche per schierare forze in Europa. Se per alcuni membri non è più possibile, il problema va esaminato». E comunque, su certe questioni, «decide Donald Trump. Il presidente parlerà sempre di come si sente con chiarezza, agendo nel migliore interesse degli Stati Uniti. Possiamo farlo e continuare ad avere relazioni importanti e fruttuose ».
Rubio, insomma, sembra essere venuto più a ribadire e chiedere che a ricucire: «La domanda cruciale da porsi è: normalizziamo la posizione di chi rivendica il controllo di una via navigabile internazionale? Se lo facciamo, creiamo un precedente che si ripeterà altrove. Se la risposta è no, bisogna essere pronti a qualcosa di più forte delle parole». Rivelando che gli Stati Uniti aspettano a stretto giro la risposta di Teheran sulle ultime proposte americane per chiudere il conflitto. E annunciando un’imminente «risoluzione Onu, per dare al mondo l’opportunità di votare attraverso il Consiglio di Sicurezza e dire “Non vi permetteremo di controllare lo Stretto”». Minimizzando allo stesso tempo lo scontro nelle acque di Hormuz dell’altra notte: «Se ci colpiscono coi missili siamo costretti a rispondere».
La seconda giornata romana era stata aggiunta successivamente al viaggio, nato come incontro di “disgelo” col Vaticano. Limitata ad appena due incontri: il bilaterale con il ministro degli Esteri Antonio Tajani e subito dopo quello con la premier Giorgia Meloni. Al lungo tavolo rettangolare della Farnesina dove hanno preso posto le due delegazioni, si è parlato di temi concreti, come ha riassunto Tajani dopo aver salutato il suo ospite: Iran, Hormuz, Libano, Venezuela, Africa, Cuba, dazi. «Gli ho ribadito che abbiamo bisogno dell’America. Ma che anche gli Stati Uniti hanno bisogno dell’Europa». La sintesi americana è che «sono state discusse le sfide per la sicurezza globale» e Rubio «ha ribadito la necessità delle nazioni occidentali di tutelare i propri interessi economici». A Palazzo Chigi il capo della diplomazia Usa è rimasto ben più del previsto: un’ora e mezza. Ma anche quella lunga conversazione è stata riassunta da una stringata nota firmata dal portavoce del Dipartimento di Stato, Tommy Pigot: «Abbiamo ribadito l’impegno americano a mantenere uno stretto coordinamento sulle priorità condivise». Ultima tappa, l’ambasciata dove è arrivato con notevole ritardo: trovando comunque il tempo di salutare i funzionari e parlare con un gruppo scelto di giornalisti: «Prevediamo ulteriori colloqui tra Israele e Libano» gli ha detto: «È uno dei campi in cui possiamo collaborare con l’Italia».