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Regeni, è scontro su Tajani. “Non può negare ancora le colpe del regime egiziano”

Il ministro degli esteri Antonio Tajani

 (ansa)

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Opposizioni all’attacco. Il ministro: “Sentenza limitata, non indica gli assassini”. Iv e Avs: “Si dimetta”. La Russa: “Faremo di tutto, anche estradizione”
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ROMA – Prova a difendersi Antonio Tajani. Si dice «stupito» per le polemiche. Chiede di «non strumentalizzare» le sue parole. Eppure, finisce ancora per sminuire la decisione storica della Corte d’Assise di Roma che ha condannato in primo grado tre agenti dei servizi segreti egiziani per il sequestro di Giulio Regeni nel gennaio del 2016 al Cairo: «Mi sono limitato a fotografare la sentenza», si giustifica il ministro degli Esteri a margine del Forum Euromediterraneo nella Capitale. «Proprio perché è una sentenza limitata, perché non ci dice chi sono gli assassini di Regeni, noi vogliamo che si faccia piena luce su questo». Considerazioni che non placano – e anzi rinfocolano – l’indignazione delle opposizioni per il commento a freddo del forzista, lunedì, davanti al primo verdetto in un’aula giustizia sulla dolorosa vicenda del ricercatore friulano torturato e ucciso al Cairo: «Non è stato condannato l’Egitto, sono state condannate tre persone».

Una svalutazione insopportabile per le…

ROMA – Prova a difendersi Antonio Tajani. Si dice «stupito» per le polemiche. Chiede di «non strumentalizzare» le sue parole. Eppure, finisce ancora per sminuire la decisione storica della Corte d’Assise di Roma che ha condannato in primo grado tre agenti dei servizi segreti egiziani per il sequestro di Giulio Regeni nel gennaio del 2016 al Cairo: «Mi sono limitato a fotografare la sentenza», si giustifica il ministro degli Esteri a margine del Forum Euromediterraneo nella Capitale. «Proprio perché è una sentenza limitata, perché non ci dice chi sono gli assassini di Regeni, noi vogliamo che si faccia piena luce su questo». Considerazioni che non placano – e anzi rinfocolano – l’indignazione delle opposizioni per il commento a freddo del forzista, lunedì, davanti al primo verdetto in un’aula giustizia sulla dolorosa vicenda del ricercatore friulano torturato e ucciso al Cairo: «Non è stato condannato l’Egitto, sono state condannate tre persone».

Una svalutazione insopportabile per le minoranze: «Tajani ha perso un’altra occasione per tacere ed evitare imbarazzo al Paese», attacca la segretaria Pd Elly Schlein: «Nessuno può più negare la responsabilità del regime di Al Sisi». Anzi, rincara la leader dem, il vicepremier «si risparmi i toni da assoluzione di ufficio». Al contrario, «adesso il compito del governo è far rispettare la sentenza emessa, con un’iniziativa politica e diplomatica forte e determinata, per pretendere dal governo egiziano la consegna dei responsabili alla giustizia e il pagamento all’Italia del risarcimento» stabilito dai giudici.

Pd, M5S, Avs e Italia viva in Senato chiedono che il ministro degli Esteri chiarisca, prima possibile, le proprie dichiarazioni con un’informativa. «Tajani non avrebbe dovuto rassicurare il Cairo» dopo la condanna «ma chiederne conto», commenta in aula il capogruppo del M5S a Palazzo Madama Luca Pirondini. E invece, continua, «non trova il tempo di dire una parola netta sulle conseguenze politiche». Sollecitazione subito raccolta dal titolare della Farnesina con tono di sfida: «Sono andato più di cento volte in Parlamento, quindi non ho mai problemi ad andarci. Non ho paura», garantisce. Convinto di non aver sbagliato niente: «Io non sono cauto. Abbiamo sempre insistito con le autorità egiziane affinché collaborassero», assicura. Pur ribadendo, allo stesso tempo, le ragioni della prudenza: «Con discrezione abbiamo fatto uscire dall’Egitto Patrick Zaky e stiamo lavorando per portare a casa Nessy Guerra e sua figlia». Riferimento alla cittadina italiana di 26 anni originaria di Sanremo, attualmente trattenuta in Egitto dopo una condanna per adulterio.

Giustificazioni insufficienti per le minoranze. «L’ennesima toppa peggiore del buco», dice il co-leader di Avs Nicola Fratoianni, secondo il quale il ministro degli Esteri «dovrebbe soltanto dimettersi». Ma non prima di aver fatto sapere «cosa intende fare l’Italia perché la sentenza sul sequestro di Giulio Regeni sia eseguita». Appello condiviso dal vicepresidente di Iv Davide Faraone: «Tajani palesa per l’ennesima volta la sua inadeguatezza. Deve dimettersi, imbarazza l’Italia nel mondo». Il leader di Italia viva Matteo Renzi sceglie l’ironia: «Ma a Tajani che gli vuoi dire? Quello ormai è un meme, non è un ministro». Riccardo Magi di +Europa nota poi come l’uscita di Tajani rinneghi anche la relazione conclusiva della commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Giulio Regeni, secondo cui «la responsabilità del sequestro, della tortura e dell’uccisione di Giulio Regeni grava direttamente sugli apparati di sicurezza della Repubblica araba d’Egitto, e in particolare su ufficiali della National Security Agency».

All’interno della maggioranza l’imbarazzo sta nei silenzi. Solo Forza Italia difende il proprio segretario: «Accuse incomprensibili», commenta il capogruppo azzurro alla Camera Enrico Costa: «Il ministro Tajani e il governo hanno sempre lavorato, in tutte le sedi opportune, per contribuire all’accertamento della verità, senza mai arretrare di un passo». E tuttavia, da Fratelli d’Italia e Lega nessuno si sforza di dire altrettanto.

Solo Ignazio La Russa, a specifica domanda, concede a Tajani una difesa d’ufficio «più da avvocato che da presidente del Senato». La sentenza, sottolinea, è «in primo grado». Motivo per cui «la tempistica» delle critiche «è sbagliata». Per il presidente di Palazzo Madama, «bisogna leggere le motivazioni» della decisione. Prima, «tutto è sub iudice, e non solo per l’appello».

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