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Cuperlo: “Linguaggio squadrista, Fn vuole avvelenare l’Aula”

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L’esponente dei dem: “I vannacciani parlano come i primi fascisti, così attaccano anche la nostra Costituzione”
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Gianni Cuperlo, cosa l’ha colpita delle accuse dei vannacciani agli immigrati che occupano le case popolari?

«Il linguaggio. È la lingua dell’arditismo, del primo squadrismo, quello di piazza San Sepolcro. Pensi a quel definirsi feccia».

Ma non era la lingua dei bossiani quando arrivarono in Parlamento, e poi del Salvini del “Prima gli italiani? Anche Salvini evocava i citofoni con i nomi stranieri, come ha fatto Sasso di Futuro nazionale.

«La Lega era tante cose, compresa una classe dirigente locale di prim’ordine. Qui invece c’è la rivendicazione, persino esplicita, di un approccio razzista. Quel citare i nomi degli immigrati di seconda generazione, gli Abdul contrapposti ai nomi italiani, ai Maria, ai Francesco».

Gianni Cuperlo, cosa l’ha colpita delle accuse dei vannacciani agli immigrati che occupano le case popolari?

«Il linguaggio. È la lingua dell’arditismo, del primo squadrismo, quello di piazza San Sepolcro. Pensi a quel definirsi feccia».

Ma non era la lingua dei bossiani quando arrivarono in Parlamento, e poi del Salvini del “Prima gli italiani? Anche Salvini evocava i citofoni con i nomi stranieri, come ha fatto Sasso di Futuro nazionale.

«La Lega era tante cose, compresa una classe dirigente locale di prim’ordine. Qui invece c’è la rivendicazione, persino esplicita, di un approccio razzista. Quel citare i nomi degli immigrati di seconda generazione, gli Abdul contrapposti ai nomi italiani, ai Maria, ai Francesco».

Lei ha ribattuto in aula parlando di violenza politica.

«Siamo dentro una profonda regressione. C’è un attacco all’articolo 3 della Costituzione, che dice che compito della Repubblica è rimuovere gli ostacoli che di fatto impediscono l’esercizio di un’effettiva uguaglianza dei cittadini».

È campagna elettorale?

«Sì, anche. Ma di nuovo, anche rispetto al passato, è che siamo dentro un’onda favorevole alla destra, che accomuna Trump, Alice Weidel dell’Afd in Germania, Le Pen e Bardella in Francia, Nigel Farage in Gran Bretagna, Abascal in Spagna. Una destra che si rifà alle peggiori teorie reazionarie degli anni Trenta del Novecento».

Qual è l’obiettivo?

«Attaccare i valori della democrazia. Legittimando le paure. Sdoganando l’odio. C’è una carica di disumanità in tutto questo».

È un tema redditizio elettoralmente mettere gli stranieri sul banco degli imputati?

«Ma i figli di quegli stranieri frequentano le nostre scuole, si sentono parte del Paese. Invece vengono aggrediti. Viene così respinta ogni idea di convivenza, di inclusione. È qualcosa di miserabile».

Perché Vannacci esplode ora, con la destra al potere?

«Ha intercettato un umore antisistema che viene da lontano. Nel 2013 i Cinquestelle ebbero il 25 per cento, il 32 cinque anni dopo, poi è arrivata la destra. Penso che ci attendano mesi difficili da qui alle elezioni».

Cosa teme?

«L’altra sera ho avuto l’impressione che questa pattuglia di otto parlamentari vannacciani voglia in qualche modo avvelenare il clima in Parlamento, introducendo un ulteriore elemento di degenerazione del linguaggio, nella convinzione che possa fare gioco».

La sua collega del Pd, Ouidad Bakkali ha abbandonato l’aula.

«Ed è una sconfitta di questo Parlamento. Spetta a tutti preservare in qualche modo l’autorevolezza e la solennità dell’aula anche solo per il rispetto che dobbiamo a chi l’ha frequentata in anni e decenni trascorsi, a cominciare da chi, come Lelio Basso, Massimo Severo Giannini, Teresa Mattei, partorì l’articolo 3 della Costituzione».

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