✕

Melonellum, scontro finale. Tripla fiducia per blindarlo, tensione sul voto a maggio

(ansa)

Ascolta l'audio

Oggi due test d’aula: deputati precettati. Donzelli: sì alla legge o è crisi. Malan evoca l’election day con le comunali e irrita Meloni. Poi rettifica
2 minuti di lettura

ROMA – Pronti, via. Montecitorio, ore 12. Scattano gli ultimi tre giorni di fuoco per il Melonellum. Il governo, come previsto, ieri ha posto la questione di fiducia su tre dei quattro articoli da approvare prima di arrivare al via libera definitivo. Due verranno esaminati oggi, il resto domani. Appello nominale, a basso tasso di preoccupazione per la maggioranza. A disturbare il sonno del centrodestra è però il voto finale, a scrutinio segreto, in calendario per giovedì mattina.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni vuole che i deputati – e i potenziali “franchi tiratori” – ci arrivino con una certezza e un terrore: se affossano il provvedimento, si va subito alle urne. Concetto ribadito da ultimo anche da Giovanni Donzelli, numero due di via della Scrofa: «Sarebbe una follia immaginare diversamente». Perché la minaccia abbia forza, però, serve allontanare l’ipotesi che la legislatura abbia, in ogni caso, ancora pochi mesi di vita. Per questo la premier è andata su tutte le furi…

ROMA – Pronti, via. Montecitorio, ore 12. Scattano gli ultimi tre giorni di fuoco per il Melonellum. Il governo, come previsto, ieri ha posto la questione di fiducia su tre dei quattro articoli da approvare prima di arrivare al via libera definitivo. Due verranno esaminati oggi, il resto domani. Appello nominale, a basso tasso di preoccupazione per la maggioranza. A disturbare il sonno del centrodestra è però il voto finale, a scrutinio segreto, in calendario per giovedì mattina.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni vuole che i deputati – e i potenziali “franchi tiratori” – ci arrivino con una certezza e un terrore: se affossano il provvedimento, si va subito alle urne. Concetto ribadito da ultimo anche da Giovanni Donzelli, numero due di via della Scrofa: «Sarebbe una follia immaginare diversamente». Perché la minaccia abbia forza, però, serve allontanare l’ipotesi che la legislatura abbia, in ogni caso, ancora pochi mesi di vita. Per questo la premier è andata su tutte le furie quando, ieri, ha saputo che il suo capogruppo al Senato, Lucio Malan, si era spinto a dire ai microfoni di RadioUno che «potrebbe esserci l’esigenza di votare a maggio» per le Politiche «insieme alle Comunali». Con tanto di argomentazione contro le elezioni autunnali: «Il difetto per il voto a settembre è che hai poco tempo per la campagna elettorale, e poi c’è da fare la legge di Bilancio». L’allarme a via della Scrofa è stato immediato. E così pure il rimprovero recapitato dai vertici del partito al presidente dei senatori con un ordine perentorio: ritratta. Ecco quindi dopo un’ora la dichiarazione di ordine inverso consegnata da Malan ai tg: «La legislatura va fino in fondo e cioè fino all’autunno del 2027». Questo il clima nel centrodestra a ridosso dell’ultimo “salto nel buio” del voto segreto. Attenzione massima. E infatti, com’è già avvenuto per le pregiudiziali, tutti i deputati sono stati precettati, compresi ministri e sottosegretari: «Presenza obbligatoria». Il controllo militare dell’assemblea esercitato già giovedì scorso dai colonnelli meloniani – le vedette in piedi dall’ultima fila dell’aula a scrutare i colleghi – farà il resto: pressione psicologica.

Scampoli di scontro, mentre si arriva al giorno clou. Ieri, nell’aula deserta del lunedì, le opposizioni hanno puntato il dito contro la tripla fiducia annunciata dal ministro dei Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. «Una scelta indegna», per il dem Federico Fornaro: «Mettete la fiducia perché avete paura della tenuta della vostra maggioranza». Concorda la collega M5s Enrica Alifano: «Mettete in soffitta la democrazia parlamentare». Il leader di +Europa Riccardo Magi, intanto, al sesto giorno di sciopero della fame, ha scritto al capo dello Stato per spiegare le ragioni della sua protesta contro «una legge antidemocratica, che fa diventare una minoranza nel Paese maggioranza nelle Camere».

La verità è che anche le opposizioni guardano già al capitolo successivo: «La battaglia non si conclude con il voto in Parlamento», avverte il senatore Pd Dario Parrini. Lunedì 12 ottobre, alla Camera, i rappresentanti di Pd, Avs, M5s, IV e +Europa annunceranno i ricorsi in preparazione contro il Melonellum, al fianco dei giuristi che ci stanno lavorando. Tra gli altri Enrico Grosso, ex presidente del comitato del No al referendum sulla giustizia. «Stiamo scrivendo una bozza che verrà messa a disposizione di tutti gli avvocati della nostra rete». Quindici giorni dopo la pubblicazione della legge in Gazzetta ufficiale, i ricorsi verranno depositati nei tribunali distrettuali. Saranno poi i giudici a sollevare le questioni di costituzionalità alla Consulta. Mentre la mobilitazione passerà dalle città. Il 20 ottobre, i costituzionalisti coordinati da Roberto Zaccaria saranno alla Pergola di Firenze. È invitato il direttore Stefano Massini.

Leggi i commenti