I nomi degli agenti italiani sotto copertura? Oppure: le informazioni sulle missioni Nato, sui sistemi d’arma inviati all’Ucraina, sui droni e perfino sugli obiettivi militari sensibili? “Basta pagare”. Funzionava così – come ha ricostruito la procura di Roma grazie al lavoro degli agenti dell’Aisi, prima, e dei carabinieri del Ros, poi – il rapporto tra l’ufficiale del Gru Mikhail Astakhov e l’ex agente dei Servizi Gavino Raoul Piras. Le intercettazioni e i documenti sequestrati ricostruiscono un rapporto durato mesi, fatto di richieste, dossier preparati su misura e pagamenti in contanti. Fino all’ultimo incontro, quando – «dopo aver messo il cellulare nel microonde» come scrive il gip Rosamaria De Lellis nelle 28 pagine di ordinanza di custodia – il diplomatico russo lascia l’abitazione di Piras con una scheda di memoria piena di informazioni.
I nomi degli agenti italiani sotto copertura? Oppure: le informazioni sulle missioni Nato, sui sistemi d’arma inviati all’Ucraina, sui droni e perfino sugli obiettivi militari sensibili? “Basta pagare”. Funzionava così – come ha ricostruito la procura di Roma grazie al lavoro degli agenti dell’Aisi, prima, e dei carabinieri del Ros, poi – il rapporto tra l’ufficiale del Gru Mikhail Astakhov e l’ex agente dei Servizi Gavino Raoul Piras. Le intercettazioni e i documenti sequestrati ricostruiscono un rapporto durato mesi, fatto di richieste, dossier preparati su misura e pagamenti in contanti. Fino all’ultimo incontro, quando – «dopo aver messo il cellulare nel microonde» come scrive il gip Rosamaria De Lellis nelle 28 pagine di ordinanza di custodia – il diplomatico russo lascia l’abitazione di Piras con una scheda di memoria piena di informazioni.
Gli agenti sotto copertura
Uno dei principali interessi dell’intelligence russa riguarda gli uomini dell’Aise. Nel corso degli incontri Astakhov chiede ripetutamente dati personali e aggiornamenti sugli appartenenti ai Servizi italiani. Piras gli consegna le identità di almeno cinque di loro. Nel corso di un incontro compie un passo ulteriore: mostra dal proprio telefono il nome, la fotografia e perfino l’utenza telefonica di una funzionaria dell’Aise impegnata nelle attività di controspionaggio nei confronti della Russia. «Era una mia allieva», racconta ad Astakhov.
Il biglietto russo
Ma a spiegare meglio di ogni altra cosa il meccanismo, arriva un biglietto che gli investigatori trovano nell’abitazione di Piras e che Astakhov gli aveva consegnato durante uno degli incontri. È una sorta di elenco delle priorità dell’intelligence militare russa. Si chiedono «informazioni» sull’efficacia degli attacchi alle strutture nucleari iraniane e sui danni al programma atomico di Teheran. Poi il focus si sposta sull’Italia e sull’Alleanza atlantica: il “Gat Report” dell’Osdife, la disponibilità e i piani di acquisto dei missili a lungo raggio Storm Shadow-Scalp, il piano di riarmo di Italia, Unione europea e Nato, le prospettive di sviluppo delle forze armate, le priorità della difesa europea e perfino la possibilità che l’Italia aiuti l’Ucraina a produrre missili a lungo raggio. Emblematica una delle conversazioni intercettate. Piras racconta l’interesse italiano per il carro armato russo T-90 “Vladimir” e mette in guardia il suo interlocutore: «Stanno dietro… però non riescono a capire la mitragliatrice che ha sopra, come si muove autonomamente… se riescono a rubarvi il segreto ve lo rubano, attenzione eh». Astakhov, a sua volta, sposta il discorso sui nuovi sistemi navali senza equipaggio sperimentati a La Spezia: «Nel mese scorso c’è stata un’esercitazione… questi apparati senza guida… con esplosivo…». Piras replica di averne già sentito parlare da una propria fonte che gli aveva spiegato il progetto e i contratti collegati.
Le risposte
Piras cerca di esaudire tutti i desideri. «Sta scritto qua», dice, indicando una scheda di memoria preparata per l’incontro. Ti ho messo le schede del Ros dei Carabinieri, la scheda della cybersicurezza della polizia di Stato… poi ti ho messo la slide… poi vi ho messo una cartella…». Dentro, spiega, ci sono i dati tecnici della missione Nato in Bulgaria: il numero dei militari italiani, i reparti di appartenenza, gli alloggi, i mezzi disponibili e perfino le «linee di penetrazione». Informazioni che, racconta, gli sarebbero state fornite da «un colonnello paracadutista incursore». Poi la conversazione si sposta sugli aiuti militari all’Ucraina. Astakhov vuole chiarimenti sui sistemi forniti dall’Italia, sui droni e sul Michelangelo Dome, il sistema di difesa integrata sviluppato da Leonardo. Piras risponde che Roma ha consegnato tre sistemi d’arma a Kiev e che il Michelangelo Dome è stato invece destinato alla Bulgaria. Infine rassicura il suo interlocutore su un altro punto: le esplosioni avvenute sulle piattaforme petrolifere russe, dice, non sarebbero opera dei Servizi italiani ma dell’intelligence britannica.
«Certo, basta pagare»
L’altro tema affrontato durante l’incontro riguarda la possibilità di ampliare la rete di informatori. Astakhov chiede se esistano altre fonti stabili in grado di fornire informazioni riservate. La risposta di Piras è lapidaria: «Certo, basta pagare». Piras che però si lamenta anche dei fondi che gli vengono girati. «chi paga? Io posso fare tutto quello che vuoi ma chi paga... in dodici anni migliaia di informazioni... non mi avanzano manco i soldi per il caffè, posso anche venirvi incontro fino a un certo punto. Ma voi siete dei poveracci».