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Ddl caccia, tra le proteste. Parte l’iter alla Camera. Faro del Colle sulle norme

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Le opposizioni lo chiamano “ddl sparatutto”. Il Quirinale valuterà che la nuova normativa non sia in contrasto con le regole europee
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Il nuovo disegno di legge sulla Caccia, approvato dal centrodestra al Senato il 23 giugno, è sotto la lente di ingrandimento del Quirinale. Mentre il provvedimento arriva alla Camera — da domani all’esame della commissione Agricoltura — gli uffici giuridici di Sergio Mattarella si preparano a valutare che le nuove norme, lasche nei confronti dei cacciatori, non confliggano con le disposizioni, più stringenti, della Ue. Il testo prevede infatti una serie di novità controverse che hanno portato le opposizioni — tutte contrarie — a definirlo “ddl sparatutto”. Tra i punti contestati: aumentano le specie che possono finire nel mirino dei cacciatori; si lascia alle regioni la possibilità di allungare i periodi dell’anno in cui l’attività venatoria è consentita; e vengono estesi i territori in cui si può svolgere. Non solo. Cambia la concezione stessa della caccia: la legge più importante in materia, del 1992, viene modificata sostituendo la «protezione» della fauna selvatica con la «gestion…

Il nuovo disegno di legge sulla Caccia, approvato dal centrodestra al Senato il 23 giugno, è sotto la lente di ingrandimento del Quirinale. Mentre il provvedimento arriva alla Camera — da domani all’esame della commissione Agricoltura — gli uffici giuridici di Sergio Mattarella si preparano a valutare che le nuove norme, lasche nei confronti dei cacciatori, non confliggano con le disposizioni, più stringenti, della Ue. Il testo prevede infatti una serie di novità controverse che hanno portato le opposizioni — tutte contrarie — a definirlo “ddl sparatutto”. Tra i punti contestati: aumentano le specie che possono finire nel mirino dei cacciatori; si lascia alle regioni la possibilità di allungare i periodi dell’anno in cui l’attività venatoria è consentita; e vengono estesi i territori in cui si può svolgere. Non solo. Cambia la concezione stessa della caccia: la legge più importante in materia, del 1992, viene modificata sostituendo la «protezione» della fauna selvatica con la «gestione». L’attività venatoria viene considerata utile a «concorrere alla tutela della biodiversità e dell’ecosistema».

Le opposizioni — e ancor più le associazioni ambientaliste — sono sulle barricate. Il ddl interviene anche sull’elenco delle specie oggi definite «particolarmente protette»: dall’elenco è addirittura stato depennato il lupo. Un correttivo che, per quanto non apra in automatico alla possibilità di cacciarlo, allarma gli attivisti. Non è insolito che il Colle tenga d’occhio i provvedimenti mentre sono ancora all’esame del Parlamento per operare con una silenziosa moral suasion prima che arrivino, chiusi, sulla scrivania del presidente della Repubblica. Sul ddl Caccia non è ancora questo il caso: ma l’attenzione del Quirinale è alta.

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