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La Lega verso la resa dei conti, al Senato firme contro Romeo

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I “ribelli” nel mirino: dopo il congresso i fedelissimi di Salvini a Palazzo Madama pronti a silurare il capogruppo. Comunali a Milano, La Russa: il nome a novembre
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Lo scontro adesso ruota attorno alle firme. Non solo a quelle necessarie per presentare la candidatura di Massimo Garavaglia al congresso della Lega in programma il prossimo fine settimana, ma anche attorno a quelle, già pronte, per far fuori Massimiliano Romeo dal ruolo di capogruppo in Senato.

Le due sottoscrizioni sono legate a stretto filo. Lo stato maggiore leghista non si aspettava che qualcuno potesse sfidare Salvini il 24 e 25 ottobre e si vocifera anche di un ostruzionismo messo in atto per impedire che il fronte del Nord raccolga le firme necessarie per depositare la candidatura del presidente della commissione Finanze ed ex assessore lombardo al Bilancio. Nonché uomo molto vicino al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Con questi presupposti la resa dei conti arriverà subito dopo il congresso.

A quel punto, Salvini ha tutta l’intenzione di cucinarsi il capogruppo a Palazzo Madama, reo di «insubordinazione». E magari, ciliegina sulla torta per stravincere, commissari…

Lo scontro adesso ruota attorno alle firme. Non solo a quelle necessarie per presentare la candidatura di Massimo Garavaglia al congresso della Lega in programma il prossimo fine settimana, ma anche attorno a quelle, già pronte, per far fuori Massimiliano Romeo dal ruolo di capogruppo in Senato.

Le due sottoscrizioni sono legate a stretto filo. Lo stato maggiore leghista non si aspettava che qualcuno potesse sfidare Salvini il 24 e 25 ottobre e si vocifera anche di un ostruzionismo messo in atto per impedire che il fronte del Nord raccolga le firme necessarie per depositare la candidatura del presidente della commissione Finanze ed ex assessore lombardo al Bilancio. Nonché uomo molto vicino al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Con questi presupposti la resa dei conti arriverà subito dopo il congresso.

A quel punto, Salvini ha tutta l’intenzione di cucinarsi il capogruppo a Palazzo Madama, reo di «insubordinazione». E magari, ciliegina sulla torta per stravincere, commissariare il partito in Lombardia, togliendogli la leadership nella regione più importante del Carroccio. D’altronde i più attivi nel chiedere al segretario una ristrutturazione radicale del partito, creando una Lega del Nord e una del Sud, sono proprio i lombardi e Garavaglia e Romeo sono tra questi.

Romeo è concentrato nella raccolta firme in vista del congresso, sa di essere sulla graticola ma non perde di vista l’obiettivo, ovvero arrivare alla conta interna con voto segreto.

E così, tra i corridoi del Senato i fedelissimi del Capitano assicurano che la decapitazione del ribelle – politica, si intende - è pronta. A Salvini resta solo da capire se poi forzare la mano anche per il partito lombardo, ruolo chiave in vista delle prossime Politiche e poi l’anno dopo per le regionali. Quindi potrebbe toccare a Romeo pagare il prezzo più alto.

Tutto questo è il risultato anche di una caldissima estate leghista che ha visto la coppia formata da Romeo e dal presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana provare a cambiare gli equilibri interni al partito, di fatto chiedendo a Salvini un passo indietro dalla guida. Iniziative pubbliche (partecipatissime), interviste, un libro (per Romeo, dal titolo Fare la Lega), e al contempo il dialogo costante con Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e Maurizio Fugatti. I quali alla fine, però, non si sono mai esposti pubblicamente, lasciando i due da soli. L’assalto metaforico al quartier generale di via Bellerio è dunque fallito, anche perché a quel punto è arrivata la mossa a sorpresa di Salvini, dal palco di Pontida: indire il congresso straordinario, con gli stessi delegati di quello dello scorso anno a Firenze. Il risultato dunque sarebbe già scritto.

Come conferma l’europarlamentare della Lega, Silvia Sardone, che immagina il congresso «come un momento di rilancio ulteriore, dove Salvini sarà ovviamente riconfermato segretario federale e da lì in poi ancora più carichi per le amministrative, le politiche e subito dopo le regionali». Quanto alle polemiche «quello sarà il luogo per discutere. Se qualcuno avrà da dire qualcosa potrà dirlo».

Il suo nome circola tra quelli papabili come candidata sindaco di Milano. La decisione è comunque rinviata a dopo il congresso della Lega, dal momento che Salvini preferisce consolidarsi nuovamente alla guida del partito. «I tempi sono vicini. Io penso che i primi giorni di novembre sono quelli giusti», secondo il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che nei giorni scorsi non aveva escluso le primarie per scegliere il candidato della città lombarda. Al momento Lega, Forza Italia e FdI non hanno ancora trovato un accordo. Anche il Carroccio è aperto alle primarie, mentre il leader nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, sostiene la candidatura di Matteo Perego, sottosegretario alla Difesa. Un difficile rompicapo che va avanti da mesi.

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