Report, cos'è successo: Ranucci sostituito, i nuovi conduttori, la redazione in rivolta
di Miriam Di PeriFatto fuori come da pronostici della vigilia. Sono le 16.47 quando la Rai fa sapere che Sigfrido Ranucci non condurrà più Report. Al suo posto, sono stati indicati i due giornalisti Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, entrambi vincitori della selezione Rai per giornalisti professionisti. Ma nell’arco di un paio d’ore dall’annuncio, la slavina trascina la storica trasmissione d’inchieste del servizio pubblico nel caos. La scelta di Presutti e Piervincenzi non è stata concordata con la redazione, che la apprende dalle agenzie di stampa. Ranucci fa sapere tramite il suo legale che la decisione colpisce «la vittima di un attentato, Report e l’indipendenza dell’informazione pubblica».
Gli inviati storici del programma si dicono pronti a…
Fatto fuori come da pronostici della vigilia. Sono le 16.47 quando la Rai fa sapere che Sigfrido Ranucci non condurrà più Report. Al suo posto, sono stati indicati i due giornalisti Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, entrambi vincitori della selezione Rai per giornalisti professionisti. Ma nell’arco di un paio d’ore dall’annuncio, la slavina trascina la storica trasmissione d’inchieste del servizio pubblico nel caos. La scelta di Presutti e Piervincenzi non è stata concordata con la redazione, che la apprende dalle agenzie di stampa. Ranucci fa sapere tramite il suo legale che la decisione colpisce «la vittima di un attentato, Report e l’indipendenza dell’informazione pubblica».
Gli inviati storici del programma si dicono pronti a dimettersi in blocco e considerano «la decisione assunta dalla Rai irricevibile». Le firme più autorevoli della trasmissione prendono le distanze anche dai due conduttori indicati: «Le figure scelte — è l’affondo — non sono in alcun modo rappresentative della storia e dei valori di Report». Ma la slavina non si ferma. Perché se il direttore dell’Approfondimento, Paolo Corsini, sostiene di aver ascoltato anche le richieste della redazione, indicando come capi autori e punto di riferimento della redazione Bernardo Iovene e Giulio Valesini. La smentita arriva a stretto giro d’orologio: i due giornalisti rifiutano la proposta, spiegando che proprio ieri pomeriggio «al direttore Corsini era stata data una disponibilità di massima a collaborare al nuovo corso del programma, ma non erano stati comunicati i nomi scelti, che abbiamo appreso solo dalle agenzie».
È la tempesta perfetta. Nelle stesse ore i consiglieri di minoranza in Cda Rai, Alessandro di Majo, Davide Di Pietro, Roberto Natale parlano di una scelta «scelta grave e dissennata» e si dissociano «da ogni possibile conseguenza, legale ed economica». I consiglieri di maggioranza, Simona Agnes, Federica Frangi e Antonio Marano, la considerano invece una scelta «nell’interesse dell’azienda». Non va meglio guardando alle rappresentanze dei giornalisti. Milena Gabanelli sibila solo «lunga vita a Report», mentre sulla scelta dei due conduttori si limita a un «no comment». Il Cdr Approfondimento Rai, appreso dell’avvicendamento anche in questo caso dalle agenzie, «denuncia il metodo con cui l’editore ha stravolto il principale programma di inchiesta della Rai, ignorando sia i giornalisti, sia il Comitato di redazione che li rappresenta». E se a esprimere «soddisfazione» è il sindacato vicino alla destra, l’Unirai, a chiedere all’azienda di chiarire è l’Usigrai, a tutela della redazione di Report «dagli attacchi di una certa politica, che mira a distruggerne la credibilità perché teme il giornalismo d’inchiesta». Ranucci, intanto, è pronto a dare battaglia. Corsini gli ha prospettato tre opzioni: al Tg3, con la qualifica di vicedirettore “ad personam” della redazione Speciali e Podcast, a Rai News 24, sempre nella veste di vicedirettore “ad personam” con delega alla redazione Approfondimenti e Inchieste, o con l’incarico di corrispondente da Il Cairo.
Tre proposte contenute nella stessa missiva in cui Corsini motiva la scelta dell’allontanamento sostenendo che «appare oramai evidente che l’attività della redazione risulta gravemente compromessa dalle continue pressioni a cui è sottoposta». E ancora, in un altro passaggio evidenzia che «la credibilità e l’autorevolezza di chi è chiamato a svolgere giornalismo d’inchiesta, non possono essere posti in dubbio da percezioni di opacità, commistione e interferenze atte a incrinare serenità, indipendenza e imparzialità di Report». La stessa trasmissione che tra due mesi dovrebbe tornare in onda. Ammesso che lo strappo possa essere ricucito.