La nuova segreteria della Lega è un tetris sempre più scombinato. Tanto che il Consiglio federale che dovrebbe designare la squadra che affiancherà Matteo Salvini verso le Politiche, dopo il congresso straordinario del 25 ottobre, slitta alla prossima settimana. Nella cerchia del capo leghista è ripartito, forte, il pressing per silurare il capogruppo al Senato, Massimiliano Romeo, tra i promotori della candidatura dello sfidante “nordista” Massimo Garavaglia, insieme al governatore lombardo Attilio Fontana. L’idea, discussa in queste ore con il leader, è di portare la questione direttamente nel federale, per protocollare la richiesta di “discontinuità” ai vertici del gruppo a Palazzo Madama. Romeo ha dalla sua una minoranza di 4-5 senatori su 29, dunque le sue chance di resistere sono poche. Ma questo passo indietro, più “spintaneo” che spontaneo, complica proprio il varo della nuova segreteria. Salvini ha offerto pubblicamente uno dei nove posti a Garavaglia. Il quale però non ha in…
La nuova segreteria della Lega è un tetris sempre più scombinato. Tanto che il Consiglio federale che dovrebbe designare la squadra che affiancherà Matteo Salvini verso le Politiche, dopo il congresso straordinario del 25 ottobre, slitta alla prossima settimana. Nella cerchia del capo leghista è ripartito, forte, il pressing per silurare il capogruppo al Senato, Massimiliano Romeo, tra i promotori della candidatura dello sfidante “nordista” Massimo Garavaglia, insieme al governatore lombardo Attilio Fontana. L’idea, discussa in queste ore con il leader, è di portare la questione direttamente nel federale, per protocollare la richiesta di “discontinuità” ai vertici del gruppo a Palazzo Madama. Romeo ha dalla sua una minoranza di 4-5 senatori su 29, dunque le sue chance di resistere sono poche. Ma questo passo indietro, più “spintaneo” che spontaneo, complica proprio il varo della nuova segreteria. Salvini ha offerto pubblicamente uno dei nove posti a Garavaglia. Il quale però non ha intenzione di vidimare la rimozione di Romeo. Tanto da far filtrare l’intenzione di rinunciare alla nomina, se il vicepremier tirerà dritto.
I ribelli ora provano a riattrezzarsi. Pare archiviata l’idea di far nascere “l’associazione del Nord”, cara più a Fontana che a Luca Zaia e Massimiliano Fedriga. Ma il dissenso degli ultimi mesi non è destinato a evaporare, anzi è in arrivo una specie di secondo tempo del congresso. Tra l’8 e il 22 novembre sono attesi tre congressi provinciali del partito, dove la maggioranza salviniana rischia di perdere 3 a 0, nei luoghi che più contano per la sua storia e il suo radicamento. A partire dal primo appuntamento, in un territorio simbolo come Varese, nella cui provincia tutto nacque con Umberto Bossi e Bobo Maroni. In corsa ci sono l’uscente Andrea Cassani, tra coloro che hanno firmato per la candidatura di Garavaglia al congresso di Milano e in rappresentanza dei nordisti, e il sindaco di Casciago, Mirko Reto. La base è composta da quasi 600 militanti, numeri che pesano in tempi di partiti ridotti a scatole vuote, e ad Albizzate ci sarà anche Romeo. Cassani ha il pieno appoggio anche di Fontana, va detto che neanche Reto è un salviniano doc, ma il suo nome coagulerà i fedelissimi del “Capitano”. A Bergamo, si ricandida ancora una volta Fabrizio Sala, sindaco di Telgate, anche lui vicino alla triade Romeo-Fontana-Garavaglia. I salviniani non hanno un nome da contrapporgli. Ci stanno lavorando la deputata Rebecca Frassini (che è anche compagna di Riccardo Molinari, capogruppo alla Camera) e il consigliere regionale Giovanni Malanchini, si parla del sindaco di Dalmine Francesco Bramani, ma la sostanza è che anche lì la maggioranza legata al segretario federale è in ambasce. Stesso discorso a Brescia, dove Roberta Sisti cerca un nuovo mandato: anche lei, con Cassani, Sala e il segretario di Monza Fabio Ghezzi (altra provincia di peso nel Carroccio) era tra i firmatari per Garavaglia.
Salvini intanto segue da vicino altri dossier. Il primo è l’autonomia: questa settimana nell’aula della Camera, proprio su pressione del Carroccio, è in programma un voto-blitz per fissare il via libera alle intese con 4 regioni (Lombardia, Veneto, Liguria e Piemonte) entro il 27 gennaio, in modo che il Senato possa licenziarle definitivamente entro il probabile voto anticipato di maggio-giugno. FdI è d’accordo, ma intanto manda segnali sia agli alleati che a Roberto Vannacci: sabato tutto lo stato maggiore del partito, da Arianna Meloni in giù, ha organizzato una manifestazione in Friuli, a Monfalcone, per un convegno sulle norme anti-burqa. Sbuffi di malumore dai salviniani, che la ritengono un’invasione di campo. Ma stavolta devono ingoiare il rospo.