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Schlein serra le file del Pd. Faccia a faccia con Guerini e sprint sulle primarie

(lapresse)

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Anche i sostenitori della segretaria delusi da Conte. Boccia lo affronta al Senato: “Devi darti una calmata”. Lei rassicura la minoranza e ricompatta il partito in vista dei gazebo
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Alle nove del mattino, Elly Schlein entra trafelata nell’aula della Camera per ascoltare il ministro Giorgetti. Testa bassa, sfugge i cronisti, non ha nessuna voglia di parlare.

Le ultime 48 ore le hanno aperto gli occhi. Quello che per mesi aveva deciso di non vedere né sentire — le manovre di Giuseppe Conte per minare la sua leadership e mettere in difficoltà il Pd — non può più essere derubricato a «normale dialettica» tra alleati. La scelta di incassare senza reagire per non compromettere la costruzione dell’alternativa inizia a mostrare la corda. Ponendo la segretaria dinanzi a un dilemma: l’unità del suo partito, mai tanto in subbuglio, viene prima o dopo l’unità della coalizione? La risoluzione del campo largo — che però tanto largo non è: Iv è +Europa sono stati tagliati fuori — ha fatto infuriare i riformisti. E non solo loro. Stavolta anche i parlamentari che la sostengono sono furibondi con il leader 5Stelle. A sera Francesco Boccia glielo urla in faccia: «Forse non ci siam…

Alle nove del mattino, Elly Schlein entra trafelata nell’aula della Camera per ascoltare il ministro Giorgetti. Testa bassa, sfugge i cronisti, non ha nessuna voglia di parlare.

Le ultime 48 ore le hanno aperto gli occhi. Quello che per mesi aveva deciso di non vedere né sentire — le manovre di Giuseppe Conte per minare la sua leadership e mettere in difficoltà il Pd — non può più essere derubricato a «normale dialettica» tra alleati. La scelta di incassare senza reagire per non compromettere la costruzione dell’alternativa inizia a mostrare la corda. Ponendo la segretaria dinanzi a un dilemma: l’unità del suo partito, mai tanto in subbuglio, viene prima o dopo l’unità della coalizione? La risoluzione del campo largo — che però tanto largo non è: Iv è +Europa sono stati tagliati fuori — ha fatto infuriare i riformisti. E non solo loro. Stavolta anche i parlamentari che la sostengono sono furibondi con il leader 5Stelle. A sera Francesco Boccia glielo urla in faccia: «Forse non ci siamo capiti, devi darti una calmata, così non può funzionare».

Di buon mattino il senatore Alessandro Alfieri, braccio destro di Stefano Bonaccini traslocato da tempo in maggioranza, si precipita a Montecitorio per spiegare ai colleghi perché la mozione Pd-5S-Avs «è uno sbaglio». Per provare a rimediare all’errore che però poi, «per fortuna», un cavillo procedurale risolverà in modo indolore. «Non citare il Safe ed escludere dallo scostamento le spese per la difesa significa non aver capito cosa c’è in ballo», protesta il responsabile delle Riforme: «Quei soldi extra-budget servono per costruire le case per i militari, alzare le pensioni pure alle forze di polizia, creare l’unità di cybersicurity contro gli attacchi hacker, acquistare droni e satelliti per rendere più sicure le nostre infrastrutture, anche energetiche. L’investimento in armi è una parte residuale. Si poteva, e doveva scrivere, che si escludevano soltanto quelle offensive, non il resto». Sottinteso: vi siete fatti fregare dai grillini. Tanto più che «se queste misure pensi di farle col bilancio ordinario», insiste Alfieri, «devi attingere da altri capitoli. E dove prendi le risorse? Si rischia di tagliare proprio ciò che vorresti incrementare: sanità e welfare. Un boomerang».

Nel frattempo, in un corridoio laterale, Lorenzo Guerini si scontra con Chiara Braga. Alla presidente dei deputati il capo dei riformisti contesta l’assenza di confronto su un testo «né discusso né concordato con il gruppo», di averli fatti trovare davanti al fatto compiuto, «non era mai successo, eppure tu lo sai che le spese militari sono un tema delicato». Lo dirà subito dopo anche a Schlein, che lo invita nella sua stanza al piano di sopra «per parlare a quattr’occhi». Consapevole che se si spacca il Pd, addio coalizione. Mentre di sotto si mettono in fila i fatti accaduti martedì: prima Conte rivela alla stampa il pranzo riparatore con la leader dem, che doveva restare riservato; poi, il Movimento diffonde il contenuto della mozione, fatta passare per una vittoria della linea anti-bellicista dei 5S, che però non era ancora chiusa e non aveva visto nessuno, a parte gli incaricati della mediazione tra alleati; a sera l’accusa scagliata contro i riformisti (che minacciavano di votare no) di voler buttare miliardi in armi anziché destinarli a famiglie e imprese. «È chiaro perché l’ha fatto», sibila un deputato attonito: «Voleva far intendere che la segretaria non controlla il partito, non tiene neanche i suoi».

Intanto, al riparo da occhi e orecchie indiscrete, Guerini e Schlein si chiariscono. Alla fine, lei riunisce i fedelissimi e per la prima volta mette agli atti le scorrettezze subite da Pd e pure dai centristi, esclusi dall’accordo sulla risoluzione. Ma invita tutti alla calma. Incluso Matteo Renzi, sentito al telefono. La priorità, adesso, è mettere in sicurezza il campo largo. Stringere sulla road map che prevede di chiudere al più presto il perimetro, condividere i punti fondamentali del programma e accelerare sulle primarie. Considerate il vero obiettivo dell’offensiva alleata.

Un piano d’azione fondato su un dato di realtà ormai acquisito dall’inquilina del Nazareno: Conte proverà con ogni mezzo a sfilarle ai gazebo la corona di candidato premier. Non è un caso se, intorno alle 11, quando lui parla in aula, lei non scenda ad ascoltarlo: lascia il banco vuoto. Né che a fine seduta lo saluti con una gelida stretta di mano, per poi appartarsi nell’ala fumatori solo con Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Schlein ha capito. E non intende cedere alle provocazioni. Rifiuta di commentare la frase a effetto con cui l’alleato-rivale ha concluso il suo intervento: «Tutte le forze che siedono su questo lato dell’emiciclo voteranno convintamente contro il riarmo», come se fosse lui il capo delle opposizioni. Lo ignora quando un cronista domanda al leader 5S se rinuncerebbe alle primarie per far largo a un federatore e quello replica ironico, indicando la dem: «A lei l’avete chiesto? Perché basta che uno non accetti e il meccanismo si blocca».

La guerra per Palazzo Chigi è a un punto di svolta. Ma c’è una novità: ora la segretaria del Pd ha indossato l’elmetto.

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