E’ troppo facile ridere di Marco Rizzo che, più vannacciano di Vannacci, è stato ora cacciato al grido di "camerata, camerata / fregatura assicurata" dal partito che aveva fondato e del qual era sino a ieri il leader massimo: Democrazia Sovrana Popolare. Finirebbe insomma nel lungo elenco degli svitati sbullonati, macchiettoni della politica italiana questo fasciocomunista Rizzo, se non fosse che in lui agonizza nelle pozzanghere del pittoresco ciò che rimane della “rude razza pagana”, che è la famosa definizione che Mario Tronti diede della classe operaia “nel nostro tempo – diceva – senza epoca” .
Dunque, Rizzo non è solo uno dei tanti spostati della politica, fenomeni sì, ma senza volerlo, “svitati” come i comici surreali che piacevano a Dario Fo e Jannacci, tutti allievi del più sbullonato di tutti, Karl Valentin del Tingeltangel che saliva su una scala poggiata al cielo.
Li ricordate? Cito, senza ordine, Scilipoti che in Parlamento era salutato dal coro “mu-nni-zza-mu-nni-zza”, Razzi che ballava in Corea del Nord, De Gregorio il comprato, una raffica di 5stelle dal Dibba al Donno, e, tra i leghisti, archiviati Calderoli e Borghezio, ci sono Borghi che la spara sempre più grossa e il picchiatore Iezzi, e poi nella destra che attira le macchiette come una calamita, Gennaro Sangiuliano detto Jenny Delon, il pistolero Pozzolo, il bistecchiere Delmastro, l’incompreso Urso. E a sinistra ci sono i De Luca, padre e figli, ed Emiliano con le sue cozze pelose, i cacicchi populisti e illuministi, mammasantissima e riformatori, anche loro pasticcio sinistra-destra, e tra le categorie di Sciascia certamente sono uomini, ma anche quaquaraquà. E ci sarebbero ancora l’ultrà più romanista che verde Paolo Cento e Ilaria Salis non all’altezza dell’oltraggio subito in Ungheria.
So che è un paradosso duro da digerire, ma a rendere Rizzo drammaticamente diverso c’è proprio quel comunismo dal quale viene, quella moralità sobria della sinistra pulita che dava un orizzonte alla rabbia sociale e alle mille paure che sono oggi il potente carburante della destra. Finisce, infatti, estenuata nelle tristissime trovate di questo rosso-vannacciano e nel suo circo nazional-bolscevico di pornostar e di incontri nel bar dei vip Rai (ma è anche amico del boss di Mediaset Mauro Crippa), nei suoi accesi podcast meloniani, nel negazionismo climatico, nella remigrazione e nel sovranismo, anche un po’ dell’utopia del Pci, di cui fu militante con la casa foderata di libri. E poi c’è Rifondazione al fianco di Cossutta, e ancora i Comunisti italiani. Deputato alla Camera, europarlamentare, è sopravvissuto con mille espedienti, via via degradandosi sino al sodalizio con Alemanno che il carcere ha trasformato nel Che Guevara del fascistone Vannacci. E si è inventato pure il movimento Figa (“che male c’è se mi piace la gnocca?”) e sono un rifugio nel kitsch le sue liti da cortile in tv con la Mussolini, le urla con Gasparri, gli insulti a Lilli Gruber e a Mentana.
Relegato negli anfratti dei palinsesti, non ancora tra le pubblicità delle dentiere e degli integratori alimentari, Rizzo ha la certezza che mai diventerà protagonista restando a sinistra. E perciò si butta sempre più a destra, come Totò. E infatti ora ha annunciato un nuovo partito più putiniano, più sovranista, più fascista, ma anche sempre più comunista.
La verità è che immalinconisce la sua sostanza di rimasuglio, di residuo, di frattaglia, di friche, direbbe lo stesso Rizzo che ha scritto “Biografia di periferia,” un romanzo che presenta oggi all’Aquila insieme al nuovo partito della classe operaia, ”senza ideali, senza fede e senza morale",diceva Mario Tronti che era lo zio di Renato Zero, l’autore di “periferia è casa mia”: “qui tutto fa colore / rifiuti e povertà / qui non è mai Natale/ la noia qui non ha pietà”. (“Solo il nipote capisce lo zio” canta Paolo Conte).
“Sono uno sconfitto, non un vinto”, disse Tronti nello Straparlando di Antonio Gnoli. Rizzo è la parodia sia dello zio sia del nipote: “Sono un uomo che vuole restare scomodo mentre gli altri stanno nei tavoli giusti”, “combatto il mainstream”, “il mio sovranismo non è di cartone”, “ io sono contro”. Ma contro chi, contro che cosa? “Contro tutti voi”.