BRUXELLES – L’Ue processa la Biennale di Venezia e si prepara a ritirare il fondo da due milioni destinato alla manifestazione. Il padiglione russo accolto dal presidente della Fondazione, Pietrangelo Buttafuoco, ha quindi fatto scatenare la reazione europea e i ministri della Cultura riuniti ieri a Bruxelles lo hanno bocciato con durezza. Il tutto nell’assenza del titolare italiano, Alessandro Giuli, che dopo il faccia a faccia di lunedì con la premier, Giorgia Meloni, ha deciso di disertare il Consiglio. Anche se la Commissione gli ha riconosciuto di aver tenuto la linea più corretta e senza nascondere il «rammarico» per la posizione assunta da «altri ministri italiani», chiaro il riferimento a Matteo Salvini.
Tra la presidenza della Biennale e la Commissione è ancora in corso uno scambio epistolare per chiarire la scelta di Buttafuoco. Ma resta il fuoco di fila che ieri ha contraddistinto il vertice dei 27. «Noi — ha annunciato il maltese Glenn Micallef, Commissario Ue alla Cultura…
BRUXELLES – L’Ue processa la Biennale di Venezia e si prepara a ritirare il fondo da due milioni destinato alla manifestazione. Il padiglione russo accolto dal presidente della Fondazione, Pietrangelo Buttafuoco, ha quindi fatto scatenare la reazione europea e i ministri della Cultura riuniti ieri a Bruxelles lo hanno bocciato con durezza. Il tutto nell’assenza del titolare italiano, Alessandro Giuli, che dopo il faccia a faccia di lunedì con la premier, Giorgia Meloni, ha deciso di disertare il Consiglio. Anche se la Commissione gli ha riconosciuto di aver tenuto la linea più corretta e senza nascondere il «rammarico» per la posizione assunta da «altri ministri italiani», chiaro il riferimento a Matteo Salvini.
Tra la presidenza della Biennale e la Commissione è ancora in corso uno scambio epistolare per chiarire la scelta di Buttafuoco. Ma resta il fuoco di fila che ieri ha contraddistinto il vertice dei 27. «Noi — ha annunciato il maltese Glenn Micallef, Commissario Ue alla Cultura — useremo ogni leva che abbiamo, anche al di là del settore della cultura» perché «non possiamo sostenere finanziariamente e con i soldi dei contribuenti un’organizzazione che invita e riabilita gli aggressori, normalizzando cosa sta accadendo in Ucraina. Le scene che abbiamo visto alla Biennale questo weekend parlano da sole». Le frasi della rappresentante cipriota, Vasiliki Kassianidou, presidente di turno dell’Ue, ben sintetizzano l’esito della riunione ministeriale di ieri: «Gli Stati membri hanno condannato chiaramente la decisione della Biennale».
Secondo lo stesso Micallef, «lo sport e la cultura non dovrebbero mai essere utilizzati per normalizzare i crimini di guerra e l’aggressione». In questo caso vengono collegati la scelta della Biennale con quella del Comitato Olimpico internazionale e di quello Paralimpico di revocare le restrizioni nei confronti della Bielorussia e della Russia.
Per tutti questi motivi l’esecutivo comunitario ha proposto ai ministri di sospendere il finanziamento da due milioni alla Biennale di Venezia per destinarlo agli aiuti per la ricostruzione in Ucraina.
I più severi sono stati i Paesi dell’est europeo. A partire dalla Polonia: «Insieme agli Stati baltici stiamo negoziando con forza affinché alla Russia non sia ancora consentito presentare le proprie opere. Potremmo anche imporre sanzioni più severe e semplicemente impedire l’ingresso in Italia agli artisti russi e a quelli che collaborano con la Russia». Il lavoro di «assassini», ha sentenziato la ministra di Varsavia Marta Cienkowska, non deve essere finanziato. Al suo fianco la Lettonia: «Non possiamo continuare a chiudere gli occhi mentre il Cremlino alimenta la sua propaganda, usando piattaforme istituzionali culturali, e allo stesso tempo continua i suoi tentativi di violare il diritto internazionale, di cancellare la cultura, l’identità e la storia ucraina. Questo è il momento in cui dobbiamo agire con molta chiarezza». Anche il collega spagnolo, Ernest Urtasun, non ha usato toni diversi: «La Spagna ha sempre sostenuto che la cultura non può essere usata per ripulire le situazioni che si verificano nel contesto del genocidio in corso a Gaza, o di gravissime violazioni dei diritti umani, come avviene nell’aggressione che la Russia di Putin ha lanciato contro l’Ucraina. Abbiamo rifiutato la presenza di Israele all’Eurovision, e certamente rifiutiamo la presenza di Russia e Israele alla Biennale di Venezia».
La mostra di Venezia è così diventata il “Biennale-gate”.