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Nardella: “Sostegno militare a Kiev necessario, ma ora serve anche una roadmap”

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L’eurodeputato Pd: “No al disarmo ma l’Ue nomini negoziatori. Il pacifismo patrimonio della sinistra”
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Dario Nardella, eurodeputato Pd, dice che «il problema non è avere diverse posizioni nella coalizione». Del resto, «altrimenti si starebbe tutti nello stesso partito». La sfida «è armonizzare in modo intelligente e convincente» visioni non identiche. «È la differenza che c’è tra uno strumento monocorde e un pianoforte».

Su Kiev il M5S suona questo spartito: “Continuare a inviare armi allontana la pace”. Diventerà un punto del programma condiviso?

«Il minimo comune denominatore tra le forze del centrosinistra non può essere questo».

E qual è?

«L’Ucraina va sostenuta militarmente ed economicamente a condizione che Volodymyr Zelensky si impegni su una roadmap di pace».

Vuol dire che finora non gli sono stati imposti vincoli sufficienti?

«Diciamo che non è stato incoraggiato a sufficienza dalle istituzioni Ue che oggi si preoccupano dei sistemi di sicurezza più che della costruzione di un’iniziativa diplomatica risolutiva».

A respingere i tentativi negoziali è soprattutto Vladimir Putin.…

Dario Nardella, eurodeputato Pd, dice che «il problema non è avere diverse posizioni nella coalizione». Del resto, «altrimenti si starebbe tutti nello stesso partito». La sfida «è armonizzare in modo intelligente e convincente» visioni non identiche. «È la differenza che c’è tra uno strumento monocorde e un pianoforte».

Su Kiev il M5S suona questo spartito: “Continuare a inviare armi allontana la pace”. Diventerà un punto del programma condiviso?

«Il minimo comune denominatore tra le forze del centrosinistra non può essere questo».

E qual è?

«L’Ucraina va sostenuta militarmente ed economicamente a condizione che Volodymyr Zelensky si impegni su una roadmap di pace».

Vuol dire che finora non gli sono stati imposti vincoli sufficienti?

«Diciamo che non è stato incoraggiato a sufficienza dalle istituzioni Ue che oggi si preoccupano dei sistemi di sicurezza più che della costruzione di un’iniziativa diplomatica risolutiva».

A respingere i tentativi negoziali è soprattutto Vladimir Putin.

«Non sono sospettabile di simpatie filorusse: nel 2022 ero a Kiev con una delegazione di sindaci per offrire la mia vicinanza al leader ucraino. Ma è evidente che la diplomazia europea debba agire su entrambi i fronti. Le pressioni sulla Russia vanno aumentate: i pacchetti di sanzioni stanno producendo risultati».

Sicuro che Giuseppe Conte accetterebbe gli aiuti militari legati a un impegno formale dell’Ucraina?

«Se si ponessero condizioni chiare, certamente si offrirebbe al leader M5S uno spazio concreto di intesa. Vanno aggiunti altri due punti».

Quali?

«Il primo: no al riarmo nazionale e sì alla difesa europea. Il secondo: premere perché l’Unione nomini dei negoziatori di pace. Continuo a pensare che Angela Merkel e Romano Prodi, per la loro esperienza e i rapporti intercorsi con Putin, siano figure ideali».

E se invece il M5S vi proponesse di non mandare più armi, ma solo sostegno logistico?

«Il disarmo unilaterale del Paese aggredito significherebbe lasciare campo libero alla legge del più forte contro ogni principio di diritto internazionale».

La segretaria Pd ieri ha insistito sulla necessità di far prevalere il dialogo “anziché le armi e gli eserciti”. C’è una competizione con Conte per l’elettorato pacifista?

«La sinistra italiana ha sempre avuto al proprio interno una tradizione, anche cattolica, di convinto pacifismo. Non è una novità, e non è proprietà dei Cinquestelle».

Quindi non era stonato il discorso della segretaria dei Gd Virginia Libero sui “disertori”?

«Come Pier Luigi Bersani, avrei preferito la parola “obiettori di coscienza”, ma attaccare Virginia vuol dire perdere di vista il tema vero: il mondo è in fiamme non per colpa dei giovani, ma perché i leader europei non riescono a mettere la politica e la diplomazia davanti alle armi».

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