La Lega si mette di traverso. E spacca ancora una volta la maggioranza in politica estera. Dice no all’accelerazione di Bruxelles per l’ingresso di Kiev nell’Ue. Ed è costretto a intervenire Antonio Tajani, in sintonia con Palazzo Chigi.
«La Lega è assolutamente contraria a ogni ipotesi di adesione dell’Ucraina all’Unione», mette a verbale il partito di Matteo Salvini in una nota molto ruvida: «Oltre a non avere i requisiti necessari che altri Paesi hanno o stanno per ottenere dopo anni di lavoro, Kiev nella Ue rappresenterebbe un danno economico e sociale di enormi proporzioni».
Non è la posizione del governo. Giorgia Meloni affida la replica all’altro vicepremier, Tajani: «Per noi la priorità sono i Balcani, fermo restando che Ucraina e Moldavia devono avviare un percorso, devono anche combattere la corruzione, rispettare le regole per far parte dell’Ue. Noi siamo pronti a far la nostra parte per aiutarli». Da Palazzo Chigi fanno presente che l’Italia è favorevole all’ingresso di Ki…
La Lega si mette di traverso. E spacca ancora una volta la maggioranza in politica estera. Dice no all’accelerazione di Bruxelles per l’ingresso di Kiev nell’Ue. Ed è costretto a intervenire Antonio Tajani, in sintonia con Palazzo Chigi.
«La Lega è assolutamente contraria a ogni ipotesi di adesione dell’Ucraina all’Unione», mette a verbale il partito di Matteo Salvini in una nota molto ruvida: «Oltre a non avere i requisiti necessari che altri Paesi hanno o stanno per ottenere dopo anni di lavoro, Kiev nella Ue rappresenterebbe un danno economico e sociale di enormi proporzioni».
Non è la posizione del governo. Giorgia Meloni affida la replica all’altro vicepremier, Tajani: «Per noi la priorità sono i Balcani, fermo restando che Ucraina e Moldavia devono avviare un percorso, devono anche combattere la corruzione, rispettare le regole per far parte dell’Ue. Noi siamo pronti a far la nostra parte per aiutarli». Da Palazzo Chigi fanno presente che l’Italia è favorevole all’ingresso di Kiev, ma se ci saranno accelerazioni, devono includere anche chi è già in lista da tempo: dall’Albania dell’«amico» Edi Rama al Montenegro, oltre alla Moldavia. Meloni potrebbe partecipare il prossimo 5 giugno al vertice Ue-Balcani. La settimana dopo, l’11, riferirà alle Camere in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno. Quanto a Kiev, il vero nodo di trattativa a Bruxelles è la lettera con cui il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha proposto di far entrare l’Ucraina come «membro associato» dell’Ue. Ingresso soft, su cui Roma sta riflettendo e non ha ancora preso posizione.
Ma più delle bizze di Salvini, a preoccupare Meloni è il disimpegno, ormai nemmeno solo minacciato, degli Stati Uniti nel fianco europeo della Nato. Il grande spavento, per le cancellerie europee, è la riduzione della deterrenza americana in caso di attacco russo nel continente, con una sforbiciata – si parla di un dimezzamento – alla task force di sottomarini, caccia e bombardieri da spedire in Europa in caso di conflitto scatenato dal Cremlino. Se ne discuterà al vertice atlantico di Ankara, il 7 e 8 luglio. Ma i governi Ue sono già in allerta. Studiano le contromosse.
Meloni è stata sondata in queste ore per un vertice a Berlino. La convocazione arriverebbe dal cancelliere Merz, il formato è l’E5, dunque oltre a Gran Bretagna, Germania e Francia sarebbe allargato a Polonia e Italia. Le diplomazie sono al lavoro, ma non è stata ancora fissata la data: un’ipotesi è il 2 giugno, martedì prossimo. Invitato pure Mark Rutte. Si parlerà anche di Ucraina, ma soprattutto degli assetti atlantici. Il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, la scorsa settimana ha parlato di una Germania pronta «ad assumersi le proprie responsabilità di leadership» nei nuovi equilibri Nato, dopo le mosse degli Usa. Una sortita che a Palazzo Chigi è stata accolta con prudenza (e un po’ di freddezza): gli americani, è la linea, sono insostituibili, lo dicono i trattati. Ma il tema ormai c’è, impossibile non affrontarlo. Proprio con Wadephul, Tajani ha discusso ieri, chiacchierata notturna a Cipro, dov’è in programma la riunione informale del ministri degli Esteri Ue. La discussione è stata estesa anche alla proposta italiana di sanzioni contro il ministro israeliano Ben Gvir, su cui però manca l’unanimità, anche per la frenata tedesca.