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L’estate calda del leader 5S: “Ho scosso l’albero. Alleati sì, ma siamo diversi”

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L’ex premier a Capalbio ostenta tranquillità: “Non c’era da fare pace con Elly” Ma invoca discontinuità se si andrà insieme al governo
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Giuseppe Conte arriva ai piedi della collina dove sorge il teatro all’aperto di Capalbio in completo blu, camicia bianca e, a differenza di tutti i presenti oppressi da un clima subtropicale, senza una goccia di sudore. Prima di inerpicarsi sull’erta, sorride sornione e allarga le braccia: «Era un’estate un po’ soporifera e ho scosso l’albero. Vi state divertendo?». Il riferimento è al mezzo infarto politico che da due giorni sta paralizzando la costituenda coalizione di centrosinistra dopo la sua uscita sulla pace da trattare con Putin. Ma oggi il clima è in parte cambiato, c’è stato il pranzo con Elly Schlein e un pomeriggio di trattativa a Montecitorio che lo ha visto protagonista in prima persona, con l’obiettivo di arrivare a un testo comune con Pd e Avs prima del dibattito di oggi sul finanziamento Safe.

Giuseppe Conte arriva ai piedi della collina dove sorge il teatro all’aperto di Capalbio in completo blu, camicia bianca e, a differenza di tutti i presenti oppressi da un clima subtropicale, senza una goccia di sudore. Prima di inerpicarsi sull’erta, sorride sornione e allarga le braccia: «Era un’estate un po’ soporifera e ho scosso l’albero. Vi state divertendo?». Il riferimento è al mezzo infarto politico che da due giorni sta paralizzando la costituenda coalizione di centrosinistra dopo la sua uscita sulla pace da trattare con Putin. Ma oggi il clima è in parte cambiato, c’è stato il pranzo con Elly Schlein e un pomeriggio di trattativa a Montecitorio che lo ha visto protagonista in prima persona, con l’obiettivo di arrivare a un testo comune con Pd e Avs prima del dibattito di oggi sul finanziamento Safe.

Il faccia a faccia con la segretaria del Pd viene derubricato a evento di routine, senza troppa enfasi. «Con Elly ci siamo visti altre volte in occasioni conviviali e l’appuntamento di oggi era già programmato, non c’era da fare nessuna pace», dice Conte ma sembra il primo a non crederci. Infatti subito dopo ammette che «le nostre posizioni sono note e bisognerà trovare una composizione» con il Pd. Che evidentemente ancora non c’è.

Passa un’altra mezzora e, rispondendo alle domande del direttore del Messaggero Roberto Napoletano, che lo intervista sul suo libro davanti a un centinaio di capalbiesi e turisti, il leader dei Cinque Stelle confessa quello che è davanti agli occhi, l’atmosfera con l’alleato principale è quella che è: «Tra di noi c’è rispetto reciproco, che significa che ciascuno esprime la sua opinione, c’è qualche opinione diversa ma guardate c’è anche convergenza».

Ci tiene, soprattutto, a uscire dalla caricatura del putiniano che gli hanno appiccicato addosso gli avversari (e anche qualcuno tra i dem). «Il nostro principio guida è il diritto internazionale, che in questo momento in Ucraina è calpestato. Putin è l’aggressore e Zelensky è l’aggredito, su questo non dobbiamo avere alcuna ambiguità. Possiamo avere valutazioni diverse, all’interno del campo largo, per quanto riguarda la prospettiva, per come indirizzare questo conflitto, ma non sui principi». Tuttavia non arretra su un punto, la discontinuità. «Se a palazzo Chigi si insedierà un governo progressista non potrà riproporre la stessa politica estera del governo Meloni, altrimenti vorrà dire che non si è insediato un governo progressista». E dunque ecco la svolta di un Conte che già si vede proiettato di nuovo alla guida del Paese: «Come prima cosa incontrerei Zelensky, per dirgli che siamo con lui e soprattutto con la popolazione ucraina, ma gli anticiperei che il mandato che ho ricevuto dagli elettori è quello di imprimere una svolta negoziale al conflitto. Perché, dopo 4 anni e mezzo di guerra, aumentano i morti da entrambe le parti e si sta andando verso una escalation». In Europa, al momento, di leader capacità di interpretare questa fase, Conte non ne vede. A parte se stesso, ovviamente. L’Europa è afflitta da «afasia politica, non si sa qual è la linea politica, io non posso stare con questa linea. Un governo progressista, il mio governo, dovrà far tornare la politica in Europa, senza nascondersi che sarà difficilissimo porre fine a quel conflitto attraverso un negoziato».

Come tutto questo possa stare insieme in una corsa per la leadership che non si trasformi in una lotta fratricida, Conte non lo spiega. Ma certo non deflette dalla strada che ha imboccato, anzi rilancia: «Certo che dobbiamo arrivare a dei punti programmatici condivisi nel campo largo, ma sarà inevitabile che, durante le primarie, i candidati possano caratterizzarsi con degli approcci specifici, ci sono anche le diverse sensibilità di ciascuno di noi».

La sua campagna per le primarie è comunque già iniziata. Con un programma che prevede anche cosa fare appena vinte le elezioni. «Se mi insediassi a Palazzo Chigi - anticipa prendendosi il primo applauso scrosciante - riconoscerei come prima cosa lo Stato della Palestina, come seconda cosa mi batterei in Europa per mettere le sanzioni contro Netanyahu e agli altri criminali israeliani, come terza cosa strapperei l’accordo militare con Israele». Conte è lanciato come un treno, è bene che nel Pd, digerito il pranzo di ieri, comincino a farci i conti.

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