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Salvini convoca i pretoriani: “Salviamo il partito nazionale”

Matteo Salvini e sullo sfondo Luca Zaia 

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La paura di una trappola dei governatori e del partito del Nord: l’ipotesi di un congelamento del raduno di Treviso
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ROMA – La telefonata di Matteo Salvini è arrivata. Dai toni ancora più perentori del solito. Il segretario leghista si gioca stavolta l’osso del collo, politicamente parlando, e la trappola preparata gli è chiarissima. «Tutti a Treviso, nessuna defezione: guai a farsi mettere i piedi sulla testa dai governatori». Destinatari, i suoi pretoriani. Per lo più i fedelissimi dell’ala sudista guidata da Claudio Durigon.

Obiettivo: non certo dar vita al partito meridionalista. Ma tenere in piedi la Lega nazionale. Sotto assedio ormai dentro e fuori il partito. Là fuori c’è il generale Roberto Vannacci che ha ormai acceso la freccia del sorpasso, superando – secondo l’ultimo sondaggio di Youtrend per Sky Tg24 – il suo ex partito. Futuro nazionale si attesta al 5,9%, mentre il Carroccio si ferma al 5,8%. Come se non bastasse, dentro il partito, ci sono invece gli avversari usciti allo scoperto: Luca Zaia, Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga. I coordinatori del Nord che sognano di trasformare …

ROMA – La telefonata di Matteo Salvini è arrivata. Dai toni ancora più perentori del solito. Il segretario leghista si gioca stavolta l’osso del collo, politicamente parlando, e la trappola preparata gli è chiarissima. «Tutti a Treviso, nessuna defezione: guai a farsi mettere i piedi sulla testa dai governatori». Destinatari, i suoi pretoriani. Per lo più i fedelissimi dell’ala sudista guidata da Claudio Durigon.

Obiettivo: non certo dar vita al partito meridionalista. Ma tenere in piedi la Lega nazionale. Sotto assedio ormai dentro e fuori il partito. Là fuori c’è il generale Roberto Vannacci che ha ormai acceso la freccia del sorpasso, superando – secondo l’ultimo sondaggio di Youtrend per Sky Tg24 – il suo ex partito. Futuro nazionale si attesta al 5,9%, mentre il Carroccio si ferma al 5,8%. Come se non bastasse, dentro il partito, ci sono invece gli avversari usciti allo scoperto: Luca Zaia, Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga. I coordinatori del Nord che sognano di trasformare la Lega in una federazione di due partiti distinti sul modello Cdu/Csu dei conservatori tedeschi.

Per questo i parlamentari rimasti al fianco del capo sono stati chiamati uno per uno per garantire la massima presenza al ritiro del 4 e 5 luglio.

I nomi? Eccoli. Durigon è in contatto costante con Salvini e non c’è certo bisogno di una telefonata in più. Anzi, è proprio il vicesegretario e plenipotenziario del leader nel Centro- Sud ad aver arruolato le truppe: Simonetta Matone eletta nel Lazio, la deputata di Cosenza Simona Loizzo, il deputato di Frosinone Nicola Ottaviani, Roberto Marti della Puglia, Gianpiero Zinzi che oltre a sedere in Parlamento è commissario straordinario della Lega in Campania e Anastasio Carrà parlamentare siciliano.

Tutti convocati: «Non resteremo passivi, né inermi». Sono pronti quindi a dare battaglia, anche se nei giorni scorsi la tentazione di non presentarsi neanche, dopo i toni utilizzati dal fronte del Nord, è stata molto forte. «Perdiamo per colpa del Sud», è una delle tante affermazioni di disprezzo, che fa il paio con «se ve ne andate ci fa piacere».

Salvini, sulla graticola, ha bisogno di aiuto per spegnere il fuoco e anche di non perdere truppe, che sempre più stufe di questo scontro continuo minacciano anche di andare via. Non verso Roberto Vannacci, casomai verso Fratelli d’Italia. Per adesso comunque loro ci saranno e restano fedeli al segretario. «Andremo a Treviso ma non per farci flagellare perché nessuno di noi del Sud è disposto a prendere schiaffi», dicono.

Tutto questo ammesso che il ritiro si terrà. Nei corridoi di Montecitorio, dopo il consiglio federale annullato, c’è chi scommette sul fatto che anche la due giorni di luglio possa saltare. In fondo il cielo sopra la Lega non è mai stato così nero. Nulla di ufficiale, ma anche al Nord è arrivata la soffiata, conseguenza del muro alzato dai governatori per fermare la cabina di regia sull’autonomia e l’indipendenza dei territori proposta da Salvini e formata da quindici componenti.

Gli angoli nelle ultime ore si sono un po’ smussati. Questo nuovo organo di partito non è considerato sufficiente ma non per questo sarà rifiutato. L’accoglienza è stata fredda, tuttavia Zaia, Fedriga e Fontana non ci tengono a passare per coloro che dicono solo di «no».

Su tutto il resto non vogliono fare sconti, continueranno a puntare sulla riforma dello statuto, che il leader ha già rifiutato, e sono pronti a mettere Salvini sotto processo. E infatti il vicepremier sta preparando la sua barriera difensiva. I suoi detrattori sono convinti che qualcosa dovrà cambiare. Se non lo deciderà il segretario saranno i sondaggi a decretarlo.

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