L’inchiesta della procura di Roma sul presunto spionaggio in favore della Russia non resta più confinata alle aule giudiziarie. È diventata un caso diplomatico destinato ad avere conseguenze immediate nei rapporti tra Roma e Mosca. Nelle prossime ore, infatti, la Farnesina dovrebbe dichiarare persona non grata ed espellere il diplomatico russo Mikhail Astakhov, addetto militare dell’ambasciata e ufficiale dell’intelligence del Gru, formalmente indagato ma protetto dall’immunità diplomatica. Una misura che richiama direttamente il precedente del caso dell’ufficiale di Marina Walter Biot, quando l’Italia espulse due funzionari russi dopo l’arresto del militare accusato di avere ceduto documenti riservati. Ma il quadro sarebbe ancora più ampio. Le informative dell’intelligence italiana descrivono infatti un’attività di reclutamento e corruzione che non sarebbe riconducibile a un singolo funzionario dell’ambasciata, bensì a una vera e propria catena di comando dell’intelligence militare r…
L’inchiesta della procura di Roma sul presunto spionaggio in favore della Russia non resta più confinata alle aule giudiziarie. È diventata un caso diplomatico destinato ad avere conseguenze immediate nei rapporti tra Roma e Mosca. Nelle prossime ore, infatti, la Farnesina dovrebbe dichiarare persona non grata ed espellere il diplomatico russo Mikhail Astakhov, addetto militare dell’ambasciata e ufficiale dell’intelligence del Gru, formalmente indagato ma protetto dall’immunità diplomatica. Una misura che richiama direttamente il precedente del caso dell’ufficiale di Marina Walter Biot, quando l’Italia espulse due funzionari russi dopo l’arresto del militare accusato di avere ceduto documenti riservati. Ma il quadro sarebbe ancora più ampio. Le informative dell’intelligence italiana descrivono infatti un’attività di reclutamento e corruzione che non sarebbe riconducibile a un singolo funzionario dell’ambasciata, bensì a una vera e propria catena di comando dell’intelligence militare russa operante nel nostro Paese.
Di più: come ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, è possibile che l’azione russa non si sia fermata soltanto al suo ministero (seppur è evidente che lì ci sono le informazioni più sensibili) ma si siano estese anche ad altri uffici e ambiti di interesse, dalle nuove tecnologie all’Istruzione. Sono tutte operazioni che Aisi (che ha fatto partire l’indagine di Roma) e Aise monitorano da tempo. Ma che ora potrebbe avere un’accelerata. Anche perché è possibile che le espulsioni di diplomatici russi siano più di una, riaprendo quindi un altro caso diplomatico con Mosca.
L’inchiesta della procura di Roma, condotta dai carabinieri del Ros, ha portato agli arresti domiciliari due ex appartenenti ai servizi segreti italiani, Gavino Raoul Piras e Vincenzo Di Pasquale, entrambi in pensione da oltre dieci anni. Quattro gli italiani. Piras respinge però ogni accusa. In attesa dell’interrogatorio di garanzia fissato per venerdì, affida la propria linea difensiva al suo legale, Francesco Vaccaro. «L’ho trovato lucido e sereno - spiega l’avvocato -. È un servitore dello Stato ed è convinto di poter dimostrare la correttezza delle sue condotte. Le notizie di cui è accusato non erano riservate». Secondo la difesa, l’ex 007 avrebbe continuato a svolgere un’attività indipendente di analisi nel settore dell’intelligence, raccogliendo informazioni esclusivamente da fonti aperte. «Anche se dovesse aver incontrato un esponente diplomatico estero - aggiunge il legale - non avrebbe mai veicolato informazioni segrete».
Una ricostruzione che contrasta frontalmente con quella contenuta nell’ordinanza del gip. Il giudice sottolinea infatti che le informazioni «esaminate, procurate e rivelate dal Piras, senza dubbio allo scopo di spionaggio», pur non essendo coperte da segreto di Stato, erano tutte soggette a divieto di divulgazione e classificate tra «riservato», «riservatissimo» e «segreto».