Rai, i rilievi del comitato etico: “Si rischia il danno d’immagine”
di Giovanna VitaleNon ci sono giudizi né commenti nella relazione (destinata a rimanere segreta) consegnata ieri dal comitato etico all’amministratore delegato Giampaolo Rossi, che si è preso qualche giorno per leggerla e valutare il da farsi. Solo una lunga sequenza di riscontri tali da avvalorare, codice deontologico alla mano, il sospetto che i vertici Rai covavano da tempo: Sigfrido Ranucci — che nel corso del tempo, secondo i meloniani, sarebbe riuscito a trasformare Report in una sorta di zona franca, libera da prescrizioni e controlli editoriali — avrebbe violato le principali regole di condotta cui tutti i dipendenti sono tenuti nello svolgimento del loro lavoro. In particolare gli obblighi di correttezza, lealtà e tutela dell’immagine aziendale, venuti meno a causa dello stretto legame con il pregiudicato Valter Lavitola, cui sarebbe stato concesso di mettere becco se non condizionare alcune inchieste giornalistiche, frequentare la redazione senza essere autorizzato, addirittura entrare in pos…
Non ci sono giudizi né commenti nella relazione (destinata a rimanere segreta) consegnata ieri dal comitato etico all’amministratore delegato Giampaolo Rossi, che si è preso qualche giorno per leggerla e valutare il da farsi. Solo una lunga sequenza di riscontri tali da avvalorare, codice deontologico alla mano, il sospetto che i vertici Rai covavano da tempo: Sigfrido Ranucci — che nel corso del tempo, secondo i meloniani, sarebbe riuscito a trasformare Report in una sorta di zona franca, libera da prescrizioni e controlli editoriali — avrebbe violato le principali regole di condotta cui tutti i dipendenti sono tenuti nello svolgimento del loro lavoro. In particolare gli obblighi di correttezza, lealtà e tutela dell’immagine aziendale, venuti meno a causa dello stretto legame con il pregiudicato Valter Lavitola, cui sarebbe stato concesso di mettere becco se non condizionare alcune inchieste giornalistiche, frequentare la redazione senza essere autorizzato, addirittura entrare in possesso di mail e comunicazioni interne. Senza dimenticare le contumelie via chat contro colleghi e manager.
Tuttavia, al netto delle infrazioni rilevate, non sarà il parere rilasciato da quest’organo — che è solo consultivo, non ha alcun potere disciplinare né sanzionatorio — a decidere il destino di Ranucci. Quello, infatti, appare già segnato. Nonostante le più recenti rassicurazioni di Paolo Corsini, direttore degli Approfondimenti e supervisore di Report, al conduttore potrebbe essere impedito di tornare in video alla ripresa di novembre. «Scelta editoriale», la motivazione. Perché, al di là del mancato rispetto del codice etico, ai piani alti si respira un forte malcontento per «il danno reputazionale» che la vicenda starebbe arrecando alla credibilità non solo della trasmissione, ma dell’intera azienda. Il grande clamore mediatico suscitato dalle indagini sull’attentato, il ruolo non ancora del tutto chiarito di Ranucci (che i pm potrebbero sentire a breve) e gli sviluppi giudiziari forieri di nuovi colpi di scena hanno difatti generato un’insofferenza che i vertici faticano ormai a contenere. Unita alla preoccupazione per «le possibili ricadute negative, anche sul fronte della raccolta pubblicitaria».
Dopodiché sono diverse le irregolarità riscontrate dal Comitato. Primo: il vocale inviato nel 2021 all’influencer Valentina Pelliccia in cui il giornalista affermava: «Anche dentro la Rai c’è un po’ di mafia, un po’ di massoneria». Un audio sì privato, ma finito su tutti i siti e i giornali nazionali, con vasta eco pregiudizievole per la tv pubblica. Secondo: i giudizi sprezzanti nei confronti dell’amministratore delegato espressi a Lavitola: «Gasparri & company hanno chiesto il controllo di Ranucci e Rossi ha eseguito». Terzo: una mail di Corsini, contenente informazioni sensibili su Report e la richiesta di riequilibrio di alcune inchieste giornalistiche, girata integralmente dalla sua posta aziendale al faccendiere. Quarto: le visite in redazione di Maria Rosaria Boccia, l’imprenditrice napoletana che causò le dimissioni dell’allora ministro Sangiuliano, che oltre a essere indagata è anche in causa proprio con la Rai. Quinto: le allusioni e le accuse di vicinanza alla destra rivolte a Federico Ruffo, collega che guida Mi manda Rai3.
Rilievi che contribuiscono ad aggravare il malumore dei manager, orientati a sospendere Ranucci in via cautelativa, in attesa che vadano avanti le verifiche con l’apertura di un audit formale dopo la pausa estiva. Il totonomi per la successione è partito da tempo, ma si tratta di un scelta complessa, che non si può sbagliare e dunque non imminente. Dopo il no di Milena Gabanelli, i rumors danno in pole position Peter Gomez, che però non sarebbe stato ancora contattato e ha già una sua trasmissione su Rai3. Come escluso è pure Massimo Giletti, che resterà al timone della prima serata del lunedì sulla stessa rete.