ROMA – A dieci giorni dal congresso straordinario, per la Lega è l’ora dei veleni e delle scorrerie, prima della resa dei conti. Dopo la discesa in campo (a sorpresa) di Massimo Garavaglia, Matteo Salvini in pubblico non fa mostra di crucci o preoccupazioni. Anzi, il contrario: «Bene, più gente c’è che porta proposte costruttive meglio è, l’ho convocato apposta il congresso», dice da Bologna l’ex segretario a caccia di riconferma al congresso del 24 e 25 ottobre.
In realtà, i fedelissimi del vicepremier sono attivi per sminare qualsiasi trappola. E ridurre al minimo i rischi. Il leader uscente evita di parlare del voto segreto. Conferma solo quanto anticipato da Repubblica due settimane fa, che ci sarà un nuovo simbolo per il Carroccio. «Spiegherà ben chiaro chi siamo, chi saremo e dove vogliamo andare. Dovete aver pazienza 10 giorni».
Intanto, tra le Camere e i territori, si consuma la sfida. Garavaglia, da regolamento, deve raccogliere almeno 80 firme, da 4 regioni diverse, su circ…
ROMA – A dieci giorni dal congresso straordinario, per la Lega è l’ora dei veleni e delle scorrerie, prima della resa dei conti. Dopo la discesa in campo (a sorpresa) di Massimo Garavaglia, Matteo Salvini in pubblico non fa mostra di crucci o preoccupazioni. Anzi, il contrario: «Bene, più gente c’è che porta proposte costruttive meglio è, l’ho convocato apposta il congresso», dice da Bologna l’ex segretario a caccia di riconferma al congresso del 24 e 25 ottobre.
In realtà, i fedelissimi del vicepremier sono attivi per sminare qualsiasi trappola. E ridurre al minimo i rischi. Il leader uscente evita di parlare del voto segreto. Conferma solo quanto anticipato da Repubblica due settimane fa, che ci sarà un nuovo simbolo per il Carroccio. «Spiegherà ben chiaro chi siamo, chi saremo e dove vogliamo andare. Dovete aver pazienza 10 giorni».
Intanto, tra le Camere e i territori, si consuma la sfida. Garavaglia, da regolamento, deve raccogliere almeno 80 firme, da 4 regioni diverse, su circa 700 delegati. Non sono molte, ma tutta la platea congressuale è composta da militanti e dirigenti che solo un anno e mezzo fa, alle assise di Firenze, hanno acclamato il rinnovo del mandato del ministro dei Trasporti. Sono, in teoria, salviniani di ferro. I colonnelli del vicepremier, sottotraccia, stanno raccogliendo le firme a sostegno del leader. E scoraggiano le sottoscrizioni per lo sfidante. Con una postilla, che raccontano alcuni parlamentari e consiglieri regionali avvicinati in queste ore: chi sostiene Garavaglia, rischia il posto alle prossime elezioni. I più attivi sarebbero Andrea Crippa e Luca Toccalini, i pretoriani di Salvini, entrambi ben radicati in Lombardia, che in teoria è la terra dello scontento, visto che il segretario regionale, Massimiliano Romeo, è l’uomo che ha più criticato il segretario uscente in questi mesi. Pure su questo Salvini svicola, anche sul Veneto: «Non so cosa decideranno i delegati lì, chiedete a loro».
Su Garavaglia intanto si concentrano i veleni dei salviniani di ferro. Sostengono che abbia «boicottato da tempo le proposte della Lega». Un esempio: la pdl per il diritto al conto corrente, storica battaglia di Armando Siri, capo dei dipartimenti del Carroccio, approvata all’unanimità alla Camera e parcheggiata da quattro mesi in commissione Finanze del Senato, quella presieduta dall’ex ministro del Turismo. Una pdl che lo stesso vicepremier ha caldeggiato, in privato. Altra accusa: «Si è candidato al congresso perché in Parlamento non sarà ricandidato». In questo clima di biasimi e rancori, c’è persino chi, nella cerchia del leader, sospetta che abbia avuto un ruolo Giancarlo Giorgetti, a cui Garavaglia è sempre stato vicino. La critica suona così: «Non poteva non sapere».
Garavaglia evita di replicare in pubblico. In Senato non si fa vedere. Lavora alla sua mozione, che potrebbe ripescare il progetto sponsorizzato per primo da Luca Zaia, di una Lega Nord e una Lega del Centro-Sud. Ma i salviniani stanno giocando d’anticipo. Preparano una mozione nordista. La sta già facendo firmare, per esempio ai consiglieri del Pirellone in Lombardia, il capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari. Il testo affronta autonomia e questioni economiche legate ai territori.
Cosa rischia in concreto Salvini? Decisamente improbabile che perda la conta, ma nel voto segreto potrebbe emergere un malcontento più diffuso di quello che vorrebbe. Non a caso proprio Zaia, in una visita riservata di tre giorni fa insieme a Giorgetti per caldeggiare le istanze del Nord, l’aveva avvertito: «Meglio un congresso programmatico. O rischi di farti male».