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Garavaglia: “C’è spazio nella Lega: uniti al voto, poi nuovo congresso”

Massimo Garavaglia

 

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Lo sfidante per la segreteria: “Mi mancano poche firme, candidatura di testimonianza Interpreto il fronte Nord. Giorgetti pensa ad altro. Meno statalisti, più attenti ai diritti”
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Il senatore Massimo Garavaglia sfiderà Matteo Salvini al congresso della Lega, fissato a Milano nel weekend. Una sfida in salita, «una maratona», dice.

A che punto è la raccolta delle firme? Ha raggiunto le 80 necessarie per candidarsi?

«Tra morti e feriti ci arriviamo. Ne mancano 3-4».

Qual è il clima nel partito? Si è parlato di minacce velate nei confronti di chi firma per lei.

«Anche a me sono arrivate delle voci un po’ particolari. Può essere che qualche dirigente abbia voluto essere più realista del re, ecco».

Come è nata la sua candidatura?

«A un certo punto vedevo una situazione di stallo. Però, parlando con una marea di persone, parlamentari, consiglieri regionali e militanti, sentivo questa voglia di dire la propria. Ho pensato: se non lo vuole fare nessuno, lo faccio io».

Come ha vissuto questa estate di fibrillazioni guidate da Fontana e Romeo?

«C’è un sentimento diffuso, una voglia di dare una mano per allargare la platea. Basta andare a fare la spesa al supermercato, ti …

Il senatore Massimo Garavaglia sfiderà Matteo Salvini al congresso della Lega, fissato a Milano nel weekend. Una sfida in salita, «una maratona», dice.

A che punto è la raccolta delle firme? Ha raggiunto le 80 necessarie per candidarsi?

«Tra morti e feriti ci arriviamo. Ne mancano 3-4».

Qual è il clima nel partito? Si è parlato di minacce velate nei confronti di chi firma per lei.

«Anche a me sono arrivate delle voci un po’ particolari. Può essere che qualche dirigente abbia voluto essere più realista del re, ecco».

Come è nata la sua candidatura?

«A un certo punto vedevo una situazione di stallo. Però, parlando con una marea di persone, parlamentari, consiglieri regionali e militanti, sentivo questa voglia di dire la propria. Ho pensato: se non lo vuole fare nessuno, lo faccio io».

Come ha vissuto questa estate di fibrillazioni guidate da Fontana e Romeo?

«C’è un sentimento diffuso, una voglia di dare una mano per allargare la platea. Basta andare a fare la spesa al supermercato, ti dicono tutti la stessa cosa».

Se diventasse segretario, che impronta le darebbe alla Lega?

«Moderna, però senza dimenticare le radici, come da tradizione. Ricordiamoci che la storia del fax da Bruxelles che ci fa fare la legge di bilancio Bossi la raccontava già all’inizio degli anni Novanta. Il problema della Lega, semmai, è che spesso è stata troppo avanti. Gianfranco Miglio vedeva nel federalismo l’unico contrappeso allo strapotere delle tecnocrazie. Dopodiché bisogna ovviamente aggiornare alcuni messaggi: maggiore attenzione ai giovani, alle tematiche dei diritti, così come a un ragionamento condiviso sulle cure palliative. Su questo la Cei ha posizioni molto serie. Un ascolto su questi temi non sarebbe male».

Salvini guida la Lega da molto. Che cosa pensa abbia sbagliato, specie nell’ultimo periodo?

«Un insieme di fattori, forse la sovraesposizione non lo ha aiutato. Anche perché si imputano a Salvini un sacco di colpe che poi lui neanche ha. Una condivisione di oneri e onori lo avrebbe aiutato».

Una delle accuse, più o meno velate, che vengono rivolte a Salvini è quella di subire troppo l’influenza della famiglia Verdini.

«Bisognerebbe declinare in cosa esattamente. Secondo me c’è bisogno di riallacciare il contatto con la gente. Dopo questa mia sortita ho ricevuto centinaia di messaggi, ma soprattutto tantissimi da ex votanti, che mi dicono: dai, dai che torniamo. Lo spazio c’è».

Nel partito sa già chi la sostiene? C’è ovviamente Romeo, ma ci sarebbero anche Zaia, Fedriga e quello che viene definito il fronte nordista.

«È ovvio che interpreto questo fronte, non è che ci siano piattaforme differenti. Anche un posizionamento più forte su politiche economiche di stampo liberale aiuterebbe. A volte abbiamo avuto qualche sbandamento statalista, che il nostro elettorato, fatto di lavoratori e di piccole e medie imprese, non sempre ha gradito».

E Giorgetti? Siete molto vicini, molto legati. Ha avuto un ruolo nella sua candidatura?

«Non voglio metterlo in difficoltà, ha ben altro a cui pensare».

Si parla della possibilità che Romeo venga rimosso dal ruolo di capogruppo al Senato o da quello di segretario della Lega Lombarda. Lei cosa ne penserebbe?

«La mia candidatura è per unire, non per dividere. Quindi atti forti fanno solo male alla Lega».

Il congresso, con i delegati già scelti per Firenze, sembra blindato. La sua è una candidatura è soprattutto di bandiera, di posizionamento politico?

«È sicuramente una candidatura di testimonianza e politica. Non mi pongo il tema del risultato, ma che si discuta serenamente e anche, se vogliamo, gioiosamente».

E poi?

«Arriviamo uniti alle Politiche. Dopo, magari, semplifico, facciamo un altro congresso con i militanti».

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