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Moral suasion sull’ad Eni Descalzi: la mossa di Meloni per avere l’effetto-traino

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Contatti con l’ad del colosso petrolifero L’obiettivo è risparmiare risorse per la legge di bilancio pre-elettorale
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ROMA – Uno sconto, l’ennesimo, prossimo a esaurirsi. Di nuovo, come da cinque mesi a questa parte. La prospettiva di un altro sacrificio da chiedere a casse dello Stato poco generose con chi progetta di recuperare consenso con una manovra elettorale. E poi il dilemma: dissanguarsi ancora con mini ritocchi sul diesel, senza neanche riuscire a contenere la rabbia dei consumatori?

Una strettoia, per Giorgia Meloni. Nasce in un quadro tanto fosco la mossa dell’Eni. Rispetto alla quale ha avuto ovviamente un peso decisivo Palazzo Chigi. Parliamo di un colosso energetico che è anche la più importante società partecipata del Paese, i cui vertici vengono nominati su decisivo impulso del Tesoro.

Priva di leve finanziarie su un bilancio pubblico in bilico, la presidente del Consiglio non può che affidarsi all’arma politica. Tradotto: una decisa moral suasion dell’esecutivo. Il rapporto tra Meloni e Claudio Descalzi, ad dell’Eni, non è un mistero, è rodato. Si incontrano almeno un paio di volte …

ROMA – Uno sconto, l’ennesimo, prossimo a esaurirsi. Di nuovo, come da cinque mesi a questa parte. La prospettiva di un altro sacrificio da chiedere a casse dello Stato poco generose con chi progetta di recuperare consenso con una manovra elettorale. E poi il dilemma: dissanguarsi ancora con mini ritocchi sul diesel, senza neanche riuscire a contenere la rabbia dei consumatori?

Una strettoia, per Giorgia Meloni. Nasce in un quadro tanto fosco la mossa dell’Eni. Rispetto alla quale ha avuto ovviamente un peso decisivo Palazzo Chigi. Parliamo di un colosso energetico che è anche la più importante società partecipata del Paese, i cui vertici vengono nominati su decisivo impulso del Tesoro.

Priva di leve finanziarie su un bilancio pubblico in bilico, la presidente del Consiglio non può che affidarsi all’arma politica. Tradotto: una decisa moral suasion dell’esecutivo. Il rapporto tra Meloni e Claudio Descalzi, ad dell’Eni, non è un mistero, è rodato. Si incontrano almeno un paio di volte al mese, si sentono con maggiore frequenza. Gestiscono dossier delicati per l’Italia nelle regioni più sensibili del globo. Una diplomazia parallela che da decenni si accompagna a quella della Farnesina.

L’operazione resta comunque delicata. Non a caso, da Palazzo Chigi si insiste appunto sul concetto di moral suasion. Si rivendica un ruolo, ma con cautela, trattandosi di una società quotata. La sostanza, comunque, non cambia ed è evidente: con questa novità — uno spot pre-elettorale, secondo l’opposizione — Meloni prende fiato. E immagina — meglio, spera, fortemente spera — che si generi un effetto emulazione nelle principali compagnie concorrenti. In modo da assicurare un mese di parziale tregua ai consumatori, infuriati per un caro benzina senza fine. E senza oneri per lo Stato. Se invece decidessero di non adeguarsi ai parametri Eni, d’altra parte, è facile prevedere per loro una riduzione significativa delle quote di mercato e un contestuale assalto alle stazioni di servizio dell’azienda petrolifera nazionale.

Torniamo alla contabilità, che guida sempre in tempi di crisi: sarebbe scaduto proprio oggi lo sconto di dodici centesimi sul gasolio, rimpiazzata da quello — dimezzato, sei centesimi — per i successivi sette giorni. E poi, un nuovo taglio a carico dello Stato? Come schivare questo pozzo senza fondo è stato per giorni il cruccio di Meloni. Fino all’annuncio di Descalzi.

Se adesso è Eni a calmierare il prezzo di diesel e benzina, Palazzo Chigi può scaricare i costi della misura sul colosso petrolifero. Non a caso, il taglio ricalca fedelmente lo schema dei precedenti interventi dell’esecutivo sulle accise, con un price cap della durata limitata di trenta giorni. Un contropiede che non cancella le difficoltà, visto che il nodo si riproporrà nuovamente il prossimo 28 ottobre. Ma comunque un contropiede da provare a sfruttare con l’opinione pubblica.

Dopo il bollo auto e la misura spot sulla scuola, Meloni intende far passare il messaggio che sono i colossi dell’energia ad ammortizzare gli aumenti. Con la speranza di risparmiare qualche risorsa da spendere nella legge di bilancio. Segno che la presidente del Consiglio immagina elezioni in tempi rapidi. Nonostante sondaggi infausti, o forse proprio per tamponare il calo nel consenso. Dove non arrivano le casse vuote, si tenta di sfruttare l’arma politica. Continuerà così fino alle urne.

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