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Migranti, un decreto legge per assumere 500 agenti alle frontiere: la mossa del governo dopo Ceuta

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La bozza del dl oggi in Cdm per “potenziare i controlli dei flussi”. Piantedosi al vertice dei ministri dell’Interno Ue: “La sospensione di Schengen scelta cautelare, non contro la Spagna”
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Cinquecento nuovi agenti di polizia da assumere subito, già da dicembre, oltre ai contingenti già previsti, per potenziare i controlli alle frontiere e le procedure di identificazione dei migranti. Nell'estate degli sbarchi ridotti del 50 per cento e nel giorno del vertice Ue in cui l'Italia chiede ai 27, dopo gli arrivi straordinari a Ceuta, di accelerare la realizzazione di hub per i rimpatri in Paesi terzi, il governo porta in Consiglio dei ministri un nuovo decreto per blindare ancor di più i suoi confini anche se l'assunzione straordinaria di 500 uomini serve anche a rispondere alla enorme quantità di procedure accelerate di frontiera che, con il nuovo Patto asilo e immigrazione, l'Italia è tenuta a portare a termine, più di ogni altro Paese europeo, Spagna compresa. E proprio prendendo la parola questa mattina al vertice Ue dei ministri dell'Interno, Matteo Piantedosi ha usato carota e bastone. Piena solidarietà alla Spagna dopo i 50.000 arrivi di migranti in 48 ore a Ceuta e la…

Cinquecento nuovi agenti di polizia da assumere subito, già da dicembre, oltre ai contingenti già previsti, per potenziare i controlli alle frontiere e le procedure di identificazione dei migranti. Nell'estate degli sbarchi ridotti del 50 per cento e nel giorno del vertice Ue in cui l'Italia chiede ai 27, dopo gli arrivi straordinari a Ceuta, di accelerare la realizzazione di hub per i rimpatri in Paesi terzi, il governo porta in Consiglio dei ministri un nuovo decreto per blindare ancor di più i suoi confini anche se l'assunzione straordinaria di 500 uomini serve anche a rispondere alla enorme quantità di procedure accelerate di frontiera che, con il nuovo Patto asilo e immigrazione, l'Italia è tenuta a portare a termine, più di ogni altro Paese europeo, Spagna compresa. E proprio prendendo la parola questa mattina al vertice Ue dei ministri dell'Interno, Matteo Piantedosi ha usato carota e bastone. Piena solidarietà alla Spagna dopo i 50.000 arrivi di migranti in 48 ore a Ceuta e la precisazione di come la sospensione degli accordi di Schengen per chi arriva in Italia dalla Spagna non sia un provvedimento contro Madrid ma "una scelta di natura cautelare e organizzativa". Subito dopo però Piantedosi non manca di rinfacciare come invece, quando nel 2023 (a governo Meloni appena insediato) fu Lampedusa a dover far fronte ad un numero di sbarchi assai importante, l'Italia non ricevette dall'Europa la solidarietà che si sarebbe aspettata.

"Conosciamo perfettamente cosa significhi trovarsi in prima linea di fronte a un'emergenza straordinaria, come avvenuto nel corso del 2023 in particolare a Lampedusa. E lasciatemi dire con franchezza che in quell'occasione l'Italia non ricevette la necessaria e prevista solidarietà che ci saremmo aspettati. Al contrario, registrammo da più parti pressioni e sollecitazioni volte a evitare che si verificassero i cosiddetti 'movimenti secondari' verso il Nord Europa, lasciando il peso dell'accoglienza iniziale e delle procedure d'emergenza interamente sulle nostre spalle".E ancora: davanti agli altri ministri dell'Interno Ue, Piantedosi rinnova la sua battaglia contro le Ong "che raccolgono migranti nel Mediterraneo per condurli sistematicamente nei nostri porti" e riserva una citazione a Matteo Salvini che scalpita per prendere il suo posto, ricordando il processo da lui subito per " il rigore e l'impegno profusi dall’Italia per difendere i confini esterni dell’Europa". E dunque ecco le proposte dell'Italia per mettere a punto "strumenti su cui poter davvero contare per difendere i propri confini da ingressi irregolari massivi e concentrati in pochissimo tempo". Una strategia per la quale Piantedosi evoca la "forza contrattuale" dell'Unione europea nel suo complesso per negoziare con i Paesi terzi. Hub per i rimpatri fuori dall'Europa e accordi per il rapido riconoscimento e raccoglimento dei migranti da rimandare a casa. Una strategia impossibile da realizzare senza accordi dedicati. Da qui la proposta dell'Italia di utilizzare la leva economica, cominciando con il rivalutare i partenariati strategici con la UE alla luce dei livelli di collaborazione offerti.

"Se un Paese terzo rifiuta di cooperare sulla riammissione dei propri cittadini, l'Unione deve poter applicare forti condizionalità in ogni settore, utilizzando tutte le leve a disposizione", dice Piantedosi additando proprio il Marocco come Paese poco collaborativo sul fronte dei rimpatri e che pero' gode di vantaggi nei rapporti commerciali con l'Europa."Non possiamo più permetterci - la posizione espressa da Piantedosi - che la diplomazia economica viaggi su un binario separato rispetto alla cooperazione in materia di sicurezza e migrazione".

E infine il piede sull'acceleratore per la realizzazione degli hub per la gestione esterna delle procedure di asilo e per i rimpatri in Paesi terzi sicuri. "Soluzioni innovative che costituiscono il più forte deterrente contro il traffico di essere umani", dice Piantedosi che rivendica il ruolo di apripista dell'Italia con i centri in Albania. Sorvola però Piantedosi sul perché a ormai due mesi dall'entrata in vigore delle nuove norme europee, il centro di Gjader resti pressoché deserto. La risposta sottesa sta nell'ultima idea del governo italiano: "interpretare in maniera evolutiva le Convenzioni internazionali in materia di migrazione e asilo, considerando anche gli interessi degli Stati al controllo dei propri confini". In altre parole limitare i poteri di controllo delle corti europee come la Cgue che nei prossimi mesi dovrà pronunciarsi proprio sulla compatibilità del centro in Albania con le nuove norme europee. In attesa di quella sentenza, per evitare di perdere un nuovo braccio di ferro con la magistratura italiana, il centro di Gjader continuerà a funzionare, a scartamento ridotto, solo come l'11esimo Cpr italiano, quello da cui si rimpatria meno di tutti e a costi esorbitanti.

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