Fabio Mussi, morto oggi a 78 anni, toscano di Piombino, era d’intelligenza tagliente, ironica. Anche autoironica. Per una battuta era capace di giocarsi un pezzo di carriera. Nel giugno 1983, da responsabile propaganda del Pci, dopo una sconfitta elettorale, fu mandato in sala stampa. Come spiega la flessione, gli chiesero. Risposta: “La pubblicità era ottima, purtroppo il prodotto era invendibile”.
È stato una vita a sinistra. Un ragazzo del Pci, a cui aderì a diciotto anni. Berlingueriano sempre. Condirettore dell’Unità a metà degli anni Ottanta, segretario regionale del partito in Calabria nel 1980. Ministro dell’Università e della Ricerca nel secondo governo Prodi (2006-2008), che ora lo rimpiange: “Apprendo con dolore della morte di Fabio Mussi, lo ricordo come un ministro rigoroso, un appassionato politico, un uomo colto”.
Era nato a Piombino il 22 gennaio 1948. Un figlio del popolo. Famiglia operaia, il papà, portuale, diventa cieco in un incidente di caccia, e successivamente …
Fabio Mussi, morto oggi a 78 anni, toscano di Piombino, era d’intelligenza tagliente, ironica. Anche autoironica. Per una battuta era capace di giocarsi un pezzo di carriera. Nel giugno 1983, da responsabile propaganda del Pci, dopo una sconfitta elettorale, fu mandato in sala stampa. Come spiega la flessione, gli chiesero. Risposta: “La pubblicità era ottima, purtroppo il prodotto era invendibile”.
È stato una vita a sinistra. Un ragazzo del Pci, a cui aderì a diciotto anni. Berlingueriano sempre. Condirettore dell’Unità a metà degli anni Ottanta, segretario regionale del partito in Calabria nel 1980. Ministro dell’Università e della Ricerca nel secondo governo Prodi (2006-2008), che ora lo rimpiange: “Apprendo con dolore della morte di Fabio Mussi, lo ricordo come un ministro rigoroso, un appassionato politico, un uomo colto”.
Era nato a Piombino il 22 gennaio 1948. Un figlio del popolo. Famiglia operaia, il papà, portuale, diventa cieco in un incidente di caccia, e successivamente s’impiega come centralinista al Comune. Mussi al liceo è brillantissimo, campione di vela, tra i banchi conosce la moglie, Luana Benini, poi giornalista dell’Unità. L’amore di una vita. Riesce ad entrare alla Normale, a Pisa, con Massimo D’Alema. È l’ottobre 1967.
“Salivo da una parte della scala, ero arrivato sesto al concorso, e dall’altra parte saliva il quinto classificato: Massimo D’Alema. Ci presentammo. Eravamo gli unici iscritti al Pci, a parte il bibliotecario. C’era quel giorno un corteo di fascisti che inneggiavano al colpo di Stato dei colonnelli in Grecia. Gli studenti di sinistra decisero di contestarli. Naturalmente ci buttammo subito nella mischia”, raccontò un giorno a Repubblica.
“C’era nonnismo, le matricole venivano gettate nelle fontane. Noi mettemmo subito in chiaro che non era il caso”.
In effetti è difficile immaginare che D’Alema si faccia gettare nella fontana, obiettò il cronista.
“Neanche Mussi”.
“Noi avevamo cose più importanti a cui pensare. Scoppiò il Sessantotto e la politica era una cosa totalizzante. Credo di non aver dormito per quattro o cinque anni di fila”.
Si laurea in filosofia. A 21 anni è già nel comitato centrale del Pci. “Un uomo di grande qualità. Votò contro la radiazione dei compagni del manifesto”, ricorda ora Gianni Cuperlo. Era il novembre 1969. Fuori Magri, Pintor e Castellina. Insieme a lui si schierarono contro la cacciata due intellettuali, Cesar Luporini e Lucio Lombardo Radice. Una indipendenza che pagò. Al congresso successivo uscì dal comitato centrale.
“Era una dirigenza che leggeva più libri di quanto ne scrivesse”, aggiunge Cuperlo. Sostenne la Svolta di Occhetto, ma non entrò mai nel Pd. Entro in Parlamento tardi, nel 1992. Dopo i Ds scelse Sinistra Italiana. Dice Chiara Geloni: “Conosco Mussi nel ’98, c’era il governo D’Alema, lui era capogruppo dei Ds alla Camera, al Senato c’era Angius, il portavoce era Paolo Fedeli. Il capogruppo dei Popolari, era Antonello Soro. Molto diverso da lui, per carattere. Eppure Mussi fu collaborativo, mai estremista. In aula faceva incavolare Berlusconi come nessun altro, spiritoso, colto, ma di gusto popolare”. Il Cavaliere un giorno perse la pazienza: “Mi sembra una via di mezzo tra un salumiere e Hitler con quei baffi”. Mussi ne rise. “Si vede che non ha mai saputo distinguere le persone perbene dalle altre”.
“Poi incredibilmente Berlusconi lo invitò a pranzo”, rivela Fedeli. Gli fece dei complimenti. Voleva sedurlo: “Ah, se lei fosse con me”.
Dicevamo delle battute. Umberto Bossi lo invitò a studiare Gramsci. E Mussi: “E me lo dice un professorone come lui. Su Gramsci ho dato una tesi alla Normale di Pisa”. Di Gianfranco Fini disse: “Bravo ragazzo, ha un solo difetto. È un po’ fascista”.
“Aveva un enorme passione”, riconosce Fedeli. “Una volta gli volevano togliere dei fondi per le Università, lui si precipitò a palazzo Chigi, aprì tutte le porte con decisione e cominciò a protestare: ce l’aveva con il ministro Padoa Schioppa. I fondi rimasero”.
Era malato da tempo. Nel 2008, raccontò una volta al Fatto, si sottopose a un doppio trapianto di reni. “Avevo la tessera di donatore di organi e ora mi trovavo nella condizione di riceverli”.
Sapeva da dove veniva, ricordano i compagni. Non si era mai montato la testa. Dopo la fine della Sinistra Arcobaleno, nel 2008, si mise da parte. Non chiese incarichi. “Aveva fatto delle rotture politiche, mai umane, infatti gli volevano bene tutti”, ricorda Geloni. Sarà possibile dargli un ultimo saluto sabato 5 settembre dalle 9,30 presso la Camera mortuaria dell’ospedale Sant’Eugenio in via Rhodesia 25. Nel pomeriggio, a Livorno, dalle 16 il commiato.
Le altre reazioni
Su Facebook Nicola Fratoianni di Avs gli dedica un lungo post: “Fabio Mussi se n'è andato. Quando questa mattina ho aperto gli occhi e ho visto il messaggio di Valentina, sua figlia, non volevo crederci. Ho ancora nelle orecchie la sua voce squillante, la sua ironia tagliente e la passione travolgente con cui mi investiva ogni volta che mi telefonava. Mi telefonava per parlarmi dei problemi che vedeva crescere attorno a noi, per parlarmi di politica. Anzi di Politica con la 'P' maiuscola. Perché Fabio non era solo uno straordinario dirigente politico, Fabio era un intellettuale raffinato, una persona coltissima, curioso e inquieto di quella inquietudine di cui abbiamo un disperato bisogno”.
"A lui - ricorda ancora Fratoianni - affidammo la redazione delle tesi e la relazione introduttiva del congresso fondativo di Sinistra Italiana nel 2017. Il titolo ‘C'è Alternativa’ esprime bene la tenacia della sua ricerca. La Politica per cambiare e trasformare il mondo. Un'ambizione mai personale ma sempre collettiva contro la rassegnazione. Aprendo quella relazione Fabio ci disse più o meno così: 'Compagne e compagni, qui si ritrovano uomini e donne che in questi anni hanno mantenuto fermo un punto: uno sguardo di sinistra sull'Italia e sul Mondò. Caro Fabio, questa promessa posso fartela. Quel punto continueremo a tenerlo fermo. A te devo e dobbiamo moltissimo. Mi mancherai. Mi mancheranno le tue telefonate, mi mancherà la tua voce e la tranquillità che mi dava parlare con te per chiederti un consiglio o una opinione nei momenti complicati. Un grande abbraccio alla moglie Luana e alle figlie Valentina e Gaia. Ciao Fabio, e grazie. Che la terra ti sia lieve", conclude Fratoianni.
Per Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa Verde, “la scomparsa di Fabio Mussi è una grande perdita per la sinistra e per la cultura politica italiana. È stato un intellettuale e un uomo politico di straordinaria cultura e profondità, capace di guardare avanti e di comprendere prima di molti altri le grandi trasformazioni del nostro tempo. Fu tra i primi nel Partito comunista italiano a porre con forza la questione ambientale, contribuendo a cambiare radicalmente una cultura politica ancora fortemente legata a una visione industrialista dello sviluppo. Con lui l'ecologia entrò nel cuore della riflessione della sinistra, non come tema accessorio, ma come elemento decisivo di un nuovo modello di società. Quella sua intuizione conservabile oggi una straordinaria attualità e rappresenta un'eredità politica e culturale preziosa – conclude Bonelli – Perdiamo un uomo libero e rigoroso, un protagonista della storia della sinistra italiana”.
Cordoglio è stato espresso anche dalla segreteria del Pd, Elly Schlein: “È stato un protagonista appassionato e autorevole della sinistra italiana in ogni ruolo politico e istituzionale che si è trovato a ricoprire durante tutta la sua vita di militanza e di servizio nelle istituzioni”.