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Salvini frena i leghisti ribelli: “No a congressi e nuovo statuto”

(lapresse)

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Il tentativo di blindare la leadership dopole critiche mosse dagli amministratori del Nord
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Matteo Salvini, sulle sabbie mobili, si aggrappa al conservatorismo. Si blinda. Non cede alla richiesta di un cambio di statuto né di una cabina di regia e ancor meno all’idea di un passo di lato per fare spazio a esponenti di peso. Anzi, a loro dice: «I dirigenti pensino ai militanti che lavorano e costruiscono».

Il segretario, in grande attività in questo agosto rovente tanto quanto il clima che si percepisce dentro la Lega, per la quarta volta fa visita a Mario Roggero nel carcere di Bollate. Al gioielliere condannato a 14 anni e 9 mesi per l’omicidio di due rapinatori, il vicepresidente del Consiglio ha portato sughi pronti per il pranzo di Ferragosto - ragù, ‘nduja, porcini, pesto e aceto balsamico di Modena - «per fare in modo che …

Matteo Salvini, sulle sabbie mobili, si aggrappa al conservatorismo. Si blinda. Non cede alla richiesta di un cambio di statuto né di una cabina di regia e ancor meno all’idea di un passo di lato per fare spazio a esponenti di peso. Anzi, a loro dice: «I dirigenti pensino ai militanti che lavorano e costruiscono».

Il segretario, in grande attività in questo agosto rovente tanto quanto il clima che si percepisce dentro la Lega, per la quarta volta fa visita a Mario Roggero nel carcere di Bollate. Al gioielliere condannato a 14 anni e 9 mesi per l’omicidio di due rapinatori, il vicepresidente del Consiglio ha portato sughi pronti per il pranzo di Ferragosto - ragù, ‘nduja, porcini, pesto e aceto balsamico di Modena - «per fare in modo che sia un Ferragosto quasi normale almeno a tavola». Da qui annuncia che dal pratone di Pontida partirà una raccolta fondi per aiutare Roggero a coprire il risarcimento chiesto dai familiari dei rapinatori uccisi. Insomma, si mostra concentrato su altro. «Non penso a statuti o regolamenti: abbiamo tante persone in gamba da coinvolgere ancora più direttamente. Non c’è bisogno di cambiare regole, abbiamo fatto il congresso l’anno scorso, non possiamo fare un congresso all’anno», dichiarazioni del segretario in linea con quelle che negli ultimi giorni i suoi fedelissimi hanno pubblicato sui social.

Eppure dal direttivo lombardo, ma anche da quello piemontese sono arrivate proposte diverse. Nelle riunioni dei rispettivi consigli si è parlato di un passo indietro di Salvini o almeno di un passo di lato. Ed è stato detto chiaramente che, il problema del crollo nei sondaggi, non si risolve allargando ai sindaci o agli amministratori locali. Serve di più. A scaldare i motori ci sono governatori Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga e l’ex Doge Luca Zaia.

Salvini sposta l’attenzione su terze e quarte file. Ora «stiamo lavorando per rafforzare la squadra. La stragrande maggioranza dei militanti, dei sindaci, degli amministratori e dei parlamentari, anche oggi, sta lavorando per l’Italia e per la Lega. Quello che posso dire è che dibattiti giornalistici o su Facebook non servono, siamo assolutamente tranquilli al lavoro». E insiste: «C’è gente che si sta mettendo a disposizione ed è la benvenuta, chi si mette a disposizione con spirito costruttivo e non polemico è il benvenuto, spazio ce n’è perché saremo condannati a vincere anche l’anno prossimo», le elezioni politiche.

«Fa finta di non capire e va avanti con la sua narrazione», il commento caustico di quella fronda nordista che, in un crescendo che finora ha trovato il suo apice nella riunione di venerdì scorso a Milano, continua a chiedere al segretario di farsi di lato e lasciare spazio.

Al leader si contesta l’abbandono dei temi cari al Nord e il progressivo slittamento a destra. Nessuno poi gli ha perdonato l’operazione su Roberto Vannacci, la candidatura alle elezioni Europee e la nomina a vicesegretario. Oggi la Lega si aggira attorno al 6% e i sondaggi estivi danno il partito di via Bellerio saldamente superato dai vannacciani nelle intenzioni di voto.

Per questo nel Carroccio continuano ad accarezzare l’idea di un ritorno di Salvini al Viminale perché da qui, parlando dei temi cari al partito, secondo alcuni, partirebbe l’operazione di recupero dei consensi. Operazione che però va camuffata. Il segretario leghista al ministero dell’Interno nella parte finale della legislatura non sarebbe una «rincorsa dell’avversario», piuttosto «un’ingiustizia che viene sanata», scrive su X il senatore della Lega, Claudio Borghi. Parole che sembrano una replica a Giorgia Meloni che invece il giorno prima aveva detto che Salvini e Piantedosi completeranno il loro lavoro nei rispettivi dicasteri.

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