Si son visti nella solita osteria a un passo da Campo de’ Fiori, stavolta senza testimoni. Bonelli e Fratoianni non c’erano e nemmeno lo sapevano, nessuno li aveva avvertiti. È stato un tête-à-tête. «Concordato la scorsa settimana», precisano i due commensali, non un pranzo riparatore dopo il durissimo botta e risposta che ha rischiato di incrinare i rapporti fra loro e demolire l’intero cantiere progressista.
Più di un’ora di colloquio tornato tuttavia utile — al netto delle versioni ufficiali — per provare a chiarirsi, dissipare i nuvoloni addensati sull’alleanza nelle ultime 48 ore: gli stessi che, fino all’ultimo, hanno fatto esitare entrambi. Confermare o no l’appuntamento fissato prima della fuga in avanti di Conte sul nodo Kiev che «scioglieranno gli italiani alle primarie», seguito dal brusco altolà di Schlein sul programma di coalizione «che viene prima»? Incontrarsi o rinviare?
Si son visti nella solita osteria a un passo da Campo de’ Fiori, stavolta senza testimoni. Bonelli e Fratoianni non c’erano e nemmeno lo sapevano, nessuno li aveva avvertiti. È stato un tête-à-tête. «Concordato la scorsa settimana», precisano i due commensali, non un pranzo riparatore dopo il durissimo botta e risposta che ha rischiato di incrinare i rapporti fra loro e demolire l’intero cantiere progressista.
Più di un’ora di colloquio tornato tuttavia utile — al netto delle versioni ufficiali — per provare a chiarirsi, dissipare i nuvoloni addensati sull’alleanza nelle ultime 48 ore: gli stessi che, fino all’ultimo, hanno fatto esitare entrambi. Confermare o no l’appuntamento fissato prima della fuga in avanti di Conte sul nodo Kiev che «scioglieranno gli italiani alle primarie», seguito dal brusco altolà di Schlein sul programma di coalizione «che viene prima»? Incontrarsi o rinviare?
Fatto sta che la segretaria del Pd e il capo dei Cinquestelle alla fine decidono di vedersi. Per ribadire, uno, che occorre accelerare sui gazebo; l’altra, per tenere il punto perché «non funziona così». Una distanza che Conte non fa neppure la fatica di nascondere, incrociando poco dopo i cronisti a Montecitorio: «Sull’Ucraina in questi giorni ho detto e ripetuto le stesse cose che io e il Movimento ripetiamo da quattro anni, non sono cambiate. Ma rispetto le posizioni del Partito democratico», sibila. Quanto al rapporto con Schlein, «nessun problema personale. La dialettica politica rimane, ma nel rispetto reciproco», rivendica.
E che «la dialettica» sia piuttosto vivace — sebbene al Nazareno abbiano subito attivato gli estintori, parlando di «clima disteso, i due leader hanno fatto il punto sui prossimi passi» — lo dimostra il parto tormentato sulla risoluzione congiunta in vista delle comunicazioni che oggi il ministro dell’Economia terrà in Parlamento sullo scostamento di bilancio. In fondo a una lunghissima discussione non scevra di tensioni, Pd 5S e Avs hanno sottoscritto un testo col quale si impegna il governo — fanno notare i contiani — a non autorizzare nessuna spesa aggiuntiva in armi. Il nodo è il Safe, il prestito europeo per la difesa, primo pilastro del Rearm Eu che vede gli ex grillini e i rossoverdi contrari, mentre i dem sono sempre stati più aperturisti.
Un passaggio che, in tempo reale, fa infuriare i riformisti: «Non sappiamo se quella appresa dalle agenzie sia la stesura definitiva. Vedremo se la notte porterà consiglio perché quella che si legge non è condivisibile», notificano. Facendo agitare la segretaria, che si era convinta di aver trovato la via per ricucire, e irritare Conte. Il quale da Capalbio in serata graffia: «Ho lasciato Roma che stavamo lavorando a una bozza condivisa, ma vedo che i riformisti del Pd non sono d’accordo e non capisco perché, visto che avevamo scritto solo che lo scostamento va fatto esclusivamente per famiglie e imprese, non per le spese militari».
Scintille che ora minacciano la riconciliazione. Spia di un clima incandescente, testimoniato dagli sguardi preoccupati dei piddini in Transatlantico. «Io l’ho detto più volte: senza un lavoro sui punti politicamente più sensibili andrà sempre peggio», riflette Lorenzo Guerini. «Quella con gli alleati è una dinamica che dobbiamo governare, altrimenti ci facciamo male tutti», fa eco Enzo Amendola. «Conte ha problemi interni, deve rassicurare i suoi, sente il fiato di Di Battista sul collo e inizia a scalciare. Ci dobbiamo abituare», sospira rassegnata Debora Serracchiani. Non proprio il viatico migliore per una coalizione che si candida alla guida del Paese.