“Vannacci egoista e incoerente”. E i fedelissimi della prima ora mollano l’ex generale
di Matteo PucciarelliUna volta, ci sta. Due, capita. Tre, sorge il sospetto. Quattro, cinque, sei… allora c’è un problema. Anche perché le versioni alla fine combaciano: Roberto Vannacci “non è coerente”, “non è affidabile”, “pensa solo ai fatti propri” eccetera. Per un generale in congedo che dovrebbe aver avuto esperienza nella guida delle truppe, la sfilza di disertori non è il massimo – anche se allo stesso tempo sta imbarcando nuovi proseliti. Cioè (ex) amici, fedelissimi, entusiasti, che poi mollano all’improvviso, rotture repentine e insanabili con l’europarlamentare.
L’ultimo caso in ordine di tempo, forse il più doloroso, è stato Norberto De Angelis, fondatore ed ex presidente del Mondo al contrario, nonché amico di lunga data dell’ex comandante…
Una volta, ci sta. Due, capita. Tre, sorge il sospetto. Quattro, cinque, sei… allora c’è un problema. Anche perché le versioni alla fine combaciano: Roberto Vannacci “non è coerente”, “non è affidabile”, “pensa solo ai fatti propri” eccetera. Per un generale in congedo che dovrebbe aver avuto esperienza nella guida delle truppe, la sfilza di disertori non è il massimo – anche se allo stesso tempo sta imbarcando nuovi proseliti. Cioè (ex) amici, fedelissimi, entusiasti, che poi mollano all’improvviso, rotture repentine e insanabili con l’europarlamentare.
De Angelis, fondatore del Mondo al contrario: “Vannacci è un traditore. E voleva candidarsi con FdI”
L’ultimo caso in ordine di tempo, forse il più doloroso, è stato Norberto De Angelis, fondatore ed ex presidente del Mondo al contrario, nonché amico di lunga data dell’ex comandante della Folgore. Con Repubblica ha vuotato il sacco, rompendo un sodalizio umano cominciato quando i due erano ragazzini, figli entrambi di militare. Vannacci ha reagito con un sms passivo-aggressivo a De Angelis, «ho letto la tua bella intervista…», l’altro non ha neanche risposto. Tristi epiloghi politici e umani, ma per l’appunto, non è neanche la prima volta.
De Angelis, fondatore del Mondo al contrario: “Vannacci è un traditore. E voleva candidarsi con FdI”
Se esistesse una palma da primogenitore del format “grande illusione-grande disillusione”, spetterebbe al friulano Marco Belviso, giornalista d’area centrodestra che subito puntò sul cavallo Vannacci dopo l’uscita del famoso libro. Lo schema è sempre lo stesso: inviti e presentazioni col fu generale, tanta gente agli eventi, selfie felici con lo spritz, creazione di comitati, gruppi (nel suo caso fu “il Nordest per Vannacci”), anche primi simboli di possibili soggetti politici. Poi succede qualcosa, in gergo: il grande scazzo. E l’impalcatura cade giù. «Lo portai a Udine cinque volte in meno di sette mesi – ricorda Belviso – e diventai uno dei suoi principali collaboratori, al punto che dopo essere stato eletto parlamentare europeo mi chiese un curriculum per farmi avere un incarico politico. Peccato che il generale non amava essere contraddetto e non conosceva la parola riconoscenza. Quando tentai di fargli prendere le distanze da vecchi politici trombati e da estremisti si raffreddò subito. Mi ordinò personalmente di non dire nulla senza il suo consenso e di accettare senza fiatare l’ingresso di chiunque nel movimento. Infine, accadde un brutto fatto a casa mia, dove alcuni suoi fedelissimi si presentarono con toni minacciosi e lui se ne lavò le mani, un po’ come Ponzio Pilato». Clic, avanti un altro.
Come dimenticare la triade dei parà Fabio Filomeni, Gianluca Priolo e Bruno Spatara? Erano un po’ i fedelissimi con la F maiuscola del grande capo, anche lì con annessa esibizione di amicizia di antica data, foto ed epiche imprese in questa o quella missione con l’esercito, in un tripudio di cameratismo. Tirarono su il primo Mondo al contrario, si scambiarono pure gli anelli nel giorno del compleanno del generale in congedo (col simbolo della Decima Mas e il fascio littorio), insomma parevano inseparabili, cosa poteva andare storto? Tutto. Improvvisamente si dimisero da tutte le cariche, in blocco. «Non condivido più l’impostazione organizzativa e anche politica», spiegò Filomeni, contrario all’ingresso di Vannacci nella Lega. Quando poi però a distanza di mesi c’è stata la rottura con il Carroccio, dando quindi di fatto ragione a Filomeni, nessuno di loro è rientrato in Futuro nazionale.
Altro nome, stessa sorte: Fabio Romiti, poliziotto e vicepresidente del Mondo al contrario, ex candidato sindaco a Livorno con FdI. Anche lui s’era fatto ammaliare dal generale oggi in pensione, poi finì con questa sentenza: «Il coraggio vince (citazione del titolo del secondo libro di Vannacci, ndr), ma la poltrona comoda piace». Complimento niente male.
Il massone Gianmario Ferramonti, che aveva creato “Nord con Vannacci”, è stato un altro personaggio vicino al militare che poi ha salutato la corriera: «L’ho aiutato e seguito per un periodo, lo considero una speranza che avevo e che non ho più, non credo nell’uomo solo al comando». Il motivo della rottura l’ha raccontato così: aveva mandato una clip a Vannacci sulla quale aveva lavorato, lui ha risposto che non aveva tempo per guardare, al che Ferramonti ha avuto il sentore, il leggerissimo sentore, che l’interesse dell’allora vice di Matteo Salvini fosse rivolto esclusivamente a sé stesso. «Ho pensato: perché devo sbattermi per chi non ha due minuti da dedicarmi?». Detta così, non fa una piega.
A un certo punto emerge un’altra figura, quella della cosiddetta “bersagliera”, Stefania Bardelli da Varese. A Pontida accompagna Vannacci con i pantaloni in mimetica. Poi si rompe qualcosa e oggi commenta: «Abbiamo messo faccia, cuore e sacrificio in un progetto che doveva unire persone libere e coraggiose, non trasformarle in pedine da usare una contro l’altra. E invece è esattamente quello che è successo: divisioni create ad arte, attacchi, tradimenti, bugie pur di salvare sé stesso. Io certe cose le avevo capite tempo fa, ed è per questo che ho preso le distanze dall’associazione e da quel personaggio (Vannacci, ndr) che fa credere di essere quel che non è. Non perché abbia mai smesso di credere nei valori che ci avevano fatto incontrare, ma proprio perché quei valori venivano calpestati da chi avrebbe dovuto rappresentarli».
Paola De Franceschi aveva scritto un libro sulla scia del generale, rilanciato sui social proprio da lui, La scuola al contrario. Erano molto vicini, ma…? Tra fine 2025 e inizio 2026 si dimette sdegnata con una lettera interna, pesantissima: «Nessuno ha mai visto un rendiconto» di tutta l’attività pubblica di Vannacci, fatta soprattutto di eventi e cene a pagamento. Si lamentò di una specie di corte dei miracoli dove sarebbe mancato il rispetto per le donne. Parole velenose, che si concludevano così: «Vi auguro di svegliarvi e, se davvero volete cambiare questo Paese, andate a fare politica nei modi e nei luoghi consoni a tale arte».
A inizio 2026 ci sono stati altri addii con altre accuse dei team di Milano – lo guidava Marco Mantovani, ex candidato sindaco meneghino di Forza Nuova -, Verona, Varese, Busto Arsizio, che parlarono di «distanza abissale tra la retorica dei vertici e la realtà sul territorio». L’unico vero interesse, scrissero, era stato «quello di organizzare incontri pubblici a pagamento, trasformando ciò che avrebbe dovuto essere un movimento politico in una sorta di circuito commerciale, mentre i team venivano lasciati soli, senza strumenti, senza indicazioni e senza risposte». Il tema andava di pari passo con «la totale opacità sulla campagna tesseramento 2026: nessun dato ufficiale, nessuna comunicazione sui numeri degli iscritti, nessuna trasparenza sul confronto con il 2025».
E qui si torna a una delle accuse formulate da De Angelis, neanche troppo velata, che torna e ritorna quando si parla di Vannacci: i soldi. Da agosto 2023, uscita del Mondo al contrario, il generale in congedo ne ha fatti parecchi, più di un milione di euro solo con la vendita del libro. E ha “redistribuito” poco, se si pensa che non versava una lira al partito neanche da vicesegretario alla Lega. Il denaro sembra un po’ un tallone d’Achille per l’indomabile condottiero, o magari – vai a sapere - sono tutte invidie.