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Tabacci: “Primarie ridicole, rischiamo un’ordalia”

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Il deputato ora transitato al Gruppo Misto è critico: “La coalizione non prende forma dalle primarie”
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Bruno Tabacci, 80 anni domani («ero nella pancia quando mia madre, donna con la terza elementare ma lungimirante, votò per la Repubblica il 2 giugno 1946»), da poco uscito dal gruppo del Pd, non ci gira intorno: «Tutta questa vicenda delle primarie è davvero ridicola».

Cosa non funziona?

«Le primarie non possono essere una sorta di ordalia: la coalizione non prende forma dalle primarie. Su tante cose, penso ad esempio alla politica estera, i vari partiti non sono d’accordo e pensano di risolverla in questo modo».

Sarebbe meglio non farle?

«Si fa un programma serio e condiviso e si sceglie una persona che lo incarni. Pensi a Romano Prodi: fu scelto come unificatore della coalizione, le primarie servivano a rafforzarlo».

Quanto conta il punto interrogativo della legge …

Bruno Tabacci, 80 anni domani («ero nella pancia quando mia madre, donna con la terza elementare ma lungimirante, votò per la Repubblica il 2 giugno 1946»), da poco uscito dal gruppo del Pd, non ci gira intorno: «Tutta questa vicenda delle primarie è davvero ridicola».

Cosa non funziona?

«Le primarie non possono essere una sorta di ordalia: la coalizione non prende forma dalle primarie. Su tante cose, penso ad esempio alla politica estera, i vari partiti non sono d’accordo e pensano di risolverla in questo modo».

Sarebbe meglio non farle?

«Si fa un programma serio e condiviso e si sceglie una persona che lo incarni. Pensi a Romano Prodi: fu scelto come unificatore della coalizione, le primarie servivano a rafforzarlo».

Quanto conta il punto interrogativo della legge elettorale?

«È una legge elettorale vergognosa, che introduce un premierato surrettizio, ledendo i compiti della presidenza della Repubblica. Questo è il grande tema. Eppure si fa finta che i problemi non siano costituzionali. Leggo l’amico Roberto Speranza con questa storia dei diciottenni o del vecchio partigiano, beh, ma non si può rispondere così di fronte alla gravità del tutto. Posto che a destra stanno facendo i conti senza l’oste».

Chi è l’oste?

«Questo mostro di Vannacci del quale mi vergogno e che è il prodotto di chi in questi anni, e mi riferisco alla destra, ha voluto riscrivere la storia, disconoscendo la Resistenza. Il mio maestro Marcora, il comandante partigiano Albertino, entrò a Milano liberata, dietro Mattei. Aveva 22 anni: si può essere democristiani e dire cose equilibrate, con il senso dello Stato, ma i fondamentali non si toccano».

Tornando alle primarie, un po’ sono un pezzo di storia del centrosinistra. Vi partecipò anche lei, nel 2012, in vista delle Politiche.

«Vero. All’epoca servivano ad allargare il Pd, ma attorno a uno schema di convergenza. Non c’erano in discussione le basi, come ad esempio la politica estera. Io al ballottaggio optai per Bersani e girai i voti raccolti su di lui. Ricordo pure che crearono un gruppo, i “marxisti per Tabacci”: volevano prendermi in giro all’inizio, ma alla fine furono irretiti dal sottoscritto. Intellettuali sardi, coltissimi».

Che consiglio darebbe ai vertici della coalizione?

«Non do consigli a quelli che si credono già formati: possono sbagliare da soli. Dopo la vittoria del referendum c’è stata la manifestazione di Napoli, poi il dibattito sulla cultura woke. Ma scherziamo… Ora non si può pensare di scaricare sul popolo questioni fondamentali che non si riescono a dirimere. Noi democristiani guidavamo il Paese come potevamo, ma lo facevamo».

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