Congresso Lega, l’idea dei ribelli del Nord: “Voto segreto su Salvini”
di Lorenzo De CiccoAttilio Fontana, Matteo Salvini e Luca Zaia
(fotogramma)Spiazzati dall’annuncio del congresso straordinario (e blindatissimo) da parte di Matteo Salvini, i dissidenti del Nord studiano le contromosse. Telefonate in batteria negli ultimi tre giorni, un vertice in video-call in programma a stretto giro di posta, entro la settimana. E un’idea che comincia a circolare con insistenza: durante l’assise del 24 e 25 ottobre a Milano, i ribelli leghisti potrebbero chiedere un clamoroso voto segreto sul segretario. “Se le preferenze venissero espresse nel chiuso di una a dcabina, anziché per alzati mano, il malcontento verrebbe fuori”, confida uno dei nordisti, con la richiesta di anonimato, perché il clima nel Carroccio ormai è da resa dei conti. Non sarebbe un ribaltone, perché il grosso dei 700 delegati è di provata fede salviniana, ma la convinzione è che non ne uscirebbe un plebiscito. Anzi.
Spiazzati dall’annuncio del congresso straordinario (e blindatissimo) da parte di Matteo Salvini, i dissidenti del Nord studiano le contromosse. Telefonate in batteria negli ultimi tre giorni, un vertice in video-call in programma a stretto giro di posta, entro la settimana. E un’idea che comincia a circolare con insistenza: durante l’assise del 24 e 25 ottobre a Milano, i ribelli leghisti potrebbero chiedere un clamoroso voto segreto sul segretario. “Se le preferenze venissero espresse nel chiuso di una a dcabina, anziché per alzati mano, il malcontento verrebbe fuori”, confida uno dei nordisti, con la richiesta di anonimato, perché il clima nel Carroccio ormai è da resa dei conti. Non sarebbe un ribaltone, perché il grosso dei 700 delegati è di provata fede salviniana, ma la convinzione è che non ne uscirebbe un plebiscito. Anzi.
Lo statuto in teoria non lo vieta. Gli articoli 8 e 9, quelli che regolano il congresso federale, non disciplinano in modo specifico le norme delle votazioni. Ma non è detto che l'operazione riesca. Salvini sul punto ancora non si è espresso. Semmai, ieri ha fatto capire di temere l’effetto opposto. I forfait. Da quanto risulta a Repubblica, almeno un governatore ha fatto sapere al segretario che alla convention potrebbe non presentarsi. Ragioni di agenda, formalmente: perché il 26 ottobre è in calendario il festival delle regioni, a cui è atteso anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. E l’evento va preparato. Anche il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo, tra i malpancisti nei confronti della linea sovranista del leader, potrebbe marcare visita: ha già bollato più volte il congresso come una trappola (e una finta). Insomma, una conta falsata dai vecchi delegati, quelli eletti un anno fa, che rendono impossibile candidature alternative. In realtà la parola definitiva, tra i frondisti del Nord, non è ancora stata spesa. Servirà appunto la call dei governatori per chiudere la strategia. Se passasse l’idea del voto segreto, una candidatura all’ultimo potrebbe forse spuntare.
Salvini non sembra comunque crucciato. È convinto di avere messo a segno la mossa del cavallo, dopo un’estate tormentata da polemiche e tentativi di mettere in discussione la sua guida del partito. Uno scenario che, dopo l’annuncio del congresso, appare tramontato. Almeno fino alle Politiche. Ecco perché invita anche i dissidenti a prendere parte al congresso. “Se qualcuno non partecipa sbaglia, perché sarà un momento di proposta, di confronto”, diceva ieri da Cadoneghe, nel Padovano, accanto al sindaco che ha negato la cittadinanza italiana a una residente di origine marocchina. “Il congresso l’ho convocato – rivendica Salvini – senza doverlo fare, se volevo potevo restare segretario per altri tre anni ma mi piace mettermi in gioco. E comunque gli assenti hanno sempre torto”. Luca Zaia? “Non ci sono cose da offrire, lo sento sempre e lui fa parte della squadra”.