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Salvini para i colpi e manda avanti i suoi: “Cercano poltrone”

Il vicepremier ascolta in silenzio gli interventi e si prepara a chiedere da oggi a tutti i dirigenti “un maggiore impegno”
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MILANO – Matteo Salvini se n’è stato tutto il tempo seduto in prima fila, con accanto Giancarlo Giorgetti, ad ascoltarsi ogni intervento (almeno, da quel che si è capito guardando la diretta su di uno schermo, i giornalisti infatti sono rimasti confinati a debita distanza dalla platea): il copione del primo giorno ha funzionato alla perfezione, e il fatto che lo conoscesse solo lui di sicuro ha aiutato parecchio. C’era chi poi è intervenuto che, a congresso già cominciato, neanche sapeva la scaletta della giornata, se avrebbe potuto parlare o meno. E quindi è andata in scena da una parte la prova di forza, con interventi durissimi contro chi si è macchiato di lesa maestà; e dall’altra, la concessione statutaria di una segreteria politica, fatta votare all’unanimità e per acclamazione ai delegati, anch’essi praticamente ignari fino a poco prima della novità esposta da Roberto Calderoli e voluta proprio dal segretario federale uscente («è il primo che mi ha chiesto di lavorarci», spiega…

MILANO – Matteo Salvini se n’è stato tutto il tempo seduto in prima fila, con accanto Giancarlo Giorgetti, ad ascoltarsi ogni intervento (almeno, da quel che si è capito guardando la diretta su di uno schermo, i giornalisti infatti sono rimasti confinati a debita distanza dalla platea): il copione del primo giorno ha funzionato alla perfezione, e il fatto che lo conoscesse solo lui di sicuro ha aiutato parecchio. C’era chi poi è intervenuto che, a congresso già cominciato, neanche sapeva la scaletta della giornata, se avrebbe potuto parlare o meno. E quindi è andata in scena da una parte la prova di forza, con interventi durissimi contro chi si è macchiato di lesa maestà; e dall’altra, la concessione statutaria di una segreteria politica, fatta votare all’unanimità e per acclamazione ai delegati, anch’essi praticamente ignari fino a poco prima della novità esposta da Roberto Calderoli e voluta proprio dal segretario federale uscente («è il primo che mi ha chiesto di lavorarci», spiega dal palco il ministro).

La democrazia in salsa leghista è un po’ così, tendenza orbaniana. Gli emendamenti, anche quelli, tutti passati all’unanimità, sempre per alzata di mano. Al reprobo Massimiliano Romeo è stato destinato il trattamento del (quasi) tutti contro uno, e del resto quand s’è disgraziaa gh’è di nemîs si diceva in dialetto milanese, «quando si cade in disgrazia, ci sono nemici». Prima Marco Dreosto, poi Andrea Crippa, il vicesegretario che venne tolto per far posto a Roberto Vannacci, infine Claudio Durigon, in una sorta di processo alla vittima sacrificale, ormai messa all’angolo con l’accusa infamante e sempiterna, di fronte a ogni dissenso, di essere semplicemente in cerca di un posto in lista.

Salvini, che a favore di fotografo di partito si era fatto immortalare sorridente mentre salutava l’avversario Massimo Garavaglia poco prima, assiste impassibile, niente applausi, ma il risultato del primo giorno suona come avvertimento per oggi: chi attacca il quartier generale prende la scossa. Per il congresso straordinario che era stato convocato a sorpresa a Pontida, prendendo contropiede gli oppositori interni ma anche i sostenitori meno stretti nella cerchia dei fedelissimi, Salvini non ha neanche condiviso un documento programmatico sul futuro della Lega, come invece fatto da Garavaglia. Ma sono dettagli: nel “Capitano” o ci si crede senza fare domande oppure no. Quindi oggi ci sarà il suo discorso, riceverà un altro mandato pieno, bisogna vedere se con il 70 o l’80 per cento dei sì dei 706 delegati, e avanti così fino alle Politiche. Verrà presentato il nuovo simbolo senza la scritta “Salvini premier”, anche perché con il Melonellum sarebbe una scritta schizofrenica.

Ai big del partito, da domani in avanti, il vicepresidente del Consiglio chiederà di mettersi a disposizione per raccogliere le preferenze. L’antipasto è arrivato con le parole di Durigon rivolte a Luca Zaia («non potrà esimersi», in riferimento al suo possibile ingresso in segreteria come vice), e anche le eurodeputate che vanno forte in tv e sui social dovranno dare una mano per la lista del Carroccio. E regalare una nuova vita allo stesso Salvini, capo indiscusso dal 2013.

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