Ci sono volute quarantotto ore di riflessione e le gentili pressioni del suo partito perché il senatore di Forza Italia Francesco Silvestro mostrasse dispiacere quantomeno per aver rivolto parole irridenti verso la donna che lo accusa di violenza sessuale. «Denunciasse pure, poi ci divertiamo», aveva detto a Repubblica. E poi ancora: «Modestamente io sono un bel ragazzo, la signora è normale».
Il pentimento, ieri, è stato consegnato a una nota: «Mi scuso per espressioni che credevo colloquiali, e considero comunque sbagliate. Nel contesto di una telefonata possono aver generato fraintendimenti o leso sensibilità». Segue la giustificazione di prassi: «Sono stato colto di sorpresa da quanto mi veniva attribuito, un episodio e accuse rispetto alle quali ho già dichiarato attraverso il mio legale stupore e totale estraneità».
Nel centrodestra le esternazioni del senatore azzurro sono state vissute con imbarazzo quasi maggiore della notizia dell’inchiesta. Basti vedere il comunicato con cui persino la Lega, per voce della responsabile Pari opportunità Souad Sbai, ieri definiva l’affermazione di Silvestro «offensiva e gravissima», nonché la «sintesi di una mentalità che considera la credibilità di una donna vittima di violenza proporzionale all’avvenenza fisica». Frasi difficili da difendere. Non a caso la capogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama Stefania Craxi, che pure domenica ha sentito al telefono per due volte il senatore del suo gruppo, ha aspettato le scuse «doverose» per intervenire in pubblico e ammonire quelle «espressioni totalmente sbagliate» e «quanto più lontane» dalla sua «cultura, storia e sensibilità di donna e madre». Per il resto, la linea è di inevitabile attesa: «Saranno le indagini ad accertare la fondatezza delle accuse».
Il lavoro dei pm di Roma inevitabilmente orienterà anche gli accertamenti interni avviati dal presidente del Senato Ignazio La Russa. Oggi alle 15, intanto, il dirigente meloniano incontrerà i questori per valutare le possibilità in campo, alla luce del codice di condotta che richiede agli eletti di agire «con disciplina e onore». Tuttavia, senza alcuna carta alla mano, e dunque finché non arriverà un input dai magistrati, Palazzo Madama potrà fare poco.
Nelle more dell’iter, i parlamentari Pd della commissione bicamerale per il contrasto alla violenza di genere Cecilia D’Elia, Sara Ferrari, Filippo Sensi, Valeria Valente, Antonella Forattini e Valentina Ghio hanno scritto alla presidente Martina Semenzato per «chiedere formalmente che nella prima seduta utile», l’organismo parlamentare «condanni le parole inaccettabili del senatore Silvestro e ne prenda le distanze».
Quanto al partito, l’ipotesi che il senatore accusato di molestie venga sospeso non è esclusa, ma viene considerata impervia. Per un problema di simmetrie pericolose. Il 3 giugno la commissione Affari giuridici dell’Eurocamera ha dato il primo via libera alla revoca dell’immunità del capo-delegazione di FI Fulvio Martusciello, accogliendo la richiesta della procura belga nell’ambito dell’inchiesta Huaweigate. Davanti a provvedimenti disciplinari per Silvestro, chi lo difende avrebbe gioco facile a chiedere un trattamento simile per il coordinatore campano, se fosse indagato. Tanto più che tra i due – un tempo assai legati – pare che da mesi non corresse più buon sangue. Al limite della faida