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Biennale, Giuli in visita con Buttafuoco: “Amico Pietrangelo non è mai venuto meno”

Giuli e Buttafuoco in una foto d'archivio (ansa)

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Il ministro e il presidente della fondazione insieme dopo le polemiche per il padiglione russo. Mosca ringrazia l’Italia per la sicurezza della delegazione
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VENEZIA – Oltre due mesi di scontro Roma-Venezia sul ritorno della Russia alla Biennale, acuito dall’inedita diserzione dell’inaugurazione, e infine “la pace”. Alessandro Giuli approda in laguna e firma un pubblico accordo di pace con Pietrangelo Buttafuoco, presidente della rassegna nel mirino della Ue, che gli contesta la riapertura del padiglione del Cremlino. “L’amico Pietrangelo – dice il ministro della Cultura al termine della visita al padiglione Italia – non è mai venuto meno. Prima però, maggiore amica, la verità, che rappresento come ministro. La mia visita chiude la polemica: la storia della Fondazione, del resto, è sempre stata rispettata”.

Tenuti però a distanza, fino all’ultimo, i cronisti. Buttafuoco accoglie Giuli all’arrivo ai Giardini, ma impone che nessuna immagine certifichi l’incontro, comunque sbrigativo: nessuna dichiarazione, da parte sua, dopo le accuse di aver “aperto alla Russia alle spalle del governo”. Dall’interno filtra che Buttafuoco non abbia nemmeno a…

VENEZIA – Oltre due mesi di scontro Roma-Venezia sul ritorno della Russia alla Biennale, acuito dall’inedita diserzione dell’inaugurazione, e infine “la pace”. Alessandro Giuli approda in laguna e firma un pubblico accordo di pace con Pietrangelo Buttafuoco, presidente della rassegna nel mirino della Ue, che gli contesta la riapertura del padiglione del Cremlino. “L’amico Pietrangelo – dice il ministro della Cultura al termine della visita al padiglione Italia – non è mai venuto meno. Prima però, maggiore amica, la verità, che rappresento come ministro. La mia visita chiude la polemica: la storia della Fondazione, del resto, è sempre stata rispettata”.

Tenuti però a distanza, fino all’ultimo, i cronisti. Buttafuoco accoglie Giuli all’arrivo ai Giardini, ma impone che nessuna immagine certifichi l’incontro, comunque sbrigativo: nessuna dichiarazione, da parte sua, dopo le accuse di aver “aperto alla Russia alle spalle del governo”. Dall’interno filtra che Buttafuoco non abbia nemmeno accompagnato Giuli durante la visita al padiglione. “Non c’è mai stata una guerra personale – minimizza Giuli – l’incontro con l’amico Buttafuoco è andato bene: come poteva non andare così? La pace tra noi? Ovvio”. Quasi in contemporanea, da Ca’ Giustinian, una nota conferma la distensione, senza però riferirsi direttamente all’incontro Giuli-Buttafuoco. “Le opere presentate nel padiglione Italia – fa sapere il presidente – riconoscono il lavoro proprio del ministero della Cultura e un riscontro di straordinaria qualità. La Biennale auspica che l’opera, o una sua parte significativa, possa trovare una collocazione definitiva al termine dell’esposizione”.

Alla mano tesa da Giuli risponde così la mano tesa da Buttafuoco, che lancia una proposta in più: destinare le opere del padiglione Italia, al termine di ogni biennale, “a collezioni museali, istituzioni pubbliche, o altri luoghi nel nostro Paese, capaci di valorizzarne presenza e fruizione”. Nessun riferimento al caso-Russia, ancora aperto presso la Commissione Ue, in attesa di una lettera di spiegazioni da parte della Biennale entro inizio giugno. Non una parola, da parte di Giuli, sul pasticcio imposto dal Cremlino, visitato dal vicepremier leghista Matteo Salvini: padiglione riaperto tra le polemiche, nel nome della libertà dell’arte, ma subito chiuso al pubblico, che può guardare dall’esterno le performance registrate.

Al termine della visita, non allargata al resto dell’esposizione, Giuli ha raggiunto Palazzo Labia, storica sede Rai veneziana, tra le residenze d’epoca più ricche di opere d’arte, a partire dal ciclo affrescato da Tiepolo. Anche qui, ad attenderlo, altra polemica: la Rai ha messo in vendita il palazzo, domani scadono le proposte d’acquisto, il ministero valuta se esercitare la prelazione per evitare che il palazzo venga trasformato nell’ennesimo albergo di lusso.

A Venezia domenica si va alle urne per eleggere il nuovo sindaco e chiudere gli undici anni di Luigi Brugnaro: il centrodestra, logorato anche dal caso Venezi-Fenice, non voleva arrivare alle urne con lo scontro Giuli-Buttafuoco ancora aperto. Di qui la dichiarazione di “pace”: dall’interno di ministero e Biennale si suggerisce però di usare il termine “tregua”, oppure “armistizio”. È ancora presto, nonostante i pressing di Vittorio Sgarbi e Giordano Bruno Guerri, per dire che nella Cultura del centrodestra rancori, epurazioni interne e sgambetti sono alle spalle.

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