Nucleare, diverse visioni nel campo largo. Ma prevale il no al ddl del governo: “Solo propaganda”
di Serena RiformatoC’è una scala di sfumature nello scetticismo delle opposizioni alla legge delega del governo che riapre le porte al nucleare in Italia, per la prima volta dalla chiusura delle centrali atomiche dopo il referendum del 1987. Al Senato Pd, Avs e M5S hanno compattamente votato no, mentre Italia viva ha scelto l’astensione. Ma non è tanto questo. Si possono distinguere tre posizioni: chi è contrario all’utilizzo del nucleare, chi non lo sarebbe ma considera il provvedimento una scatola vuota e chi – poche mosche bianche, va detto – ritiene che da qualche parte si debba ricominciare, e tanto vale che sia da qui.
Nella prima categoria ci sono senz’altro Avs e una parte del Pd. Per Annalisa Corrado, responsabile Ambiente della segreteria e ingegnera con un dottorato in Energetica, «se Meloni vuole tenere inchiodato il Paese a un Novecento che non esiste più, mentre sbandiera falsità, è solo perché il suo fallimento totale in campo energetico è sotto gli occhi di tutti». L’eurodeputata, ex co-…
C’è una scala di sfumature nello scetticismo delle opposizioni alla legge delega del governo che riapre le porte al nucleare in Italia, per la prima volta dalla chiusura delle centrali atomiche dopo il referendum del 1987. Al Senato Pd, Avs e M5S hanno compattamente votato no, mentre Italia viva ha scelto l’astensione. Ma non è tanto questo. Si possono distinguere tre posizioni: chi è contrario all’utilizzo del nucleare, chi non lo sarebbe ma considera il provvedimento una scatola vuota e chi – poche mosche bianche, va detto – ritiene che da qualche parte si debba ricominciare, e tanto vale che sia da qui.
Nella prima categoria ci sono senz’altro Avs e una parte del Pd. Per Annalisa Corrado, responsabile Ambiente della segreteria e ingegnera con un dottorato in Energetica, «se Meloni vuole tenere inchiodato il Paese a un Novecento che non esiste più, mentre sbandiera falsità, è solo perché il suo fallimento totale in campo energetico è sotto gli occhi di tutti». L’eurodeputata, ex co-portavoce di Green Italia e responsabile tecnica del Kyoto Club, ritiene che la «legge delega non produrrà un solo kilowattora, ma apre la strada a un percorso lungo, costoso e ancora pieno di incognite».
Dello stesso avviso il leader verde Angelo Bonelli che accusa il governo di portare avanti una «farsa propagandistica» anziché «investire sulle rinnovabili». Tanto più che «l’energia nucleare è costosissima, in Europa sta intorno ai 170 dollari a megawattora, molto di più di quello che paghiamo oggi per il resto». Problema aggiuntivo: «E dove costruiranno i mini-reattori mentre i dirigenti locali di FdI, FI e Lega si oppongono anche al Deposito nazionale delle scorie nucleari nei territori in cui amministrano?». Gli fa eco il capogruppo di Avs al Senato Peppe De Cristoforo: «Peraltro l'Italia non è un Paese dove c'è ricchezza di uranio, come sappiamo. E questo significherebbe creare una nuova dipendenza dall'estero, la stessa dipendenza dall'estero che ci ha creato problemi con il gas».
L’opinione più diffusa, tuttavia, tra una parte dei dem, nel M5S e dentro Italia viva (nonostante questi ultimi si siano astenuti e gli altri abbiano votato contro) è che il tema sia serio e meriti attenzione senza preclusioni, ma la legge delega del governo sia del tutto inconsistente: «L’aspetto più incredibile è che “spaccia” agli italiani una tecnologia che ancora non c’è», commenta il capogruppo M5S al Senato Luca Pirondini. “Tutta la roadmap che parte da questo testo è scritta con l’inchiostro simpatico: il cronoprogramma è inverosimile, le previsioni di spesa campate in aria e i fantomatici Small Modular Reactor una chimera. Altro che sicurezza energetica, per ora vediamo solo una triste messa in scena”. Sulla stessa linea il responsabile economico del Pd Antonio Misiani: «Non ho pregiudizi ideologici sul nucleare ma questa mi sembra una legge con tanto fumo e poco arrosto. Non c’è un vero investimento né una vera programmazione del ritorno del nucleare di Italia». Valutazione al quale Enrico Borghi, senatore di Italia viva, aggiunge due criticità: «Ma veramente crediamo alla teoria ursiana dell'autarchia nuclearista italiana? Ripartiamo da zero, mentre gli altri sono avanti con la tecnologia». L’alternativa? «Bisognerebbe lavorare a una task force europea, intorno al vantaggio che ha la Francia».
Da ultimo, ci sono le mosche bianche. Isolate e silenziose. Una di queste è certamente l’eurodeputato Pd Giorgio Gori, apertamente a favore dell’energia atomica: «Non avrei problemi anche sul ritorno del nucleare nel nostro Paese, so che nel mio partito non tutti la pensano così», diceva a febbraio. Più di recente ha comunque giudicato il testo del governo «una cornice senza contenuti». A sorpresa, il più possibilista tra i dem è Pier Luigi Bersani. In un incontro pubblico a luglio non sbatteva affatto la porta in faccia al disegno di legge di Gilberto Pichetto Fratin: «Facciamo un quadro procedurale e giuridico e poi si vedrà. Mi pare una cosa abbastanza di buon senso».