ROMA – Parola d’ordine «accelerare». Le prossime tappe sono decise, perché a palazzo Chigi c’è la volontà di stringere i tempi «al massimo». E allora mercoledì i capigruppo della maggioranza alla Camera chiederanno la calendarizzazione della riforma in aula per il mese prossimo. Perché «entro la fine di giugno» il testo venga approvato in prima lettura. Dopo un passaggio blindato in commissione. Una forzatura, protesta l’opposizione.
«C’è la volontà di accelerare al massimo l’approvazione», annuncia dal Festival dell’economia di Trento il ministro ai rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. «Il centrodestra lo ha deciso, naturalmente con il consenso del governo, di accelerare dopo aver atteso le proposte del centrosinistra che non sono mai arrivate», accusa.
La riforma è attualmente in discussione in commissione Affari costituzionali, sono terminate le audizioni ma deve ancora iniziare la discussione generale. E la partita degli emendamenti è ancora tutta da giocare. Gli uffici tecnic…
ROMA – Parola d’ordine «accelerare». Le prossime tappe sono decise, perché a palazzo Chigi c’è la volontà di stringere i tempi «al massimo». E allora mercoledì i capigruppo della maggioranza alla Camera chiederanno la calendarizzazione della riforma in aula per il mese prossimo. Perché «entro la fine di giugno» il testo venga approvato in prima lettura. Dopo un passaggio blindato in commissione. Una forzatura, protesta l’opposizione.
«C’è la volontà di accelerare al massimo l’approvazione», annuncia dal Festival dell’economia di Trento il ministro ai rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. «Il centrodestra lo ha deciso, naturalmente con il consenso del governo, di accelerare dopo aver atteso le proposte del centrosinistra che non sono mai arrivate», accusa.
La riforma è attualmente in discussione in commissione Affari costituzionali, sono terminate le audizioni ma deve ancora iniziare la discussione generale. E la partita degli emendamenti è ancora tutta da giocare. Gli uffici tecnici, come anticipato da Repubblica, sono al lavoro per studiare, su richiesta della maggioranza, un testo bis da sostituire a quello attuale dove verrebbero recepite alcune modifiche. Un modo anche questo per velocizzare i tempi.
Per l’opposizione, si tratterebbe di una grave forzatura. «Ancora non è stato fissato il termine per la presentazione degli emendamenti e già sentiamo dire che la legge elettorale deve essere chiusa entro l’estate», attacca Simona Bonafè, la capogruppo Pd in commissione Affari costituzionali. Inoltre, «i costituzionalisti auditi hanno rilevato molti profili di incostituzionalità e adesso - incalza - ci sarebbe anche un nuovo testo su cui la maggioranza litiga per trovare la quadra».
Tra le modifiche c’è quella del premio di maggioranza che dal 40% passerebbe al 42%, come conferma anche Ciriani. «Sarà un premio - assicura il ministro, per provare a smontare il principale dei rilievi - che garantisca stabilità senza mettere a repentaglio la possibilità del Parlamento di scegliere il presidente della Repubblica». Mentre sull’inserimento delle preferenze Fratelli d’Italia vuol forzare presentando un emendamento direttamente in Aula senza l’accordo con il resto della maggioranza e nonostante il rischio che gli azzurri, per protesta, facciano saltare l’intera riforma. Nazario Pagano, forzista presidente della commissione Affari costituzionali, nega che ci saranno emendamenti per le preferenze. E un suo collega di partito dietro anonimato avverte: «Se ne presenteranno, si assumeranno la responsabilità politica».
«Mentre gli italiani sono alle prese con ben altri problemi e difficoltà come i rincari dei prezzi, la maggioranza continua a discutere di legge elettorale dimostrando che ciò che ha più cuore sono le poltrone. Ora presenta un secondo testo blindato e su cui vuole accelerare», afferma Alfonso Colucci, capogruppo M5S in prima commissione alla Camera: «E sembra che molti nostri rilievi non siano stati affatto superati». Alla maggioranza che accusa l’opposizione di non essersi seduta al tavolo, Colucci replica dicendo che «il dibattito sulla legge elettorale deve avvenire in Parlamento, non accettiamo tavoli e tavolini separati».
Le opposizioni si vedranno la prossima settimana per ragionare sugli emendamenti da presentare ma il timore, come spiega da Avs Filiberto Zaratti, è di ritrovarsi di fronte «a un nuovo testo che non potrà essere modificato». Per questo il segretario di +Europa, Riccardo Magi, chiede di «rispettare i tempi, senza forzature». «È la stessa arroganza istituzionale che si è manifestata sulla riforma della giustizia poi sconfitta al referendum», attacca il dem Federico Fornaro. Ma dalla maggioranza fanno spallucce: «Non accettiamo tempi biblici».