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L’ultimo saluto del popolo di Emma Bonino: “Sarebbe stata un’ottima presidente”

Camera ardente di Emma Bonino in Campidoglio, la Sorella Giovanna accarezza la bara — Roma—Italia — Domenica 13 Settembre 2026 - Politica - (foto di Cecilia Fabiano/ LaPresse) , Emma Bonino Burial Chamber in Capitol hall,. his sister Giovanna caresses it.— Rome— Italy , September 13 , Sunday 2026 - Politics - (photo by Cecilia Fabiano/LaPresse) (lapresse)

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Fila per la camera ardente in Campidoglio. Ci sono Gentiloni, Gualtieri, Casini e Fini: “La politica italiana e europea è più povera”
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«Noi siamo venuti da Padova», dicono Federica e Livio. Di proposito? «Sì, abbiamo preso il treno prima delle sette». Ed eccoli in fila per rendere omaggio a Emma Bonino, la leader radicale morta venerdì a 78 anni. Le 11,20. Mancano quaranta minuti all’apertura della camera ardente in Campidoglio, ma la fila è già lunga qualche centinaio di metri. Gente comune. Tantissime le donne. «Noi siamo qui da un’ora», dicono Salvatore e Simona. «Non credo di averla mai votata», ammette lui. «Ma è stata una grande italiana. Una che non aveva paura dei conflitti. Sarebbe stata un’ottima presidente della Repubblica». Questo lo ripeteranno in tanti: Bonino si è sporcata le mani. C’è riconoscenza verso lo spirito da battaglia. «A me piaceva anche che fosse aspra. Vede, il silenzio non risolve i problemi, copre i fatti», spiega Lucia.

Si capisce subito che quelli che alla fine l’hanno scelta nelle urne sono minoranza qui. È una militanza ideale più ampia, esistenziale, valoriale, che li ha mossi a ven…

«Noi siamo venuti da Padova», dicono Federica e Livio. Di proposito? «Sì, abbiamo preso il treno prima delle sette». Ed eccoli in fila per rendere omaggio a Emma Bonino, la leader radicale morta venerdì a 78 anni. Le 11,20. Mancano quaranta minuti all’apertura della camera ardente in Campidoglio, ma la fila è già lunga qualche centinaio di metri. Gente comune. Tantissime le donne. «Noi siamo qui da un’ora», dicono Salvatore e Simona. «Non credo di averla mai votata», ammette lui. «Ma è stata una grande italiana. Una che non aveva paura dei conflitti. Sarebbe stata un’ottima presidente della Repubblica». Questo lo ripeteranno in tanti: Bonino si è sporcata le mani. C’è riconoscenza verso lo spirito da battaglia. «A me piaceva anche che fosse aspra. Vede, il silenzio non risolve i problemi, copre i fatti», spiega Lucia.

Si capisce subito che quelli che alla fine l’hanno scelta nelle urne sono minoranza qui. È una militanza ideale più ampia, esistenziale, valoriale, che li ha mossi a venire. Del resto Bonino si è battuta fuori e dentro il Palazzo. La fila raggiunge il centro della piazza. Il sole è cocente. Roma più che bella che mai. Bisogna usare il ventaglio. E aspettare. «Politicamente mi piacerebbe tornare agli anni Settanta», confessa Luisa, 86 anni. E perché mai? «Perché contestavamo! Ci siamo presi i diritti. Questi giovani manco protestano». S’innesca un dibattito. «Queste ragazze perdono tutto quel tempo a farsi i selfie, che poi pubblicano su Instagram», dice una signora. «Ma le madri dove sono? Non fanno i genitori! Evitano i conflitti, guardano in alto, fanno gli amiconi, il figlio, spesso unico, diventa un semidio, e quindi fragilissimo. Io quando prendevo un’insufficienza mi arrivava il ceffone». Tutti la guardano interrogativa. «Non è che rimpiango il ceffone, sia chiaro», precisa la signora.

Sono le 12. Apre la sala della Protomoteca. Le persone salgono le scale. La bara è al centro, coperta da una bandiera dell’Europa, che Riccardo Magi, il segretario di Più Europa, e Carla Taibi, la storica portavoce, hanno avuto cura di dispiegare. Sopra un ritratto in bianco e nero. E accanto, da un maxischermo, un’altra foto di Emma sorridente con la scritta 1948-2026. Magi e Benedetto Della Vedova, in lite da tempo, sono costretti dal protocollo a stare accanto, con loro il sindaco Roberto Gualtieri, Franco Corleone, e poi la famiglia Bonino: il fratello Giovanni, la sorella Domenica, la cognata Margherita Cravero, i nipoti Marta e Filippo Bonino, Francesco Ambrosione. La gente entra, si fa il segno della croce, sosta un secondo, e poi se ne va. È davvero il tempo fugace di un saluto. Una volta fuori si forma un’altra fila: quella per fissare un ricordo nei due libri delle condoglianze. Carlo Monaco, 72 anni, è giunto da Viterbo. Vota Pd. «Bonino e Pannella sono stati grandi politici, mai uno scandalo, solo impegno disinteressato».

Per paradosso il primo vip ad arrivare è un ex democristiano: Pier Ferdinando Casini. Seguito da un altro ex dc, Bruno Tabacci. «Qualcuno nel mondo cattolico fece delle critiche rispetto all’iniziativa che feci insieme a lei anni fa, ma penso che la responsabilità del laicato politico sia prevalente su ogni cosa», sottolinea Tabacci. All’una si presenta Gianfranco Fini: «La politica italiana ed europea è più povera». Casini, Tabacci, Fini, tre che da giovani l’hanno combattuta. Facciamo notare la cosa a Casini: «Ma la democrazia è un mosaico, e alla fine ognuno ci ha messo qualcosa. Ho suggerito ai suoi compagni di partito di raccogliere i suoi ultimi discorsi in Parlamento, sono bellissimi: è stata un’europeista come dovremmo essere tutti».

Alle 13,30 la fila si è diluita. «Emma è stata parte della mia formazione, un faro», ha detto Lucia, prima di andare via. Per la signora Federica, giunta da Padova, era «una madre ispiratrice». Emma Bonino era così presa dalle cose da fare che mandava mail piene di refusi, scritte alla velocità della luce, che persino per i collaboratori erano difficili da decrittare. Poi si perdeva nelle cose pratiche. Luigi Quercetti, il portavoce di Più Europa, girava sempre con una cassettina degli attrezzi, perché ogni tanto lei lo chiamava per aggiustare uno sportellino. Nel pomeriggio arrivano Paolo Gentiloni, Nicola Fratoianni, Stefania Craxi. Domani i funerali con Mattarella e Meloni. Cosa ci rivela questa processione, questo bisogno di esserci? Forse conferma il riconoscimento della bellezza della politica, dell’urgenza di fare sempre al meglio il proprio dovere. Che resta l’altra grande lezione di Emma Bonino.

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