Prima quarant’anni di proporzionale e poi la voglia matta di cambiare legge elettorale ogni dieci anni. Mattarellum, Porcellum, Italicum, Rosatellum e, ora, il Melonellum. Sembra quasi una ossessione quella dei partiti italiani che a un certo momento vengono presi dalla frenesia e devono mettere mano al sistema di voto. Quasi sempre con l’idea che possa essere utile (per loro) a rivincere nelle urne. Come sta succedendo in questo momento alla maggioranza di governo che sta procedendo spedita all’ennesima riforma.
Ma facciamo un passo indietro. Dopo il proporzionale puro con cui si è votato per l’intera Prima repubblica, arriva nel 1993, sull’onda di un referendum abrogativo, una nuova legge elettorale che prende il nome dell’attuale capo dello Stat…
Prima quarant’anni di proporzionale e poi la voglia matta di cambiare legge elettorale ogni dieci anni. Mattarellum, Porcellum, Italicum, Rosatellum e, ora, il Melonellum. Sembra quasi una ossessione quella dei partiti italiani che a un certo momento vengono presi dalla frenesia e devono mettere mano al sistema di voto. Quasi sempre con l’idea che possa essere utile (per loro) a rivincere nelle urne. Come sta succedendo in questo momento alla maggioranza di governo che sta procedendo spedita all’ennesima riforma.
Ma facciamo un passo indietro. Dopo il proporzionale puro con cui si è votato per l’intera Prima repubblica, arriva nel 1993, sull’onda di un referendum abrogativo, una nuova legge elettorale che prende il nome dell’attuale capo dello Stato: il Mattarellum. Il sistema è per il 75% maggioritario, composto da collegi uninominali, mentre per il restante 25% dei seggi viene assegnato con il proporzionale. Con il Mattarellum si vota tre volte: 1994, 1996 e 2001. Una volta vince l’Ulivo guidato da Romano Prodi, due volte il centrodestra guidato da Silvio Berlusconi. Ed è proprio la maggioranza del Cavaliere che decide nel 2005, per il timore di perdere le elezioni imminenti, di incaricare l’allora ministro per le Riforme, il leghista Roberto Calderoli, per cambiare la legge elettorale. E sarà lui stesso in tv a dire cosa pensa della sua creazione, definendola senza giri di parole “una porcata”. Ecco allora il Porcellum che riproporne il proporzionale ma con liste bloccate. E soprattutto un premio di maggioranza senza soglia per ottenerlo. Per il centrodestra va male e infatti nel 2006 vince l’Unione di Prodi anche se dura poco.
L’ultimo atto del Porcellum è con le elezioni del 2013, quelle in cui arrivano i 5 stelle in parlamento e il centrosinistra guidato da Pier Luigi Bersani non riesce ad avere la maggioranza al Senato. Ci pensa la Corte costituzionale a mettere in soffitta la “porcata” di Calderoli dichiarandola parzialmente incostituzionale.
Intanto nel 2015 a palazzo Chigi arriva Matteo Renzi e, insieme alla riforma costituzionale che verrà bocciata dal referendum, fa preparare dalla sua maggioranza l’Italicum. La nuova riforma prevede un proporzionale con eventuale doppio turno, premio di maggioranza per chi raggiunge il 40%, soglia di sbarramento e cento collegi plurinominali con capilista bloccati. Ma non c’è nemmeno il tempo di debuttare alle elezioni che la Consulta interviene ancora. Questa volta sarà Enzo Rosato, allora nel Pd, a cercare di mettere insieme i cocci e predisporre la legge elettorale ancora in vigore, il Rosatellum, un mix tra proporzionale e maggioritario.
Oggi tocca al centrodestra e al Melonellum. E ancora si torna a litigare sul tetto per il premio di maggioranza (al 42%) e se mettere o meno il nome del candidato premier nelle liste. Di certo non sarà l’ultima volta, c’è da scommetterci.