Gualtieri: “Difendere Kiev dall’aggressione russa deve restare una priorità”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK - «Scuola e lavoro sono i più potenti strumenti di integrazione». Parlando da New York, dove il sindaco Mamdani gli ha riservato un trattamento d’onore all'Urban 20 Mayors Summit 2026, il primo cittadino di Roma Roberto Gualtieri risponde così alle nuove misure nelle classi annunciate dalla premier Meloni.
Sindaco Gualtieri, nell’incontro con Mamdani avete parlato molto di casa. Su che cosa vi siete confrontati?
«Abbiamo scambiato le nostre esperienze: Roma e New York hanno modelli diversi, ma affrontano il problema comune di rendere la casa accessibile. Gli ho raccontato la nostra scelta di aumentare il patrimonio di edilizia residenziale pubblica e abbiamo parlato dell’esperienza europea, alla quale guarda con molto interesse. Per una lunga stagione la casa è stata un diritto sociale, un pilastro del welfare, sostenuto da grandi piani pubblici e da un’offerta di abitazioni in affitto a prezzi bassi. Poi in Italia si è pensato che facilitare l’accesso alla proprietà fosse su…
NEW YORK - «Scuola e lavoro sono i più potenti strumenti di integrazione». Parlando da New York, dove il sindaco Mamdani gli ha riservato un trattamento d’onore all'Urban 20 Mayors Summit 2026, il primo cittadino di Roma Roberto Gualtieri risponde così alle nuove misure nelle classi annunciate dalla premier Meloni.
Sindaco Gualtieri, nell’incontro con Mamdani avete parlato molto di casa. Su che cosa vi siete confrontati?
«Abbiamo scambiato le nostre esperienze: Roma e New York hanno modelli diversi, ma affrontano il problema comune di rendere la casa accessibile. Gli ho raccontato la nostra scelta di aumentare il patrimonio di edilizia residenziale pubblica e abbiamo parlato dell’esperienza europea, alla quale guarda con molto interesse. Per una lunga stagione la casa è stata un diritto sociale, un pilastro del welfare, sostenuto da grandi piani pubblici e da un’offerta di abitazioni in affitto a prezzi bassi. Poi in Italia si è pensato che facilitare l’accesso alla proprietà fosse sufficiente. Ma non basta: lascia fuori chi non può comprare e non riesce a sostenere un affitto di mercato. Per questo bisogna tornare a investire nell’edilizia pubblica».
Dal summit di New York arriva anche la proposta di un’alleanza globale per il diritto alla casa. Con quale obiettivo?
«La difficoltà di trovare una casa a prezzi accessibili è una questione di giustizia sociale, ma anche un ostacolo alla crescita e all’autonomia dei giovani, con conseguenze sulla demografia. È un problema europeo e globale. Qui abbiamo deciso di lavorare a un’alleanza che allarghi la collaborazione già avviata fra i sindaci europei e porti questi temi con più forza al centro dell’agenda. Lo scambio di esperienze, anche con Mamdani, è molto utile. I Comuni stanno facendo la loro parte, ma per rispondere al fabbisogno servono risorse nazionali ed europee».
A Roma quali risposte state dando?
«Stiamo aumentando il patrimonio pubblico: siamo già a 1.500 case acquistate e supereremo le 2.000 entro la consiliatura, affiancando agli acquisti la rigenerazione degli edifici e nuove realizzazioni. Ma il fabbisogno è molto più ampio: servono risorse per aumentare l’offerta, non soltanto per la manutenzione dell’esistente. Per chi ha un reddito troppo alto per accedere alle case popolari ma troppo basso per sostenere un affitto di mercato, prevediamo circa 30 mila alloggi attraverso i piani urbanistici. Con l’Agenzia per l’abitare offriamo garanzie per facilitare l’incontro fra proprietari e inquilini e stiamo ampliando l’accoglienza per le persone senza dimora. Infine, chiediamo strumenti per regolamentare gli affitti brevi nelle aree sotto pressione: a Roma sono necessari anche per contrastare lo svuotamento residenziale del centro».
L’altro grande tema è l’immigrazione. Nel giorno in cui la premier Meloni annuncia un tetto agli studenti stranieri in classe e il divieto di indossare il burqa, cosa può imparare l’Italia sull’immigrazione dal confronto fra le città?
«Che la scuola e il lavoro sono i più potenti strumenti di integrazione. Quando le politiche non riducono l’immigrazione ma aumentano la clandestinità, si creano anche problemi di sicurezza. Dobbiamo superare un impianto ormai datato come quello della Bossi-Fini e investire nell’integrazione attraverso l’istruzione e l’accesso al lavoro. Qui fra sindaci si ragiona in modo pragmatico: quando le persone sono nella tua città, devi dare risposte concrete. L’integrazione non risponde soltanto ai bisogni di chi arriva, ma migliora la qualità della vita e la sicurezza di tutta la comunità».
Sul clima, quali problemi accomunano Roma e New York?
«Le piogge estreme e le ondate di calore. Le reti fognarie delle nostre città non sono state progettate per ricevere in pochi minuti quantità d’acqua così elevate. È importante spiegarlo: la pulizia delle caditoie non è sufficiente, ma occorre potenziare la capacità delle infrastrutture. A Roma abbiamo avviato, con Acea, interventi strutturali per potenziare il sistema di raccolta delle acque. Sono opere che richiedono anni e investimenti molto ingenti, per le quali servono anche risorse nazionali. Contemporaneamente dobbiamo affrontare la siccità, e lo stiamo facendo con il raddoppio del Peschiera che metterà in sicurezza l’approvvigionamento idrico di Roma. Abbiamo al tempo stesso il problema di meno acqua complessiva, e quello di precipitazioni concentrate in tempi brevissimi. Per le ondate di calore lavoriamo sull’aumento delle alberature e del verde, le depavimentazioni e sui rifugi climatici. Il confronto serve proprio a condividere esperienze e soluzioni».
I grandi eventi sportivi possono essere un’occasione di trasformazione anche per Roma? Tornerete a proporre una candidatura olimpica?
«Gli eventi sportivi sono un motore di crescita economica e di trasformazione urbana. Noi lavoriamo sui grandi appuntamenti, ma con lo stesso impegno sosteniamo lo sport di base: riapriamo centri sportivi, realizziamo aree fitness, riqualifichiamo palestre scolastiche e finanziamo voucher per consentire di fare sport anche a chi non può permetterselo. Stiamo intervenendo sull’impiantistica a tutti i livelli, dai piccoli impianti di quartiere agli stadi: il progetto della Roma è più avanti, ma procediamo anche su quello della Lazio, nella prospettiva degli Europei del 2032. Questo lavoro rafforza anche la possibilità di una candidatura olimpica, che vorremmo perseguire per il 2036 o il 2040».
La proposta politica di Mamdani offre indicazioni anche al centrosinistra italiano?
«Molte delle cose che Mamdani sta facendo si ispirano al modello sociale europeo. Pensiamo agli asili nido pubblici: a New York sono un’innovazione, mentre da noi fanno parte del welfare, così come la sanità pubblica, che naturalmente dobbiamo difendere dai rischi di smantellamento. Nel nostro confronto è emerso questo interesse per l’esperienza europea. Poi c’è un terreno sul quale sta sperimentando soluzioni nuove: il costo della vita. Come possono le città aiutare le persone quando abitare, muoversi e accedere ai servizi diventa sempre più costoso? È un lavoro che seguiamo con interesse e sul quale lo scambio di esperienze è molto utile».
In questo ragionamento rientra anche la cultura?
«Certamente. Abbiamo condiviso l’idea che la cultura sia un bene pubblico e un diritto di cittadinanza. Mamdani ha mostrato molto interesse per OperaCamion: un investimento pubblico che porta gli spettacoli anche a persone che non possono permettersi di andare a teatro. Rendere una città più accessibile significa anche questo: allargare le opportunità, non limitare i diritti ai servizi tradizionalmente considerati essenziali».
Nel centrosinistra restano differenze sul sostegno all’Ucraina. Qual è la sua posizione?
«Un conto è lavorare per la pace, richiamarsi alla nostra Costituzione e contrastare una cultura che mette la guerra e il riarmo al centro della soluzione dei problemi internazionali. Un altro è non sostenere un Paese che si difende da un’aggressione. La posizione che sostengo è quella del Partito Democratico: l’Europa deve svolgere un ruolo più attivo nella ricerca della pace e allo stesso tempo, sostenere il diritto dell’Ucraina a difendersi dall’aggressione militare russa».
Sarebbe disponibile a svolgere un ruolo di federatore del centrosinistra?
«Faccio il sindaco di Roma e, come ho detto molte volte, intendo ricandidarmi per altri cinque anni, per proseguire la trasformazione della città che abbiamo avviato. Naturalmente mi sta a cuore che il centrosinistra si presenti alle prossime elezioni con una proposta forte e credibile e sono fiducioso che ciò accadrà. Ma il punto non è soltanto la leadership: sono soprattutto il programma e la visione del Paese, le risposte ai suoi grandi problemi. Quanto al mio impegno, ho già risposto: voglio continuare a fare il sindaco».
Si aspetta elezioni prima o dopo l’estate?
«Non lo so. Ricordo che lo scioglimento delle Camere è una prerogativa del Presidente della Repubblica».
Che cosa resta, sul piano dei rapporti fra Roma e New York, di questo incontro?
«Una collaborazione che era già cominciata e che esce rafforzata da questi giorni, dallo scambio sulle politiche concrete e anche da una sintonia personale. Affrontiamo problemi comuni, pur con modelli diversi: confrontare le esperienze ci aiuta a trovare risposte per le nostre città».